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Eroica Fenice

Riflessioni culturali

Albero del Bene e del Male (il punto di vista di un alieno) | Riflessioni

L‘Albero del Bene e del Male nelle riflessioni di un alieno. L’Albero della Conoscenza del Bene e del Male del libro della Genesi rappresenta la Conoscenza Universale riservata a Dio. Nell’Eden si distinguono due alberi: l’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Il primo dona l’immortalità e il secondo viene posto da Dio per dare l’opportunità ad Adamo ed Eva di scegliere se obbedirgli o meno, dal momento in cui dice loro di non mangiare il suo frutto. Per essere davvero liberi, Adamo ed Eva devono fare una scelta. Questo racconto è alla base della vera natura della realtà, che è fatta di infinite possibilità. Tutto ciò che vediamo dipende da una coscienza in grado di concettualizzare. L’Albero della Conoscenza del Bene e del Male spiegato da un alieno  Aspetto vagamente umano, nessuna sporgenza in mezzo al volto, testa abnorme, orecchie a punta e pelle blu; vengo dallo spazio. Sono stordito dal tripudio di colori e forme di questo pianeta. Ho alle mie spalle scogliere di velluto verde e fiumi scintillanti, mentre osservo le cime delle montagne raschiare il cielo. Il tramonto è una cosa bella. Per qualche istante si fermano gli ingranaggi della Terra e i pensieri volano via insieme ai gabbiani. Sorrido nel seguire la discesa sfavillante del Sole verso la fine della sua corsa. Mi ricorda gli umani. Il mondo è una cosa bella. È che piove poco e i laghi si seccano. Un virus aggressivo invade la Terra e la distrugge di giorno in giorno. Lo chiamano “male”. Ho visto gli uomini ricoprirsi di stoffa per la vergogna di mostrare il proprio corpo. Li ho visti prendersi gioco dell’amore. Li ho visti litigare, perché non hanno tutti lo stesso colore della pelle. Li ho visti farsi la guerra per portare la pace. Ho visto truffe. Ingiustizie. Lucchetti. Grate. Prigioni. Una volta, degli esseri umani si presentarono a me come “cristiani” e mi raccontarono di un Dio e due alberi, l’Albero del Bene e del Male e l’Albero della Vita. C’erano anche un serpente e una coppia, Adamo ed Eva. Mi dissero che si trattava della “storia del peccato originale”. Dio il Signore ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai». (Genesi 2:16-17) La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s’accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. (Genesi 3:6-7) Adamo ed Eva scelsero di disobbedire a Dio e, da quel momento in poi, il male afflisse il mondo. Mi allontanai dai cristiani e colsi un’arancia. Aveva un colore caldo e intenso, la forma sferica e la buccia ruvida. L’assaggiai, […]

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Teatro

Franco Califano al Tram, “Io francamente” di Ivano Bruner

Ieri sera, al TRAM, è stato inscenato “Io, francamente”, uno spettacolo su Franco Califano scritto e diretto da Ivano Bruner con Ivano Bruner e Anna De Dominicis, con la collaborazione di Eduardo De Dominicis e Anna De Dominicis. “Io, francamente” inaugura il tris di spettacoli che il Tram dedica, in questa stagione teatrale, al mondo della musica. Triade completata da “Lontano lontano” (dal 18 al 20 gennaio 2019), incentrato sulla vita di Luigi Tenco, e “Break on Trough” (dal 29 al 31 marzo 2019), che tratta la storia di Jim Morrison. Il racconto biografico del “Califfo” diventa pretesto per parlare di quest’artista dall’aria da conquistatore e la penna di chi sa andare in profondità a cogliere sentimenti universali e occasione per commemorare i suoi compromessi con un mondo difficile. Una vita costellata dal sesso, dagli eccessi, dalla disillusione e dal cinismo, che conosce alti e bassi e che diviene la poetica esistenziale di tutta la sua produzione artistica,  in cui l’amore viene sempre preso a calci dalla realtà. Un’esistenza che lui accetta, evitando qualunque scelta previdente di vita possa farlo sentire prigioniero. Franco Califano è stato un cantautore consacrato alla libertà più assoluta. “Io, francamente”, la vita bizzarra e controcorrente di Franco Califano al Tram Sabato sera, 8 dicembre. A Port’Alba, l’odore dei libri antichi, moderni e scolastici delle sue bancarelle diurne si dissolve in quello di una rosa putrefatta, fino a divenire aria fredda e pungente che ti entra nelle ossa. Ha l’aroma rancido della solitudine, della stanchezza e della miseria. La fragranza inconfondibile della tristezza. Il teatro Tram di via Port’Alba porta sul palco la vita di un uomo che aveva una chitarra per amica e con voce malandata cantava e suonava la sua libertà: il grandissimo talento, poeta del romanticismo romanesco, Franco Califano. L’uomo che è stato insignito della laurea honoris causa in Filosofia da parte dell’Università di New York per la vita vissuta, per aver scritto una delle più belle pagine della Canzone Italiana, facendo vincere la pratica sulla teoria. Una personalità oscura e splendente, dalla sensibilità straordinaria. Un artista scomodo affamato di vita, che ha vissuto senza mai lasciare spazio all’ipocrisia. Un poeta maledetto, che ha musicato il suo pensiero ed è stato capace di parlare con grande schiettezza dell’illusione romantica che l’ha spinto a cercare il vero amore e della disillusione per non averlo trovato mai. Un seduttore seriale di donne che ha vantato di averne avute per sé millecinquecento circa. Un concentrato d’irrequietezza e mediocrità, brutalmente autentico, che prende coscienza della sua profonda solitudine, causa della smaniosa ricerca di un’assoluta libertà. Raccontare in poche righe quest’uomo di successo, bello come pochi, vulcanico e sensibile e alla continua ricerca solitaria della passione sarebbe pura follia, ma Ivano Bruner è riuscito a restituirci l’intero universo di quest’artista militante, perennemente sull’orlo del precipizio, sempre a testa alta, in meno di un paio d’ore. Ambientazione scarna  e qualche luce soffusa. Rossetto rosso sulle labbra. Voce rauca e profonda. Linguaggio diretto e tagliente. Borotalco sul viso. Bruner si fa saltimbanco tra […]

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Cinema & Serie tv

Top serie tv, 10 tra le più viste e le imperdibili

Top serie tv, la difficoltà della scelta Non penso esista un modo assolutamente oggettivo per decidere quali serie inserire in una lista dal titolo Top serie tv, ma di seguito provo a citarne solamente alcune tra quelle che hanno lasciato un segno nella storia della serialità televisiva. Divertenti, drammatiche, romantiche, avventurose, folli, demenziali, le serie tv sono come la vita. Impossibile stabilire quali siano le migliori. Ognuna è un universo a sè, così come lo sono i libri (con i quali hanno molto in comune). Top serie tv, alcune tra le più viste di sempre e le proposte Iniziamo col rendere grazie alle serie tv. Le serie tv ci hanno strappato al palinsesto della televisione, ai suoi insulsi programmi d’intrattenimento e al vecchiume che non riesce più a stare al passo coi tempi, francamente. Ci sono serie tv che ci hanno trasformato letteralmente in bradipi da materasso per le emozioni che sono state capaci di regalarci. Ci sono personaggi e modi di fare che abbiamo davvero amato, ci hanno fatto sognare e ci sono entrati nel cuore. Grazie a ognuno di loro. BREAKING BAD La lista Top serie tv non può non iniziare con Lei. Mi si gonfiano gli occhi di lacrime solo a scriverne. Il primo incontro con Walter White, quell’uomo in mutande in mezzo al deserto, tremendamente umano e contraddittorio, non si dimentica mai. Breaking Bad racconta l’epopea di uno dei personaggi televisivi più amati di sempre. Vince Gilligan ha consegnato alla storia un prodotto monumentale, raro e pluripremiato, caratterizzato da cinque stagioni. Cinque capolavori. DEATH NOTE Pietra miliare dell’animazione giapponese. Chi non conosce il quaderno della morte? Difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare della storia, del tutto atipica e sorprendente, di Light Yagami, il cinico liceale disgustato dall’ingiustizia che lo circonda. Death Note è un manga assolutamente coinvolgente, nato dalla penna di Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata sul grande schermo. Quest’accattivante opera d’arte è tutta attraversata dal bene e dal male, che si intrecciano eternamente, ed è pregno di tematiche morali di grande spessore. BLACK MIRROR Una serie fondata su una commistione di generi diversi, creata dalla mente geniale di Charlie Brooker, che tratta mirabilmente gli effetti collaterali della tecnologia moderna sull’essere umano. Ci trascina in un mondo abitato da persone comuni maledettamente sole e circondate da schermi neri, se spenti, ma dal potere terribilmente inquietante, se accesi. Ogni episodio è vagamente collegato dal tema comune della digitalizzazione della coscienza. Black Mirror è una serie del tutto sconvolgente, brillante e insolita. LOST Lost è stata la prima serie scaricata in massa in tutto il mondo e non poteva non essere inserita nella lista Top serie tv. Difficile non affezionarsi ai sopravvissuti del volo 815 della “Oceanic Airlines”. Un’incredibile introspezione psicologica caratterizza tutti i personaggi di questa fantastica serie e l’isola stessa, alla quale approdano i superstiti, si fa personaggio. Stiamo parlando di un immenso puzzle che ha lasciato tutti con il fiato sospeso per un bel po’, con ben sei stagioni, dal […]

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Recensioni

Una donna senza qualità di Velia Lalli, l’anteprima al Kestè

Questa settimana Napoli ha incontrato, dopo due anni dall’ultima volta, la prima donna che ha praticato la Stand Up Comedy in Italia, Velia Lalli, con la sua anteprima del monologo “Una donna senza qualità”. In un’Italia che è tutt’altro che pronta ad abbracciare il suo modo di esprimersi, Velia capitana la rivolta femminile smantellando il sistema tradizionale basato su un patriarcato intrinseco in una semplice mossa, attraverso la parola. La location che ha visto protagonista questo genere di comicità è nuovamente il Kestè Abbash. Varcare la soglia di Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli è come aprire una porta girevole tra la realtà e la tragicommedia. La stessa piazza, dall’anima napoletana, che un tempo ospitava in uno dei suoi palazzi un anziano signore che era solito svuotare il contenuto del suo vaso da notte dal balcone, divenendo l’idolo dei giovani frequentatori del suddetto ambiente, è oggi, settimanalmente, cornice di una tipologia di comicità che mira a esorcizzare paure e tabù attraverso il potere della risata, la Stand Up Comedy. Il Kestè, dunque, si eleva in uno spiazzo in cui reggere il peso del dispiacere con un sorriso è la vera sfida quotidiana. E ce la mette tutta, non a caso è il luogo ideale per trascorrere una piacevole serata in compagnia, mangiando e bevendo bene, all’insegna della cultura. “Una donna senza qualità” di Velia Lalli: una donna che, apparentemente, non ha raggiunto obiettivi «Ma cos’hai?» «Niente!» (dove “niente” ha la stessa carica di un mega tsunami) sono due battute che la mente associa subito a un dialogo tra un uomo e una donna. Beh, se conosceste Velia, questo non accadrebbe. Velia non si perde in giri di parole, non pianta inutili musoni, non lancia continue frecciatine velate. Velia comunica chiaramente. Senza alcun tipo di censura. Sul palco non c’è più la ragazza di trent’anni single e forte del titolo “Miss Kebab”, secondo il quale con quattro euro mangi, te la do e ti riaccompagno pure a casa. Sul palco oggi c’è una donna che parla di un momento delicato sia della sua vita privata che di quella professionale. Una donna a cui ormai risulta difficile presentarsi, perché non sa dove collocarsi ora che non ha più trent’anni, ma festeggia trent’anni di mestruazioni. Velia non ha fatto un percorso canonico: matrimonio, famiglia, figli e oggi si definisce “una donna senza qualità”, perché non ha raggiunto nemmeno il successo nel suo lavoro. Dice di non avere nessun titolo per stare al mondo come una donna realizzata, in apparenza. Velia Lalli è una professionista della risata, attraverso la quale lancia un messaggio di enorme libertà: la realizzazione consiste proprio nel non aderire a nessun modello per abbracciare il proprio modo di essere, fino in fondo. La comedian Velia Lalli demitizza, a suon di battute, ogni ruolo che la società le suggerisce, ispirandosi ai tabù che la circondano. Parla delle madri, che chiama “Sum”, acronimo di “Sono Una Madre”, le quali pensano di sapere qualcosa di più nella vita per il semplice fatto che hanno […]

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Teatro

Velia Lalli – Una donna senza qualità (Intervista)

Questa settimana, l’appuntamento con la Stand Up Comedy previsto a Napoli, al Kestè, è con Velia Lalli e la sua anteprima dello spettacolo Una donna senza qualità -categorie del delirio quotidiano-, che debutterà a gennaio a Roma. Velia Lalli si laurea in ingegneria elettronica, ma la sua vera passione è trasgredire. Oggi è la prima Stand Up Comedian donna in Italia. Politicamente scorretta e mai scontata, Velia Lalli non compiace nessuno, demitizza e usa un linguaggio goliardico ed esplicito per sbattere in faccia al pubblico la verità. Eppure Velia Lalli era una timida. L’intervista a Velia Lalli Velia, come nasce la tua passione per la comicità? Ti dovrei dire -Sin da quando ero bambina è nata-, ma sembrerebbe una risposta scontata. Diciamo che, però, è un po’ così. Si capisce di avere un piglio comico e divertente abbastanza presto. Sono sempre stata il clown delle mie comitive da quando ero ragazzina. Soprattutto, per me, la comicità era un modo molto comodo per comunicare con mio padre, che è una persona che ama ridere. Quindi, era il mio modo di mettermi al centro dell’attenzione a casa, facendo ridere molto mio padre. È sempre stata d’aiuto, specialmente quando ero più giovane, perché ero molto timida. L’autoironia è una cosa che scopri presto. Secondo me, è qualcosa che nasce dalla timidezza, proprio come una grandissima forma di difesa. È come dire -Io ho un difetto, ci scherzo sopra, tu non mi puoi più prendere in giro!- Così, ho sempre sdrammatizzato, in tutte le situazioni. Ho sempre avuto l’occhio comico. Hai argomenti tabù? No, direi di no. Anzi, tutto quello che ho scritto in questi anni è stato ispirato dai tabù degli altri. Avendo avuto molti tabù nell’educazione impartitami, specialmente da parte di mia madre, a un certo punto, scoprendo la Stand Up Comedy ho capito che tutti i tabù con cui mi ero dovuta confrontare e che dovevo vivere dentro casa sarebbero stati la mia ispirazione, il mio pane. Ho sempre vissuto queste due anime. Dentro casa ero sempre molto controllata e posata (mia madre è una ragazza degli anni Sessanta molto bon ton) e fuori casa sfidavo il lato goliardico, più volgare e trasgressivo. Diciamo che la trasgressione, nella mia vita, è sempre stata questa. Spesso pensano che io sia un avvocato, perché sono sempre molto sobria nell’abbigliamento, anche un po’ classica, non ho tatuaggi, sono abbastanza poco appariscente nel look. La mia ribellione è nella parola, nel dire cose assolutamente esplicite, nascosta dietro un’immagine assolutamente neutra. La rottura del tabù, per me, è essere espliciti, proprio perché dentro casa non lo sono stata mai. Il titolo dell’anteprima di Una donna senza qualità che inscenerai il 24 Novembre a Napoli, mi rimanda a L’uomo senza qualità di Musil. La donna oggi, come Ulrich, fluttua nel caos del suo tempo? Cosa significa essere donna nel 2018? L’idea della “donna senza qualità” nasce dal fatto che nei miei spettacoli ho sempre parlato di tutto quello che, in qualche modo, la società ancora un pochino ti “suggerisce” […]

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Libri

Giuseppe Fiorenza, E DOPO ACCADDE (Recensione)

Giuseppe Fiorenza è l’autore di E DOPO ACCADDE, un avvincente romanzo noir, pubblicato nel 2018 da Ferrari Editore. Di origine calabrese, oltre ad essere un valido scrittore, Giuseppe Fiorenza è il fondatore del Centro Barlaam, Biblioteca delle Letterature mediterranee. La sua terra d’origine influenza, da sempre, la sua sensibilità e le sue storie fluttuano, ininterrottamente, tra passato e presente. Recensione del noir di Giuseppe Fiorenza La storia come la si insegna a scuola non ci consegna la Verità con la V maiuscola, ma una verità, ossia il punto di vista dei vincitori. Perciò, ciò che spesso appare come giusto o vero perché lo dice la Storia, può capitare che sia il contrario. Giuseppe Fiorenza rispolvera un capitolo oscuro della Storia, che ha per protagonista un groviglio di corpi, in cui i morti si confondono con i feriti, e le urla dei feriti si confondono con quelle dei prigionieri, in una notte scura, quella del 5 giugno 1561. Si tratta di pagine storiche che parlano di rantoli, grida, strepiti, pianti, singhiozzi, gemiti, urla di pietà, suppliche di perdono e fioche luci di lanterne. L’autore riesuma carta ingiallita e consumata del Libro della Storia, nella quale si materializza un paese calabrese in fiamme, Guardia, che esala l’odore rovente, nauseante e rivoltante della carne umana bruciata. È un tempo, questo, in cui non si muore solo di fame, ma anche di fede e di mancanza di fede. I signori e i religiosi ufficiali sono spietati assassini, invasi dallo spirito del demonio, per cui considerano la vita degli altri mera merce di scambio, valida quanto le patate, un podere o un animale. Gli altri non hanno la libertà di pensare diversamente da loro. Gli eretici meritano la morte. Giuseppe Fiorenza riscrive in ” E DOPO ACCADDE” la Storia intrecciando due epoche storiche totalmente differenti: il Cinquecento e il XXI secolo, mettendone in luce le contraddizioni e dando voce anche ai vinti. Viene affidato a Michele, un paladino dell’informazione libera, l’incarico di ideare il più grande talk show al di fuori del circuito dei più importanti network nazionali, nella grande location della Mole Antonelliana, dal titolo “Una notte per la libertà”. Non riceverà in cambio una ricompensa in denaro. La posta in gioco sarà più alta: riavrà la figlia, dopo un anno dal suo rapimento. Il rapinatore, chiamato “il Valdese”, prenderà parte allo show come pubblico ministero, Michele sarà il presidente del tribunale, gli imputati avvocati di loro stessi e un professore americano, che ha condotto degli esperimenti sulla reincarnazione, il perito d’ufficio. Il programma da condurre sarà un evento epocale che lascerà una traccia nella Storia. Andrà in onda la sera del 5 giugno 2011 e si parlerà della libertà e delle persecuzioni religiose. A Michele non è dovuto sapere nient’altro. Ma se c’è una cosa a cui non sa resistere Michele sono proprio le sfide. Si assisterà al processo intentato dal Valdese per parlare di fatti accaduti cinque secoli prima. Verrà puntato il dito contro Michele Ghislieri, Grande Inquisitore sotto il Papato di […]

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Recensioni

“Non avete idea” di Emanuele Pantano al Kestè (Recensione)

Il 17 novembre torna a Napoli, al Kestè, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, la Stand Up Comedy, con il monologo di Emanuele Pantano: Non avete idea. La mamma dei creativi è sempre incinta. Di sé il comedian dice di essere “il miglior creativo che abbia mai conosciuto”, senza arroganza, né falsa modestia; la sua citazione preferita l’ha scritta da sé: A volte per raccontare la verità, bisogna inventare una storia. Non avete idea. di Emanuele Pantano, un monologo all’insegna della comicità e della leggerezza Ancora una volta, il Kestè non delude. Quando si ha voglia di liberarsi di tutto ciò che non serve, delle noie quotidiane, di quel superfluo che limita il respiro, this must be the place. Il Kestè declina la leggerezza attraverso la sua arte e il suo design in un contesto familiare, dove è possibile assaporare ottimi cocktail tradizionali e godere di buona compagnia. Nella vita la leggerezza è un lusso, perché ne sintetizza l’essenza e non può portare che benefici, bellezza e armonia. Emanuele Pantano si fa direttore d’orchestra di un equilibrio composto da un’eterogeneità di persone che decidono di sottostare, per questa sera, all’autorità della comicità e di questa leggerezza. La personalità vulcanica di Emanuele Pantano, sovrana dall’alto del suo piedistallo del Kestè Abbash, impone la sua presenza quasi ipnotizzando i presenti. Irriverente e sfacciato, riesce comunque a creare presto una grande empatia. Complici il suo carisma e la sua notevole capacità comunicativa, tipica di un grande narratore di storie, Pantano convince la platea con i suoi strambi punti di vista sulla creatività e sul modo di affrontare la vita. La sensazione è quella di dondolarsi in sospensione su un’amaca, al fresco, all’ombra di un grande albero, su uno strapiombo a trecento metri di altezza rispetto al letto di un fiume. Ci si sente pacati e tranquilli in mezzo al pubblico, quasi come bambini che vengono cullati, ma al contempo, si sa che non è concesso chiudere gli occhi, perché Non avete idea è un monologo che, quando meno te l’aspetti, scocca sarcastici e ben elaborati messaggi, come frecce, che rendono ancora più forti e liberatorie le risate di chi lo ascolta. E conviene restare vigili e in equilibrio. Non avete idea. di Emanuele Pantano, uno spettacolo creativo sulla creatività o ideale sulle idee Non avete idea. La mamma dei creativi è sempre incinta di Emanuele Pantano è uno spettacolo creativo sulla creatività o ideale sulle idee, che offre personalissime soluzioni a non pochi problemi della vita di tutti noi. Faccio un esempio: il razzismo. Sappiamo tutti che i razzisti non sono tutto questo gran portento culturale. E, infatti, il razzismo non è una questione culturale. Un razzista, almeno una volta nella vita, l’abbiamo incontrato tutti e nessuno può dire che aveva delle basi filosofiche. Il razzismo non nasce nemmeno da problemi economici o religiosi, niente di questo. Si tratta semplicemente della faccenda più elementare e basica del mondo: ai razzisti dà fastidio che i neri hanno il “pisello” più lungo del loro. Per i razzisti, il colore […]

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Musica

ArsMusic Point, il progetto nazionale di ArsMusic

ArsMusic (scuola di musica/studio discografico/agenzia di eventi, con sedi a Napoli, presso Via Emilio Scaglione, 312 e Via Chiaia, 66) diventa ArsMusic Point. Si tratta del grande progetto nazionale che unisce centri musicali di grande spessore affiliati, nei quali è possibile seguire uno stesso piano didattico formativo di alto livello, certificato da Conservatorio e Università Estere. Cos’è il progetto “ArsMusic Point”? Ci si avvicina alla musica per curiosità. Perché, magari, accettare la propria condizione arreca noia. Perché si è in cerca di un “altrove”. Perché si ha bisogno di un anestetizzante, se c’è qualcosa che non va. Ci si avvicina alla musica come il tossico si avvicina alla droga. La musica è una trappola che cattura chi ne resta incantato. Indipendentemente da un atto deliberato di volontà, tu la segui, la preservi, la custodisci. E non ne puoi fare più a meno. ArsMusic Point è il rifugio di questa tipologia di tossicomani. ArsMusic, scuola di musica ArsMusic è un Centro di Alta Formazione Musicale nato nel 2013 da una passione fortissima, quella di Gennaro Pedagno: professore di musica, musicista, cantante, attore e regista. ArsMusic organizza corsi pre-accademici, basati sui programmi ministeriali del MIUR e autorizzati dal Conservatorio di Musica, e offre l’opportunità di conseguire Diplomi in Canto e in Strumento Musicale, certificati da esaminatori di Università Estere. La scuola istituisce, inoltre, corsi di preparazione ai provini per i talent show televisivi e alle selezioni del mondo artistico. È prevista un’audizione a titolo gratuito e un colloquio tra il docente e l’aspirante allievo, prima d’intraprendere il percorso didattico più adatto alle proprie esigenze. ArsMusic, studio discografico Lo studio discografico di ArsMusic offre spazi disponibili per provare e registrare la propria musica. Permette di pubblicare e pubblicizzare i lavori tramite i più importanti Digital Store, come “iTunes”, “Google Play” e “Amazon”. Inoltre, si occupa della gestione dei social e della realizzazione di siti web, oltre che di quella di book fotografici e videoclip professionali. ArsMusic, agenzia di eventi  Avvalendosi di associati musicisti, artisti, conduttori, attori, servizi di allestimento e audio-luci, realizza eventi di notevole competenza e professionalità: concerti, spettacoli, rappresentazioni teatrali, serate di gala, feste private e di piazza, cene-spettacolo, ricevimenti e matrimoni. Forte dell’esperienza acquisita con il tempo e il costante aggiornamento, ArsMusic Eventi s’impegna a fornire le soluzioni migliori per ogni esigenza. “ArsMusic” diventa “ArsMusic Point” con una missione ben definita: quella di aggregare gli amanti della musica più disparati, per vivere di lei a trecentosessanta gradi.

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Teatro

Emanuele Pantano a Napoli il 17 novembre, l’intervista

Emanuele Pantano è un comedian, autore, sceneggiatore, grafico, documentarista e pubblicitario. Vive in un mondo in cui tutti si definiscono “creativi”, con scarsi risultati. Guardare l’universo al contrario, sovvertire e creare non può essere appannaggio di chiunque, eppure la mamma dei creativi è sempre incinta. Emanuele Pantano sostiene che a volte per raccontare la verità, bisogna inventare una storia. È uno a cui piace giocare con le parole e lui fa questo da sempre, praticamente. Sabato 17 novembre sarà a Napoli, al Kestè, a raccontarci le sue verità. In attesa dello spettacolo, abbiamo assaggiato un po’della comicità di Emanuele Pantano, che si è reso disponibile per un’intervista. Emanuele Pantano, l’intervista Presenta Emanuele Pantano con il pezzo che più lo rappresenta. Di solito, la mia apertura è – Sono Emanuele Pantano, comedian, autore e sceneggiatore, grafico, documentarista, pubblicitario, in una parola “freelance”, che è la versione 2.0 di “disoccupato”, però io preferisco “freelance” perché mia madre non conosce l’inglese e pensa che faccio un lavoro vero. – Sono uno, quindi, che nella vita fa il “creativo”. Da sempre. Nei fatti, fare il “creativo” vuol dire anche non avere una stabilità in termini contrattuali, dunque, scherzo su questo. Se Emanuele Pantano potesse rinascere, in quale comico si reincarnerebbe? Forse, se Emanuele Pantano potesse rinascere si reincarnerebbe in Francesco Scimemi. Tu dici -Chi è?-, giustamente. È un prestigiatore pazzo, che però io adoro. Se dovessi nominarti persone che ammiro tantissimo dal punto di vista teatrale, tra i miei preferiti, ce n’è uno napoletano, Francesco Paoloantoni. L’ho conosciuto personalmente e  ho avuto la possibilità di lavorarci un pochino insieme. Hai presente quando ti dicono che è meglio non conoscerli i propri miti? Sì. Bene. Lui, invece, conferma esattamente l’opinione che ti fai quando sei un fan. Riassumimi la vita di un comico in tre parole. Direi: “Osservazione”, “Sofferenza” e “Cattiveria”. Lavorare con le parole richiede responsabilità. Il lavoro del comico è, dunque, una cosa seria? Le parole non servono a niente. Se ci pensi realmente, ti rendi conto che le parole non cambiano proprio nulla in quanto dette. Nello spettacolo, ad un certo punto, dico -Se io ti chiamo “stronzo”, a te nei fatti non è cambiato niente. L’importante, nella vita, sono i fatti. Se io ti prendo, ti uccido, ti cucino, ti mangio e ti “caco”, diventi uno “stronzo” e ti ho cambiato la vita.- Per questo dico che con le parole si può giocare. Sempre. In continuazione. Le parole non hanno nessun valore. Nessuno. Secondo me, diamo tantissimo peso alle offese, quando in realtà sarebbe bellissimo se riuscissimo a farci offendere, ad esserne felici addirittura, perché quando offendi gli altri ti liberi, sei sereno. Se tutti ci potessimo offendere vivremmo in un mondo più pacifico, perché non accumuleremmo violenza e rabbia. Se invece smetti di offendere le persone, esplodi, perché gli “stronzi” sono “stronzi”. Non c’è niente da fare. Quindi, o glielo dici o prima o poi esploderai. La scrittura è una compagna inseparabile di Emanuele Pantano. Quando e com’è nata quest’amicizia? […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Merito di Napoli, presentazione Collana di libri

Il 12 novembre, al PAN– Palazzo delle Arti Napoli, viene presentato Il Merito di Napoli, un progetto editoriale della Rogiosi Editore in collaborazione con l’Associazione Culturale “Creativi Attivi”, che si è occupato di pubblicare le migliori tesi di laurea in ambito napoletano, di tema umanistico, tramutando i testi scritti da addetti al mestiere in testi divulgativi. «Un’impresa ardita, ma un’idea fondamentalmente semplice: premiare il merito, da cui il nome della collana, Il Merito di Napoli», spiega il coordinatore Gianpasquale Greco. Gli autori de Il Merito di Napoli Marina Diano, “Fabrizia Ramondino tra Napoli e il Mondo” Fabrizia Ramondino è da considerarsi “la scrittrice dei napoletani”. Un’autrice morta nel 2008, ancora poco conosciuta e indagata, nonostante abbia viaggiato tanto e fatto sentire la sua voce un po’ovunque. Un peccato, se consideriamo che proprio l’Italia, patria che lei sentiva così cara, purtroppo non le ha dato il merito che le era dovuto. La scrittrice che viene riesumata nelle pagine della tesi di Marina Diano è una donna che ha sperimentato ogni realtà possibile legata alla penna e alla cura del prossimo. Luigi Casaretta, “L’avvento dei Motori. L’automobilismo nella Napoli del primo Novecento” Un testo di carattere storico quello di Luigi Casaretta, che parla della breve stagione in cui Napoli ha avuto una centralità impensata nell’industria delle quattro ruote. Quest’opuscolo passa per il marketing, per la pubblicità, per le relazioni tra le aziende rivali, riportando ai lettori anche le preoccupazioni degli imprenditori e commentando criticamente le motivazioni delle sorti della breve avventura partenopea dell’automobilismo. Alessandra Trifari, “La fortuna di Caravaggio nell’Ottocento Napoletano” La tesi di Alessandra Trifari è una tesi concernente l’ambito di Archeologia e Storia dell’Arte. Si occupa della storia dell’arte moderna e, prevalentemente, della fortuna e dell’eredità di Caravaggio in un secolo nel quale l’artista era, a stento, conosciuto e compreso. L’autrice rilancia il “caravaggismo” e il rapporto di questo immenso artista con al città di Napoli. Rosaria Carlomagno, “Il sistema dell’arte contemporanea a Napoli: gallerie, fondazioni, musei” Rosaria Carlomagno analizza il versante “pratico” dell’arte a Napoli, dal secondo Novecento fino a oggi, tirando le somme sul senso, sulle attività e sugli indirizzi del mercato dell’arte. Si tratta di uno studio che dà una visione situata a metà tra la panoramica tout-court e la riflessione storica. Stefano Cortese, “Le mie stagioni” Quello di Stefano Cortese è il testo più sui generis della Collana, in quanto è un’edizione critica dell’autobiografia di un non-autore, Carmine Forgione. Un uomo del Sud, di estrazione contadina e di valori tradizionali, che si fa osservatore della propria vita allo specchio dei principali eventi del Novecento. Un testo che affonda le sue radici in quel genere di letteratura “semicolta”. Si tratta dell’autobiografia di una persona che, per sue condizioni personali, non ha mai avuto l’opportunità di accedere a degli studi, e che la propria istruzione se l’è creata da sé, per quell’ostinato, innato e, alle volte, disgraziato amore per la cultura, che se anche non ci fa diventare degli studiosi, ci tiene comunque in vita. Anna Rita Rossi, “L’arcipelago Imbriani” […]

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Food

AMPGOURMET, pizza di qualità e alta formazione

Giovedì 8 novembre, presso Palazzo Caracciolo, viene presentato il progetto voluto dal maestro pizzaiolo Giuseppe Vesi: AMPGOURMET, l’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet, composta da venti associati provenienti da tutta Italia, scelti in base a specifici criteri. La finalità dell’AMPGOURMET è quella di salvaguardare e promuovere il lavoro di pizzaioli e professionisti che ricercano esclusivamente il massimo della qualità, per i propri clienti. “Qualità”, “Dedizione” e “Passione” sono gli elementi chiave della formazione e filosofia di lavoro di quest’Accademia. AMPGOURMET, l’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet AMPGOURMET parte da Napoli per abbracciare tutti coloro che lavorano con lo scopo di fornire il massimo degli standard enogastronomici attualmente in circolazione. Si tratta di una sorta di albo dei Maestri Pizzaioli che lavorerà come organismo a difesa dei maestri pizzaioli, ma funzionerà anche come ente impegnato in alta formazione per la crescita costante. Giuseppe Vesi riporta la pizza agli antichi valori, quelli del Settecento, quando venivano utilizzate solo farine macinate a pietra naturale e ingredienti a chilometro zero, c’era il lievito madre che ogni pizzaiolo personalizzava a modo suo e l’impasto risultava digeribile senza sofisticazioni. A presentare il progetto: il presidente dell’Accademia Giuseppe Vesi, Giovanni Vesi, direttore del Marketing; Rosario Lopa, Portavoce Consulta Nazionale Agricoltura – Dipartimento Agroalimentare Ambiente Risorsa Acqua Ristorazione Turismo; Filippo Diasco, Direzione Generale per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Campania; Elena Coccia, Delegata alla Promozione dello sviluppo economico attraverso la Cultura e il Turismo e Osservatorio Unesco della Città Metropolitana; Carlo Di Cristo, Università degli Studi del Sannio; Antonio Puzzi, Delegato alla Comunicazione Slow Food Campania. Moderatore: Roberto Esse. Si parla di storia, radici, sapori e ricerca. “Noi siamo quel che mangiamo”. E non lo dico io, random. Lo diceva Feuerbach, nel XIX secolo, raccontando una profonda verità attraverso la sua celebre massima. Niente più del cibo di cui ci nutriamo narra meglio di noi. La pizza è lo specchio delle origini partenopee. La pizza è una mentalità. Gustosa ed economica, mette d’accordo proprio tutti, dai più piccini agli adulti. La sua è la storia di un grande successo italiano. Nel 2017 l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata Patrimonio dell’Unesco, rendendolo un vero e proprio artigiano del gusto, divenendo così l’inventore di una pietanza che, oggi, possiamo definire il simbolo della globalizzazione gastronomica. Presentate le linee guida dell’Accademia AMPGOURMET, si procede con uno show cooking  I pizzaioli mostrano le proprie specialità, dai sapori delicati e decisi. Pizze fumanti, dai condimenti disposti con cura e il sapore intenso e armonico prendono il posto delle parole. La conferenza si trasforma in una festa all’insegna dell’equilibrio e dell’alta professionalità. Il sobrio ed elegante chiostro del palazzo del XVI secolo, nel cuore di Napoli, avvolge l’evento in una calda atmosfera, dal gusto raffinato, arricchita ulteriormente dagli interventi musicali di Antonella de Pasquale al pianoforte e Francesco D’Acunzo al flauto, i quali, con maestria, scavano diligentemente un tunnel nell’animo dei presenti che, sotto i denti, scricchiolano la bella Napoli.

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Musica

Canzoni italiane anni ’80, 8 successi indimenticabili

Si può viaggiare nel tempo attraverso il potere evocativo della musica, perciò vi proponiamo un tuffo nel passato attraverso 8 canzoni italiane anni ’80.  Un’immersione avvenuta in un’apparentemente banale, piovosa, serata di ottobre. Canzoni italiane anni ’80 e i ricordi del passato “Telefonami tra Vent’anni” di Lucio Dalla –Telefonami tra Vent’anni. Proprio così gli sussurrai. Mi piaceva un sacco prendere appuntamento col futuro. Ne sono trascorsi quasi quaranta e, sì, ci sono arrivata con i miei mezzi. A pezzi. Su una vecchia bicicletta da corsa. Con gli occhiali da sole, e il cuore nella borsa. Non penso lui abbia imparato il mio numero a memoria, non l’avrà nemmeno riscritto sulla pelle. Lucio, io mi fidavo di te e ti citavo al momento opportuno. Alle porte dell’universo Un telefono suona ogni sera Sotto un cielo di tutte le stelle Di un’inquietante primavera. Era primavera. Inquietante, avevi ragione. “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi Per Loretta Goggi è addirittura “maledetta”, ma di lei non mi fido. La Goggi scambia il risveglio degli ormoni per quello delle farfalle, in questa stagione. Non mi sorprende che per innamorarsi, a lei, basti un’ora. Si fa presto a parlare di “Maledetta Primavera”, Lorè. Comunque, –Spietta che chiove, l’acqua te ‘nfonne e va, tanto l’aria s’adda cagnà. Te lo suggerisco in sottofondo di questo dolce arpeggio partito qualche minuto fa. “Quanno chiove” di Pino Daniele Una gemma tra le canzoni anni 80 italiane donataci da Pino Daniele, appena venticinquenne, in cui sembra raccontare la giornata di una prostituta, una ragazza che si sveglia al mattino, lavora e nun rire cchiù. La pioggia che alleggerisce l’aria e ripulisce le strade offre una sensazione di rinnovamento, la speranza di un futuro migliore. Un brano dal testo delicato, quasi poetico, arricchito dal seducente fascino dell’assolo al sax di Senese. Tornando a noi, Lorè, arriva sempre una nuova stagione. “Bella d’estate” di Mango Passa la primavera e passa l’estate. Maledetta come la primavera e maledetta come te, è maledetta pure lei, che ha portato via a Mango la bellezza di una storia raggiante, calda, intensa. Il tempo non lascia a mani vuote solo te, Lorè. Mango, la sua “Bella d’estate” continua ad amarla nei ricordi, in autunno, mentre le onde di notte ancora s’infrangono sulla spiaggia. Continua ad amarla nella sua musica che, abbinata al testo di questo brano scritto da Lucio Dalla, ha dato al mondo una canzone tanto struggente quanto incantevole. Che fretta c’era se fa male solo a me? Lorè, il tempo, come puoi vedere, non è sleale solo con te. Musica anni 80, altri 4 successi italiani “Il tempo se ne va” di Adriano Celentano Il tempo se ne va. Ne prende tragicamente coscienza un malinconico e apprensivo Adriano Celentano dinanzi alla figlia, quattordicenne o poco più, che indossa il vestito da sera nero della madre e, truccata, gioca a fare la donna. Ma il cantautore italiano capisce, quasi all’improvviso, che non è più solo un gioco. Le calze a rete han preso già il posto dei calzettoni. […]

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Attualità

Forum dei brutti: i “single non per scelta”

Il Forum dei brutti è la prima piattaforma italiana “incel” per numero di utenti. I termini “Involuntary” e “Celibate” si fondono nel neologismo anglosassone “Incel”: “single non per scelta”, che definisce persone (per la maggioranza di sesso maschile) vergini, o che lamentano l’assenza di un partner stabile. Il Forum dei brutti, il rifugio dei racchi Tutto ha inizio nel 2007 con la creazione di un blog, il cui fine è quello di trattare l’argomento della “bruttezza” per far crollare il tabù e per reclutare brutti che potessero confrontarsi e comprendersi, senza sentirsi giudicati. L’età media degli utenti si aggira intorno ai venti, trentacinque anni e le discussioni vertono sull’aspetto fisico, sui rapporti sociali e sulle esperienze di vita quotidiana. Gli iscritti al Forum dei brutti sono convinti di essere gli unici a vedere le cose per quelle che sono e, non a caso, sono esposte vere e proprie teorie sulla società. Si tratta di una subcultura, sviluppatasi col tempo nei meandri della rete, che basa le sue fondamenta sulla Teoria LMS (acronimo di Look, Money, Status) secondo la quale “l’attrattività di un uomo nei confronti dell’altro sesso è direttamente proporzionale al suo livello estetico e socioeconomico“. Preso atto del fatto che l’estetica è un elemento cruciale delle dinamiche sociali, il Forum si dedica a un vero e proprio culto della bellezza, ritenuta oggettiva e misurabile in una scala da 1 a 10. Buona parte degli utenti sono, praticamente, ossessionati nel voler classificare le persone in base al loro aspetto. Il prototipo del “maschio alpha”, dunque il bello, viene identificato come “Chad” ed è seguito dai diversi livelli di “maschio beta”. Gli “Incel” si trovano in fondo a questa classifica. Un altro pilastro di quella che è diventata una vera e propria filosofia è la “Red Pill Theory”, per cui i brutti sarebbero estromessi dalla catena riproduttiva a causa della rivoluzione sessuale che ha reso le donne libere dai vincoli della monogamia. Le donne non sono affatto persone, ma una specie diversa, molto più vicina alla definizione di automi. Questa una delle “simpatiche” citazioni, provenienti direttamente dal Forum, dedicate a quelle “cose” dotate di una vagina. Il Forum dei brutti nasce come qualcosa di simile a una comunità online dedicata all’auto-aiuto e all’auto-miglioramento, ma dismorfofobia (la preoccupazione ossessiva per i propri difetti, reali o immaginari che siano) e ansia sociale troneggiano in questo posto virtuale, che non ha gli strumenti utili a offrire il giusto supporto. Si tratta di uno spazio in cui capita che gente che sta male è portata a rafforzare le proprie convinzioni e a nutrire l’odio con ulteriore odio, puntando il dito contro il mondo esterno, sempre e solo ipocrita e crudele. La verità è che viviamo in un mondo di furibondi dietro a uno schermo. Tutti si scagliano contro tutto e tutti, e la gente è sempre più sola. La gente. Bella e brutta. Tutti parlano e nessuno ascolta. Forum dei brutti: la sofferenza di chi si sente a disagio dinanzi a uno specchio e al cospetto dello sguardo […]

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Teatro

AIDS e orgia per ricchi annoiati, parla Chiara Arrigoni

AIDS, un malato in incognita e un’orgia ai confini della morte per combattere la noia, questo lo scenario inquietante dello spettacolo “Audizione” di e con Chiara Arrigoni (con cui abbiamo avuto l’opportunità e il piacere di chiacchierare) con Massimo Leone e Andrea Ferrara, dalla regia di Francesco Toto, che li vede protagonisti al TRAM, dal 5 al 7 ottobre 2018. “Audizione” di Chiara Arrigoni, il premiatissimo spettacolo della compagnia teatrale indipendente “Le ore piccole” L’autodistruzione e il disprezzo per la vita di chi si eccita attraverso la paura della morte catapultano il pubblico di “Audizione” nella rabbia. Rabbia di chi viene guardato ai margini delle strade delle nostre città solo per sollazzarsi della propria rassicurante posizione di “non esclusi”. Rabbia di chi subisce le beffe del destino e cerca riscatto. Rabbia che viene istigata con sadismo da chi veste gli abiti della freddezza e della crudeltà più infima e cerca remunerazione. “Audizione” (2016) è il primo spettacolo scritto da Chiara Arrigoni, un giovane talento del teatro arrabbiato, che non ha voglia di impugnare armi, nè di sferrare pugni. Chiara ha voglia di andare avanti. Di sprigionare tutta la sua potenza creativa. Con la carica di una preda che vuole sopravvivere. Chiara Arrigoni, l’intervista 1) Chiara Arrigoni, qual è stata la prima volta che hai pensato d’intraprendere la carriera teatrale? Andando in ordine cronologico, la prima passione collegata a quello che sto facendo adesso che è nata in me è sicuramente quella della scrittura prima di quella per la recitazione. Fin da quando ero a scuola l’ambito della scrittura mi è sempre piaciuto, mi ha sempre divertito cimentarmi e sono sempre stata apprezzata. Questo è stato, dunque, il mio primo desiderio: scrivere. Quando ero al liceo classico ho amato alla follia il momento in cui abbiamo studiato il teatro greco e ricordo la mia intensa voglia di dedicarmi al teatro, ma studiavo molto e non avevo tempo per studiare recitazione, quindi rimase un sogno inespresso. Poi, all’università, ho scelto Lettere Classiche. C’è stato quindi un filo conduttore rispetto alla passione per il liceo classico, il mondo greco e latino, in modo particolare per la tragedia greca e qui ho iniziato a studiare recitazione seguendo un corso di alta formazione, che ai tempi godeva della direzione artistica di Albertazzi, dedicato proprio ai tempi antichi. Ho avuto, così, per la prima volta l’occasione di sperimentarmi nel campo della recitazione e di andare in scena con questi testi che amo e, come a volte succede in questa professione, si inizia così, quasi per gioco, per curiosità, e poi ho sviluppato gradualmente la presa di coscienza che non avrei potuto fare altro, non sarei riuscita ad abbandonare o a relegare questo desiderio che sentivo solo in ambito di hobby, come secondario. 2) Come nasce la compagnia teatrale indipendente “Le ore piccole”? Questa compagnia nasce nel settembre 2016. Quasi per caso, io avevo scritto il mio primo testo teatrale che appunto è “Audizione” e avevo molto praticamente bisogno di qualcuno con cui poterlo mettere in scena. […]

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Attualità

Cannabis e marijuana: la situazione italiana

Legalizzazione marijuana e cannabis, a che punto siamo in Italia? Cannabis e Marijuana? In Italia? No! Grazie. Un po’ come la famiglia di Mulino Bianco del famoso spot degli anni ’90, l’Italia si racconta e dà notizia al resto del mondo che da noi è tutto meraviglioso e VA TUTTO BENE. Noi stiamo bene così. Sì, perché ogni mattina facciamo colazione tutti insieme, sorridiamo e la vita va a gonfie vele, come sempre. Un’immagine consolatoria per i suoi consumatori, che nel frattempo devono fare i conti con la realtà in continua evoluzione. I media addomesticano le masse italiane praticando la bugia rassicurante che innesca un meccanismo deleterio nella gente: viene a mancare l’interesse a sondare l’ignoto, il coraggio di cambiare rotta e mettere in discussione il proprio castello di certezze fatte di sabbia. Se volgiamo lo sguardo al resto del mondo, possiamo constatare che da qualche tempo, a differenza dell’Italia, si è dato il via a una progressiva liberalizzazione della cannabis. Ma cos’è la cannabis? E la marijuana? La cannabis è una pianta contenente il principio attivo Thc. La differenza fra canapa e marijuana sta proprio nel grado di Thc. La coltivazione di marijuana in Italia è vietata perché ne contiene una percentuale più alta. La canapa è considerata una delle colture più antiche della civiltà umana e il suo uso si perde nella notte dei tempi, è infatti da sempre impiegata nella medicina naturale. La cannabis dunque non è altro che una sostanza naturale ed esiste un metro di giudizio nell’assimilarla. Come per ogni cosa, d’altronde. Ad esempio, abusare degli spinaci (tra gli alimenti considerati più sani e consigliati in una corretta dieta giornaliera) fa male ai reni perché contengono molti ossalati. In tutto ci vuole buon senso. Se siamo d’accordo su questo, varrebbe la pena confrontarsi. Nella Famiglia di Mulino Bianco, però, va TUTTO BENE, ci si ama sempre come il primo giorno e non c’è motivo di mettere in discussione le proprie certezze. Legalizzazione marijuana e cannabis in Italia: la fiera dei pregiudizi stagnanti Il binomio “marijuana Italia” e “cannabis italia” non s’ha da fare! Lo Stivale sembra avviarsi a cinque anni di divieti sul tema, dettati dalla convivenza fra la Lega e il taciturno M5S, le cui posizioni dichiarate in passato sarebbero state opposte. Emblema di questa situazione il titolo di un convegno tenutosi quest’estate, “L’erba della morte”, patrocinato dal Comune di centrodestra di Piacenza, con relatori a prevalenza leghisti, in cui si è parlato degli aspetti medici e legislativi della cannabis. Nell’arco di quest’anno, in Italia, sono stati aperti vari negozi di cannabis legale. La sua coltivazione della cannabis, però, è consentita con contenuto di Thc massimo pari allo 0.6 %, tale da limitare in maniera quasi totale le proprietà psicoattive. La legge 242 del 2016 proibisce le importazioni non rientranti nel catalogo europeo e approva la cannabis legale per la coltivazione e la commercializzazione degli alimenti, delle materie prime, dei cosmetici e dei semilavorati per svariati settori industriali o per la bioedilizia. La circolare emanata dal Ministero […]

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Napoli & Dintorni

Diodegradabile, Pietro Sparacino al Kestè

Ieri sera, al Kestè, il comedian Pietro Sparacino ha inaugurato la nuova stagione partenopea della Stand Up Comedy con il suo sesto monologo dal titolo Diodegradabile. Il potere logora chi ce l’ha. Il prologo della serata che ci apprestiamo a ripercorrere c’immerge in un cult della scena underground napoletana. La suggestiva piazzetta di fronte al Palazzo Giusso, sede dell’Università Orientale, è gremita di gente che sorseggia un’atmosfera goliardica intorno agli artistici tavolini di un punto di ritrovo all’insegna della creatività. Una comicità senza censure, né orpelli non poteva che irrompere al Kestè, un luogo essenziale, diretto, autentico, una vera istituzione del cuore partenopeo, propugnatrice di arte e cultura. Più precisamente, al suo piano sottostante, Abbash, una location dal fascino incontestabile. La sensazione è quella d’immergersi in una dimensione parallela in cui si fa a pugni con il senso comune. Nell’attesa di Sparacino, l’entusiasmo è palpabile nell’aria, condito da una carica energetica molto forte elargita dalla musica jazz in sottofondo. Per lo più giovanile, il pubblico è stato accolto con l’immancabile dedizione e ospitalità genuina dal cordiale e grintoso staff del Kestè. Vincenzo Comunale è il protagonista dell’apertura dello spettacolo di Pietro Sparacino e, in suo onore, ha inscenato un personale pezzo One liner, fatto di piccole battute staccate, recitate senza un filo logico. (Si ricordi che Pietro Sparacino è stato il primo comico in Italia a sperimentare la tecnica One liner in tv). Avevano suggerito a Sparacino di entrare sul palco col motorino senza casco, d’iniziare dicendo -Uagliù, sembra il San Paolo!-, di dire –Higuain, si ‘na lota!-, oppure –Io sono il vostro Cavani!-, ma il comico juventino ha esordito con un ben scandito -Juve merda!- e un rapidissimo –Tanto siamo primi in classifica, che ce ne frega!-. Diodegradabile di Pietro Sparacino. Il potere logora chi ce l’ha Pietro Sparacino al Kestè spiega di aver avuto problemi di natura pratica riguardo al titolo del suo pezzo, Diodegradabile. Questo “Dio” in prima linea avrebbe potuto richiamare un pubblico di soli cattolici che, solitamente permalosi, molte volte non leggono l’ironia dei monologhi perché sono abituati a pensare che tutte le storie inventate sono storie vere. Ma qual è il fil rouge di questo spettacolo? Il potere. Acquisire potere è un’ambizione generale e a farcelo notare sono proprio alcune celebrità che dopo averlo raggiunto hanno perso la testa. Gli uomini non sono infallibili e crollano sotto il peso delle responsabilità, motivo per cui Sparacino si chiede come mai al giorno d’oggi andare dallo psicologo viene ancora visto come un tabù. Anche se molte volte noi ci sentiamo Dio in terra, possiamo fallire ed è per questo che è più che normale che si chieda aiuto a un medico che si occupa di una parte del corpo così come fanno gli altri medici. Perché si può dire tranquillamente di essere stati dal proctologo e non dallo psicologo? Da quando in qua il cervello è diventato più imbarazzante del buco del “culo”? Questo il dilemma di Sparacino. Il comico siculo mostra la disperazione dell’uomo in […]

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Riflessioni culturali

Favole e racconti per bambini, la morale nascosta

Favole e racconti per bambini che nascondevano una morale o un finale oscuro. Ecco le nostre riletture da adulti. Dobbiamo tanto a chi ci ha raccontato le favole. Da piccoli le favole della buonanotte ci hanno fatto compagnia, ci hanno tranquillizzati, ci hanno allietato serate e sogni. Le favole e i racconti per bambini ci hanno resi più spigliati Le favole e i racconti per bambini sono popolati quasi sempre da animali umanizzati dal carattere semplice e chiaro: il coniglio simboleggia la paura, l’agnellino la timidezza, il cane la fedeltà, la volpe l’astuzia, il leone la forza, la formica la laboriosità e il serpente l’inaffidabilità. Scavare nella loro psiche ci ha aiutati a comprendere meglio le persone in carne ed ossa. Gli alter ego che incontriamo nel mondo immaginario dei racconti per bambini inscenano situazioni tipiche della vita quotidiana ed evidenziano l’ingiustizia, condannano i vizi, la vanità e la stupidità per premiare le virtù. Possiamo leggere tra le righe delle favole un modello di condotta di vita all’insegna della laboriosità, della prudenza e della coscienza dei propri limiti. Le favole richiedono, però, un’elaborazione personale degli eventi. Ci mettono in contatto con ogni possibilità nello scioglimento di un dilemma etico e ci ricordano che abbiamo tutti gli strumenti utili per sbrogliare la matassa. Perciò, sono importanti le favole. Racchiudono le nostre esperienze di crescita. Custodiscono preziose perle di saggezza popolare. Ma l’antica saggezza popolare è bipolare: questo sembrano rammentarci, le favole Mi tocca dirlo subito, perché chi ben comincia è a metà dell’opera.Portate pazienza, però, che la virtù sta nel mezzo. Il dolce è alla fine, eh! E si tenga a mente che chi va piano va sano e va lontano. La lepre si vantava della sua velocità, ma il traguardo fu tagliato dalla tartaruga. Quindi, chi ha tempo non aspetti tempo. Comunque non vi adagiate sugli allori perché chi tardi arriva male alloggia. Coloro che lasciano la strada vecchia per la nuova sanno quel che lasciano, ma non sanno quel che trovano. Tanto piove sempre sul bagnato, eppure, la fortuna è cieca. Che poi la fortuna aiuta i matti e i bambini. O forse no. La fortuna aiuta gli audaci! Dei tre porcellini solamente uno aveva costruito la casa con i mattoni, l’unica che, a differenza di quella di paglia e quella fatta di canne, riuscì a resistere alla tempesta d’aria provocata dal soffio del lupo. Ma sì! Finché c’è vita ci sarà pure speranza, però si badi bene: chi di speranza vive, disperato muore. Comunque, nella vita, tentar non nuoce. D’altronde, chi non risica non rosica. E poi la gatta al lardo ci lascia lo zampino. Sentite, chi si accontenta gode! Ma se oziate come la cicala, ahimè, vi ritroverete a morire di fame, mentre le formiche festeggeranno e mangeranno grano e frumento raccolto durante l’estate. E, se d’estate hai cantato, cara cicala, ora balla! Oh, chi troppo vuole nulla stringe… il troppo stroppia. Ma, a volte, capita anche che chi la dura la vince. Però, poi, non vi lamentate. […]

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