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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Prigionieri della propria pelle di Aldo Inda

Proseguono le presentazioni presso il C.M.A., il “Centro Musica e Arte”, sito in via Cilea al Vomero. Sabato 28 novembre il centro ha ospitato in anteprima nazionale la presentazione del romanzo Prigionieri della propria pelle, il primo di Aldo Inda, napoletano di origine ma trasferitosi in Abruzzo da diversi anni, già autore di commedie in italiano e in napoletano, di farse, fiabe, aforismi e testi di canzoni. La presentazione, ad ingresso libero, ha avuto inizio alle ore 17. Dopo l’immancabile saluto del presidente del C.M.A., Daniele Gogliettino, anch’egli scrittore e saggista, ha introdotto e moderato Giovanni Maddaloni, dottore di ricerca in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Intervallato dalle letture di alcune pagine del romanzo, a opera di Davide Inda, Maddaloni ha focalizzato l’attenzione dei presenti sul taglio storico e avventuriero del romanzo, mostrando come questo genere abbia riscosso notevole successo di pubblico negli ultimi quattro secoli, e sull’originalità del punto di vista narrativo, quello di Ketty – giovane e bella donna inglese, raccontato però da un uomo. A conclusione della presentazione l’intervento dell’autore che, dopo aver descritto l’aspetto emotivo e di stesura del romanzo, ha parlato della sua carriera con simpatici aneddoti. Sono seguite un gran numero di domande da parte del pubblico, accorso davvero numeroso, tanto da lasciare alcune persone in piedi in fondo alla vasta sala del C.M.A. Prigionieri della propria pelle, la trama Il romanzo racconta di un’avventurosa e drammatica storia ambientata nella seconda metà del XIX secolo attraverso tre continenti: Europa, Africa e Asia. È appunto la storia di Ketty, un’attraente inglese, che incontra, durante un viaggio in Africa, Songhai, un bellissimo uomo di colore, e se ne innamora. Qui si sposa e con lui ha una figlia di nome Victoria. Tutto sembra procedere per il meglio. Purtroppo Ketty deve abbandonare l’Africa per andare in patria, a seguito della notizia dell’aggravarsi delle condizioni di salute del padre. Dopo alcuni mesi, al suo ritorno in Guinea, scopre che il marito e la figlia sono stati catturati e deportati come schiavi in Louisiana. Inizia, così, un lungo calvario che la costringerà a commettere i reati più vari e a infrangere dapprima le leggi umane e poi anche quelle divine nel tentativo di riabbracciarli. Attraverso una narrazione spontanea e inarrestabile, l’autore ci mostra scenografie storiche, sociali e umane tanto lontane nel tempo, quanto attualissime per il vissuto dei protagonisti. Alle continue domande di Ketty sul significato del suo essere donna e del senso della sua vita, si contrappongono le sfide alle quali è chiamata, alla ricerca di una felicità che si rivela perlopiù transitoria. Il Centro Musica e Arte La presentazione si inserisce in una serie di incontri organizzati dal C.M.A., centro nato appena due mesi fa, che vogliono riportare l’arte, in generale, e la letteratura, nel caso specifico, in diretto contatto tra chi la produce e chi ne usufruisce. In una struttura elegante e funzionale, è possibile partecipare a eventi e laboratori, corsi, presentazioni e seminari, per scoprire che le emozioni hanno varie facce, passano attraverso storie e, a […]

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Attualità

Vomero: la “Notte per la Legalità” si tinge di rosso

La notte bianca del Vomero doveva essere una serata di monito, un evento denominato, non a caso,  “Notte per la Legalità”  proprio perché a farla da padrone doveva essere la parte “sana” della città, la Napoli dell’ospitalità, dell’arte e della cultura, quella di Totò, Massimo Troisi, Pino Daniele e tanti altri, la Napoli dei tantissimi cittadini onesti che la abitano e scelgono ogni giorno di onorare e dare lustro a una città che ha storia, onore e prestigio. Tutto questo doveva rappresentare la “Notte per la Legalità”: ore di festa come condanna alla Napoli della violenza, degli scippi, delle rapine, alla Napoli della cronaca nera. Doveva. Un “imperfetto” che in questa circostanza non ha solo valore di tempo verbale perché ancora una una volta la violenza ha macchiato di sangue  un evento, importante e significativo, che i napoletani onesti avevano organizzato e di cui stavano gioendo. Invece la prima pagina dei quotidiani, il giorno dopo, riporta l’ennesima pecca di questa  città, l’ennesimo episodio che scredita e inquieta Napoli. E getta fango, ancora una volta, sulle bellezze e sulle persone perbene del capoluogo campano. Si tinge di rosso “La notte per la legalità” Pochi minuti dopo la mezzanotte, tutte le migliori aspettative per una serata tranquilla, cessano di esistere.  Ci troviamo nei pressi della Scuola Vanvitelli, una delle strade più conosciute del quartiere, quando due gruppi di adolescenti, incrociandosi, iniziano ad insultarsi. I motivi della scintilla sono futili, ancora non del tutto chiariti. Una parola di troppo trasforma quello che era iniziato come un diverbio in una vera e propria rissa di sangue.   Nello scontro, infatti, vengono accoltellati due minorenni, uno di 15 e l’altro di 17 anni. Entrambi riportano ferite multiple e vengono trasportati d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli. Tempestivo l’intervento delle tante forze dell’ordine istituiti per l’evento. Il tutto si svolge davanti agli occhi increduli dei tanti passanti, costretti ad essere spettatori di un film cruento che non avrebbero mai voluto vedere perché nel messaggio di quella notte davvero ci credevano. Purtroppo adesso è l‘amaro quello che resta, l’impegno di chi per quest’evento ha utilizzato tante risorse è passato in secondo piano nel peggiore e più assurdo dei modi. Mentre voi giocate a ferirvi, l’animo di chi davvero ha sempre una speranza per la propria città,  si lacera. Noi, pastori di un presepe sempre più deturpato, ridotto in brandelli di speranza, ci appelliamo ad una canzone di chi Napoli l’ha amata sul serio: “Tanto l’aria s’adda cagnà“.

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Teatro

Teatro Sannazaro: la tradizione continua

Mercoledì 21 ottobre, il teatro Sannazaro presenta ufficialmente lo spettacolo: Morte di Carnevale. Quando si entra in ambienti del genere lo si fa sempre in punta di piedi, ed è proprio in punta di piedi che, entrando in luoghi di spessore culturale come il Teatro Sannazaro di Napoli, si è invasi dalla percezione della Tradizione artistica, degli antichi successi, dell’amore per la nobilissima Arte del Teatro. Si riesce per un attimo a fare un tuffo nel passato, a respirare la tensione provata dagli attori prima di andare in scena, ad immaginare le immense file al botteghino, a sentire l’eco degli applausi.  A rendere l’ambiente memore della sua tradizione contribuisce certamente la mostra Nino Taranto ha 100 anni, realizzata nel 2007 dal Professor Giulio Baffi, allestita nel foyer del teatro. L’esposizione si compone di cinquanta pannelli che ricostruiscono tutta la vita dell’Artista, dal giovanissimo debutto fino ai più grandi successi teatrali, cinematografici, musicali, e di alcuni oggetti appartenuti a Nino Taranto e che con lui hanno varcato le tavole dei grandi teatri. È proprio per mantenere vivo il ricordo dei protagonisti del nostro immenso patrimonio artistico che quest’anno il Teatro Sannazaro ha deciso di rendere omaggio al celebre Nino Taranto nel trentesimo anniversario della sua scomparsa: in questo stesso teatro infatti, il Signore della Scena è stato interprete di successi impareggiabili al fianco di Luisa Conte. Sarà il debutto dello spettacolo Morte di Carnevale, tre atti, con musica di Raffaele Viviani, programmato per domenica 25 ottobre 2015 alle ore 18.00 (in replica dal venerdì alla domenica, fino al 15 novembre), a dare il via alla stagione teatrale 2015/2016: uno spettacolo allestito con l’intento di rendere omaggio ai grandi artisti, una celebrazione del ricordo di Nino Taranto nel trentennale del suo addio, una grande sfida per un allestimento classico, con l’obiettivo di avvicinare al Teatro anche i più giovani, solitamente orientati verso la televisione e il cabaret. Una rivisitazione di uno spettacolo antico ma mai vecchio, che Lara Sansone, regista dello spettacolo, si è promessa di curare nei singoli dettagli, con l’intento di tramandare nel tempo l’enorme patrimonio lasciatoci in eredità. Dopo lo straordinario successo de La festa di Montevergine, la scelta di Lara Sansone è caduta proprio su Morte di Carnevale, un altro testo di Raffaele Viviani. “Ho accettato con immenso piacere” afferma Lara Sansone – “l’invito della Fondazione Taranto, nelle persone della signora Maria Taranto, figlia del grande Nino, e del nipote, Francesco De Blasio, di condividere il loro desiderio di ricordare il grande artista partenopeo” . In un teatro ricco di storia come il Sannazaro, la tradizione è divenuta un vero e proprio credo. Tra il Cast di attori presenti in Morte di Carnevale, non mancano nomi di spicco come: Lara Sansone, Tullio Del Matto, Ciro Capano, Lucio Pierri, Patrizia Capuano. Le musiche dello spettacolo sono state composte da Paolo Rescigno studio 52.  

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Attualità

CMA: l’arte nel cuore del Vomero

In occasione dell’inaugurazione del CMA-Centro Musica e Arte, sabato 12 settembre abbiamo incontrato il suo fondatore e direttore Daniele Gogliettino, storico dell’arte e musicista professionista, laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Napoli Federico II. Prima dell’intervista, Gogliettino ci mostra il Centro: una struttura innovativa, elegante, funzionale ed originale, composta da uno spazio espositivo per mostre, da una sala conferenze, uno studio artistico e tre ambienti adibiti per l’insegnamento della musica. Come e quando muove in te l’idea di un Centro per la valorizzazione dell’arte? Da alcuni anni al Vomero, come nel resto della città, è incominciato un processo di regressione culturale delle strutture presenti che è sotto gli occhi di tutti, a favore della diffusione di altri luoghi di intrattenimento. Da qui l’idea di rilanciare a 360° l’arte in una forma più concreta: quella di porre gli associati in diretto contatto con chi fa dell’arte la propria professione, che sia musica o pittura, scrittura o fotografia, e di imparare in modo attivo come in un grande laboratorio. Quali sono le idee che “bollono in pentola” del CMA? Il CMA. si muove in due direzioni: quello della ricerca e quello della formazione. Per la formazione abbiamo contattato un gran numero di docenti, tutti specializzati, per l’organizzazione di laboratori e corsi singoli o collettivi, sia per bambini che per ragazzi e adulti. Il nostro motto è “dai 4 ai 99 anni”, sperando che qualche ultracentenario non si offendi. Per la ricerca, invece, ci sono in programmazione una serie di incontri che spero favoriranno un dibattito nuovo sul territorio e coinvolgano un gran numero di persone. Ancora in pentola ci sono mostre, seminari, presentazioni, incontri con artisti e scrittori… Concretamente da lunedì 14 settembre qual è l’offerta del Centro? Avremo laboratori per bambini di musica e arte, per stimolare la loro creatività, corsi singoli di strumento, come chitarra classica e moderna, canto, pianoforte, sax, basso elettrico, batteria per tutte le età. Laboratori di musica d’insieme, laboratori di scrittura creativa e dialettale, di sceneggiatura teatrale e televisiva, corsi di pittura e disegno, corsi di scenografia presepiale, corsi di fotografia, di filmmaker e videomaker, di documentarista web e tv. Davvero tanto e altro ancora è in fase di programmazione. Inoltre speriamo di coinvolgere i tanti artisti presenti al Vomero e non solo, perché il C.M.A diventi una casa per tutti. CMA – Centro Musica e Arte Via Francesco Cilea 64 (Vomero, Napoli); 081 18579739/380 1416960

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Eventi/Mostre/Convegni

Suoni di Napoli, musica e talento sotto le stelle

Giovedi 3 settembre le mura del Maschio Angioino hanno ospitato Suoni di Napoli, un nuovo format ideato da tre realtà emergenti della discografia partenopea, Marocco Music, AreaLive e Full Heads. La serata, inserita nel ricco palinsesto della 26° edizione del Festival del teatro comico e del cabaret “Ridere”, è stata presentata da Peppe Underif, speaker di radio Crc, e ha visto esibirsi sul palco sei produzioni napoletane. Dal cantautorato al funky rap, la rassegna ha proposto una simbiosi di stili e generi diversi, incontratisi sotto il comune denominatore della valorizzazione della nostra terra. Suoni di Napoli, un viaggio musicale di quasi 3 ore Ad aprire la kermesse, le emozionanti note di Tommaso Primo, giovane cantautore posillipino che ha deliziato gli spettatori con quattro brani, di cui due tratti del suo primo Ep, “Posillipo Interno 3”. Il suo LP d’esordio, prodotto da Full Heads/AreaLive, sarà, invece, disponibile da novembre. A seguire, è toccato a Pepp-oh salire sul palco. Punta di diamante della crew G.A.S. Family, il classe 89 ha quest’anno pubblicato con l’etichetta Full Heads il suo primo progetto ufficiale solista, l’LP “Sono un cantante di Rap”. Il repentino cambio di sonorità non ha certo deluso il pubblico che si è fatto trasportare dalla grinta del rapper, accompagnato, per l’occasione, da Angelo Geko. Terzo protagonista di una serata ricca di spunti e buona musica, è stato Maldestro. Il cantautore di Scampia ha delineato, con la poetica rabbia dei suoi testi, il quadro catastrofico in cui la società è incorniciata. Società che, in brani come “Sopra il tetto del Comune”, è vista come passiva e incapace di reagire con la giusta fermezza ai drammi quotidiani.  Dopo una breve pausa, è il rock d’autore degli Epo a rubare la scena. Ciro Tuzzi e il suo gruppo nato del 2000 hanno portato ai piedi del Maschio Angioino il loro sound unico ed originale, confermando di essere, ancora una volta, dei musicisti di prim’ordine. In chiusura, “Suoni di Napoli” ci ha regalato due straordinarie performance. Pier Paolo Polcari e l’italo – greca Marina Mulopulos, entrambi con un passato negli Almamegretta, hanno portato sul palco i loro progetti da solisti. Progetti fondati su uno stesso principio: l’intreccio e la fusione con i suoni del Mediterraneo. Gli applausi al tastierista e compositore hanno chiuso degnamente una manifestazione che si spera essere solo al debutto, Napoli e i suoi talentuosi musicisti hanno un bisogno disperato di format come questo. Marcello Affuso & Roberta Amato [custom_author=admin]

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Musica

Underif: Mast lov mi I

Giovedì 9 Luglio Norule Studio Label, in collaborazione con Radio Crc Targato Italia, ha presentato il primo “Norule radio case”. Il progetto apre i battenti con l’esibizione live di Underif in diretta dagli studi principali della radio. Negli studi di radio CRC inizia la diretta e le parole diventano musica, raggiungono l’anima.  Le parole dei testi di Underif sono quelle che vorremmo dire ogni giorno a noi stessi, quelle che pensiamo prima di andare a letto quasi per iniziare il giorno dopo con uno spirito diverso. Sono le parole di un ragazzo comune che condivide la passione per il Rap, per l’hip-hop, per la radio.  Underif, Giuseppe Campana, è riuscito ad essere “Invincibile” proprio come il titolo di una sua canzone presente nel progetto, a raccontarci la sua anima trasportandola attraverso la sua voce, facendola scorrere nelle parole dei suoi brani.  Nei brani presentati in Mast lov mi capitolo 1 si affrontano argomenti come il vero rapporto con se stessi, quello più complesso, l’amore universale che Underif ci descrive in “Simone”, o quello sofferto descritto in “Sul rind e suonn”. Una serata piena di emozioni degna dell’impegno messo nel progetto, un doveroso plauso da parte mia va anche a chi con grande bravura ha accompagnato senza mai deludere gli ascoltatori Underif nei suoi testi : Geko, Habram, e alle chitarra Elio DN. Di seguito due domande fatte ad Underif, sulle principali tematiche del suo progetto: Nei testi di mast lov mi è presente spesso l’immagine dello specchio, inteso come introspezione o l’esigenza di comunicare con noi stessi, che significato ha per te? Lo specchio ha per me un significato molto importante che è quello della conoscenza della propria persona. Spesso la gente ama guardare i difetti altrui per sopperire alle proprie mancanze. Lo specchio non dice bugie, siamo di fronte a noi stessi e a noi stessi non possiamo mentire. Lo specchio rappresenta il mio esame di coscienza. Hai spiegato ai radioascoltatori che in un punto della tua vita avevi bisogno di una nuova dimensione con te stesso, puo essere mast lov mi il punto di rinascita? Mast Lov Mi è assolutamente un punto di rinascita, di ripartenza sia da un punto di vista musicale e sia da un punto di vista personale perchè nei testi delle canzoni ho voluto scacciare via parecchi scheletri nell’ armadio, ed era un vero peccato fargli prendere polvere. Avevo bisogno di sfogarmi, di sentirmi importante, di poter godere di qualcosa che fosse mio a 360 gradi. Per me quest’ anno un periodo di grandi cambiamenti, e avevo bisogno di nuovi stimoli per crescere ed evolvermi. Questo progetto mi ha fornito nuova benzina per il fuoco della mia passione che sento ancora più vivo e forte nel mio cuore, nella mia testa e nella mia anima. “MAST LOV MI Capitolo 1″ è disponibile in freedownload su www.norule.it. Scarica MAST LOV MI 1 da qui: https://goo.gl/dpo2M3 Rec, Mix & Master a cura di Fabio Caterino & Andrea Pollastro per Norule Studio Label. Female Voices: Gaia Lena Cota -Underif: Mast lov […]

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Notizie curiose

“Ken in Black”: che la fantasia abbia inizio

Quante volte da bambini abbiamo inventato delle vere e proprie storie con le nostre bambole preferite? Ken e Barbie rappresentavano il modello della famiglia perfetta, prendevano vita nei pomeriggi dopo scuola, magari in compagnia di qualche amichetta.  Avevamo un vestito, una pettinatura e una location per ogni occasione. Con il passare degli anni le bambole della nostra infanzia sono ormai un nostalgico ricordo sopra ad uno scaffale.  C’è però qualcuno che da questo ricordo ne ha tratto una vera e propria idea, di quelle più bizzarre: mettere in vita Ken e Barbie in simpatici fotoromanzi con tanto di vignette. “Ken in Black” è infatti una pagina Facebook in cui potremo ammirare le più esilaranti storie che hanno come protagonisti le nostre bambole del cuore.  Abbiamo conosciuto meglio l’autrice, una pagina del genere è davvero degna di nota!  Ken in Black, l’intervista Come nasce Ken in Black? e perchè? Ken in Black nasce dalla mia voglia di mettere in pratica la mia idiozia e il mio senso dello humor perverso! Un giorno vedo le Barbie di mia cuginetta buttate in giardino e piene di terra, sembravano seriamente dei cadaveri. Così mi viene in mente di fargli una foto e postarla su un social network per ridere, alla fine mi ritrovo a fare un fotoromanzo, non so nemmeno io perché! Qual’è l’aneddoto più esilarante dalla creazione di questa pagina? Direi appunto l’ispirazione nata dal vedere le bambole di mia cuginetta trattate in quel modo, come potrete anche notare dai fotoromanzi, a volte vengono fuori personaggi veramente messi male e distrutti! E quello più emozionante? È stato emozionante quando dopo aver fatto il video di Barbie Paolina, la stessa pagina di Real Time ha condiviso il mio elaborato, mi ha fatto davvero piacere ed è anche grazie a loro che il pubblico ha iniziato ad allargarsi!   Cosa significa gestire una pagina come Ken in Black ? Significa trovare più tempo di quello che serve per gestire la maggior parte delle pagine facebook. Per fare fotoromanzi e video ci impiego davvero tanto, sono molto pignola e voglio sempre che le inquadrature mi escano come si deve, di conseguenza è molto impegnativo. Voi direte “ma chi te lo mette a fare?” questo non lo so nemmeno io. So solo che vedendo le risate e i messaggi di complimenti che mi arrivano mi sento ripagata così! Hai altre idee originali per il futuro? Per ora continuerò con quello che ho sempre fatto, fotoromanzi video et similia, sempre con l’inserimento di nuovi personaggi e nuove storie!  “Ken in Black”: che la fantasia abbia inizio. 

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Attualità

HIV: un nemico da prevenire

L’errore maggiormente commesso dalle vittime dell’HIV risiede nell’ignoranza stessa verso il virus, le vie di contagio e la prevenzione. Conoscere la malattia è infatti l’unica vera protezione contro di essa, l’erronea conoscenza aumenta il rischio di contagio che in caso contrario può essere prevenuto al 100 % Ecco alcune informazioni per affrontare l’argomento in modo più consapevole. –QUALCHE NOZIONE SCIENTIFICA L’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia provocata dall’HIV, un virus che aggredisce il sistema immunitario umano. Nelle persone affette da AIDS il sistema immunitario non è più in grado di difendere l’organismo dalle malattie e il processo degenerativo prosegue fino alla morte del paziente a causa delle infezioni cosiddette “opportunistiche”. Non esiste una cura o un vaccino per eliminare definitivamente l’HIV dal corpo. Le persone che contraggono il virus HIV (sieropositive) non sono malate di AIDS, anche se sono destinate a diventarlo in assenza di cure adeguate. Soltanto quando il livello dell’infezione (viremia) supera una determinata soglia, il soggetto è considerato malato di AIDS. –ATTENZIONE ALLE FALSE CREDENZE L’HIV si trasmette attraverso lo scambio di fluidi corporei infetti, in qualsiasi stadio della malattia. Sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali e latte materno sono fluidi che possono veicolare efficacemente il virus. La saliva non è fra questi, dunque è una falsa credenza che l’infezione da HIV possa contagiarsi tramite il bacio a meno che non ci siano ferite consistenti all’interno della mucosa orale. L’HIV non si contagia con comportamenti sociali quotidiani. È del tutto privo di rischi stringere la mano a una persona sieropositiva, abbracciarla, condividere con essa cibo, abiti o altri utensili (tranne quelli che possono avere avuto contatto occasionale con il sangue, come rasoi e spazzolini da denti). Una persona sieropositiva non trasmette il virus con la tosse, starnutendo, o nuotando nella stessa piscina. È infondata anche la credenza che le zanzare possano veicolare l’HIV pungendo in successione persone malate e persone sane. -L’HIV E IL CONTAGIO SESSUALE La modalità più frequente di trasmissione dell’HIV è per via sessuale, perché durante un rapporto sessuale non protetto vi è il massimo scambio possibile di fluidi corporei, soprattutto quando si verificano circostanze aggravanti (ferite dell’apparato genitale, malattie veneree, sesso anale o forme violente di penetrazione). Le ragazze più giovani sono particolarmente esposte al contagio perché un apparato genitale immaturo è fisiologicamente più soggetto a ferite e infezioni. Le malattie a trasmissione sessuale (MTS) sono un fattore di rischio particolarmente elevato (da 5 a 10 volte superiore alla media) di contrarre o trasmettere l’HIV. I soggetti consapevoli di avere queste infezioni dovrebbero avere esclusivamente rapporti sessuali protetti (con preservativo o senza penetrazione), informare il partner e provvedere a curarsi. Il rischio di trasmissione dell’HIV/AIDS per via sessuale può essere ridotto se il soggetto si astiene dal sesso, se ha rapporti non protetti esclusivamente con un partner non infetto, se pratica soltanto sesso sicuro (con preservativo o senza penetrazione). Fra queste tre modalità di prevenzione, l’unica assolutamente certa è, per ovvie ragioni, l’astinenza. Secondo i dati Unaids l’Italia avrebbe il primato primato negativo  in Europa occidentale: circa […]

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Attualità

Cantastorie al Teatro Cilea: Lino Volpe

Un vero e proprio amore per la musica e l’interesse di mantener immortale la memoria della canzone napoletana, quello che spinge Lino Volpe, artista napoletano, a diventare un “Cantastorie di altri tempi”. “Spassatiempo” è il titolo dello spettacolo in cui l’artista si esibirà in un’unica data il 17 maggio alle ore 19:00 al Teatro Cilea di Napoli. Si tratta di un percorso che vede protagonisti i testi che hanno reso Napoli e la canzone napoletana nota nel mondo. Da Raffaele Viviani con “O’guappo nammurato” a E.A.Mario con “Canzone appassiunata”, da Libero Bovio a Salvatore di Giacomo, senza tralasciare particolari brani della cultura pugliese, siciliana o calabrese. La fusione dei brani della tradizione meridionale italiana e i racconti ironici con una morale nascosta, accompagneranno l’artista attraverso il suo viaggio nell’universo dello “Spassatiempo”. Da dove nasce la sua passione per la musica? Da sempre direi, poi è diventata studio, e nel corso della mia vita si è trasformata in un vero e proprio lavoro. In famiglia mi hanno sicuramente influenzato mio nonno, un batterista cantante nato alla fine dell’800 e mio padre, che è stato un grande appassionato di canzoni napoletane. Cosa significa essere un “cantastorie di altri tempi?” La definizione è di Gianni Occhiello, uno scrittore e giornalista, che qualche anno fa, commentò così un mio spettacolo. È una definizione che amo molto e che racconta bene quello che faccio sul palco. Il filo conduttore delle mie esibizioni, alterna musica e parole intrecciandole in un’unica trama narrativa. Il centro del mio interesse è la memoria, raccontata attraverso commedie nelle quali rivisito le trasformazioni che il tempo inevitabilmente apporta ad ogni cosa. Ci può dare un assaggio del suo “Spassatiempo”?  Spassatiempo è un recital, che affonda la sua struttura nel Teatro/Canzone, quindi in scena alternerò monologhi, spero divertenti, a canzoni tratte dell’ enorme catino della canzone classica napoletana, durante lo spettacolo eseguirò brani di E.A. Mario, Libero Bovio, Salvatore Di Giacomo e Raffaele Viviani. Sul palco mi accompagnerà una formazione di 4 elementi, Spassatiempo è anche un cd che ho registrato quest’inverno e che presenterò in anteprima al Teatro Cilea di Napoli.  Quali sono i suoi progetti per il futuro? Per il futuro? Molte cose bollono in pentola, il progetto che mi sta prendendo di più riguarda la scrittura della colonna sonora, di un progetto teatrale, al quale sto lavorando insieme a Franco Ponzo. È uno spettacolo che vedrà ancora uno volta Napoli al centro della mia attenzione, è un lavoro al quale tengo molto, e che spero vedrà la luce quanto prima. -Cantastorie al Teatro Cilea: Lino Volpe-

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Musica

Intervista a Pepp-Oh, rapper napoletano

Pepp-Oh, al secolo Giuseppe Sica, classe ’89, scopre il Rap e la cultura Hip-Hop all’età di 13 anni. Influenzato da suoni quali Reggae, Funky, Blues,comincia per gioco con amici a “freestyle-are” in macchina. Col passare del tempo, insieme agli amici di una vita inizia a “giocare sul serio” e registra le prime strofe. Nel maggio 2012 quello che sembrava solo un gioco inizia a diventare una vera e propria famiglia,e dall’unione di altri appassionati e talentuosi giovani nasce la G.A.S (GamesAndSeriousness) Familiy. Il 9 marzo 2015 è la data ufficiale dell’uscita del suo primo progetto ufficiale solista denominato “Sono un cantante di Rap”, un LP composto da 15 tracce, curate da Fabio Shadaloo per quanto riguarda il Mixing & Mastering,edito e distribuito da Full Heads e Audioglobe.  “Sono un cantante di rap” è un viaggio nel mondo del cantante, un concentrato di Funk e Soul mai lontani dal “Neapolitan Power” Un inno alla musica quello di Pepp-oh. Un modo per esprimere amore in ogni sua forma, l’amore platonico, quello viscerale e fisico, quello che ti fa perdere il senno, evidenziando il potere dell’amore e l’importanza della musica in quanto vessillo dell’amore stesso. Cosa significa “essere un cantante di rap” in una realtà come la Napoli di oggi?  Essere un “cantante di Rap” nella Napoli di oggi è un po’ come poteva essere fare il Blues in un’epoca di “fronna ‘e limone” della Napoli a noi antecedente; è un dare libero sfogo alle sensazioni che si vivono sulla pelle senza alcun paletto, senza dover per forza seguire un qualche registro comunicativo. “Cantare il Rap” è la forma che prediligo perché nella mia realtà, musicale e non, permette di essere libero o quanto meno un po’ più sciolto rispetto a chi si vincola dietro un genere musicale piuttosto che una maniera vera e propria, a mio modo di vedere limitante, di scrivere o solo pensare il rap e la musica in generale; è la mia visione delle cose, la mia espressione di ritmo e messaggio, il mio modo di vivere la musica. Dove nasce la scelta del titolo “Sono un cantante di Rap” ? La scelta viene da un vero e proprio stato naturale delle cose; è quello che sono, è quello che faccio, canto il rap. Lo canto nelle strofe, all’interno delle quali spesso inserisco incisi cantati per puro gusto personale e anche per alternare  parole a melodie, lo faccio nei ritornelli. Proprio per la questione “ritornelli” esce fuori questo Cantante di Rap. Sin da subito sono stato considerato l’uomo ritornello, “quello del ritornello” che, attenzione, io considero un pregio (certo, faccio anche altro…) e in una scena che parla molto ma canta poco potrebbe passare come un’assurdità. Ebbene si, “Sono un cantante di Rap” viene proprio da tutto questo, dall’espressione della melodia che in quanto partenopeo, considero parte del mio DNA. Il titolo in questione è anche un riferimento, giacchè amo fare citazioni, a chi è venuto prima di me. Tony Joz in una sua strofa di un pezzo targato 13 Bastardi riportò per […]

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Teatro

KOMIKAMENTE al Teatro Diana

Ieri 25 Marzo 2015 al Teatro Diana di Napoli è andato in scena KOMIKAMENTE. KOMIKAMENTE è un cantiere aperto ideato da Michele Caputo dove aspiranti comici lavorano insieme per costruire e inventare un nuovo intrattenimento in città, cercando di realizzare il sogno di calcare i grandi palcoscenici del cabaret. Michele Caputo è un attore napoletano già noto al pubblico per le sue innumerevoli partecipazioni tra cui va annoverata quella a Zelig Circus. KOMIKAMENTE ruota intorno alla passione condivisa dei giovanissimi partecipanti a questo spettacolo, alla voglia di riuscire a comunicare, attraverso l’arte, il proprio spirito comico. Presentatori della serata sono stati lo stesso Michele Caputo affiancato da Benedetta Valenzano. Un mercoledì all’insegna del cabaret quello del Teatro Diana: un susseguirsi di comicità napoletana con l’intento di arrivare al cuore del pubblico trattando argomenti quotidiani in chiave ironica.  L’effervescenza, la freschezza e l’immediatezza degli artisti di Komikamente conducono il pubblico alla risata, coinvolgendolo nello spettacolo. La serata all’insegna del divertimento viene aperta da due giovani proposte alle quali è affidato il compito di rompere il ghiaccio e la cosiddetta “quarta parete teatrale”. Gli argomenti, trattati in modo scherzoso, oscillano dall’ironia sui social network, al tormentato rapporto uomo-donna e, in particolare, si focalizzano su quello tra moglie-marito. Ad intervallare i monologhi comici ci pensa, invece, un vero e proprio numero di magia, che fa sognare il pubblico con la comparsa di innumerevoli colombe bianche. Esilaranti e degne di plauso anche le imitazioni di noti personaggi televisivi come Barbara D’urso e Mara Venier. Non può mancare un’ironia genuina sul clero: senza mai essere offensivi, infatti, gli artisti divertono il pubblico con battute esilaranti. I monologhi, rapidi e incisivi,  sono adattati perfettamente al contesto brillante dello spettacolo. Se in alcuni sketch prevale la comicità di marca partenopea, in altri la comicità  assume un tono surreale e magico. Un pubblico vasto e vario quello presente in sala. Uno spettacolo, quindi, alla portata anche dei più piccini. Il compito di concludere la serata tocca ad un ospite d’eccezione: Lucio Caizzi. L’artista tiene desta l’attenzione degli spettatori parlando del popolo italiano e dell’ironia che lo contraddistingue. Uno spettacolo dalla durata di due ore in cui la spensieratezza regna sovrana. Un mercoledì diverso quello al teatro Diana. Una vera e propria sfida quella degli artisti di KOMIKAMENTE: mantenere vive le origini del Cabaret senza rischiare di essere banali. KOMIKAMENTE al teatro Diana

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Attualità

L’8 Marzo si tinge di prevenzione

In Italia, ogni anno si manifestano circa 3.500 nuovi casi di Tumore al collo dell’utero. Il Tumore al collo dell’utero è causato principalmente dal Papilloma virus (HPV), che si trasmette per via sessuale.  È fondamentale ricordare che la maggior parte delle donne al quale è stata diagnosticata un’infezione da HPV non sviluppa il tumore della cervice. I tumori di questo genere sono curabili al 98% se fatti degli screening appositi per tempo. La prevenzione è una delle migliori armi per vincere il cancro. L’importanza del concetto di prevenzione ha iniziato ad essere considerato soprattutto negli ultimi decenni, con l’allungamento della vita media e stili di vita differenti. Perchè prevenire? Sicuramente, uno degli obiettivi fondamentali della campagna di prevenzione, è quello di ridurre al minimo il tasso di mortalità o il rischio di sviluppare il cancro. Come Prevenire? Le vittime del cancro sono in continua crescita. Secondo una stima, è possibile però prevenire circa il 40 % dei tumori adottando uno stile di vita corretto (evitare alcolici, fumo, ed eseguendo un’alimentazione equilibrata) e sottoponendosi annualmente a controlli. Inoltre limitare il numero dei partner sessuali e cercare di avere rapporti protetti, restano due consigli utili per la prevenzione.  In quali pazienti si manifesta? Nelle donne la frequenza di diagnosticare un cancro al collo dell utero, può variare secondo l’età: Dai 20 ai 40 anni i tumori femminili costituiscono una rarità. È tra i 40 e i 50 anni che si registra un primo aumento dell’incidenza dei tumori femminili. Tra i 50 e i 60 anni si è riscontrato un picco di incidenza dei tumori femminili, è molto importante quindi sottoporsi a programmi di prevenzione. Il pap-test rimane, ad oggi, lo strumento più efficace per una diagnosi di tumore al collo dell’utero. È un esame proposto a tutte le donne fin dall’inizio dell’attività sessuale dai 21 anni d’età. Può essere eseguito anche nelle donne vergini (esistono forme, rare, di tumore della cervice uterina che non dipendono dal virus dell’HPV, trasmesso sessualmente). Il test si ripete una volta ogni tre anni,secondo indicazione medica.  A questo proposito dall’8 Marzo al 2 Maggio presso l’ospedale Pascale, Istituto Nazionale Tumori di Napoli , è possibile effettuare Pap-test gratuiti. Lo screening per il carcinoma della cervice uterina mediante il test di Papanicolau (Pap-test) viene offerto alle donne dai 25 anni in su.  Per prenotarsi è sufficiente mandare un’ e-mail all’indirizzo cup@istitutotumori.na.it.  Il progetto è stato curato da Stefano Greggi, direttore del reparto di Ginecologia dell’Istituto Pascale di Napoli.   L’8 Marzo si tinge di PREVENZIONE

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Luca Buongiorno e il “Mostro”

Luca Buongiorno, giovane attore napoletano è il protagonista del nuovo corto “Un mostro chiamato ignoranza” “Un Mostro Chiamato Ignoranza” è un cortometraggio che affronta con delicatezza il tema dell’amore gay e delle       adozioni, ponendosi l’obiettivo di voler combattere  l’ignoranza, intesa nel vero senso della parola nei confronti  dell’amore gay.  Come nasce la tua passione per il cinema? La mia passione per il cinema nasce sin da piccolo. Non mi recavo spesso al cinema, ma adoravo registrare i film e scrivermi le battute, cosi da poter interpretare quelle parti. Con il tempo mi sono reso conto che questo gioco era una vera e propria passione. Avere la possibilità di interpretare ogni volta un ruolo diverso, è un viaggio che riesce a farmi provare sensazioni che forse nella mia vita non potrei mai provare. Sono laureato in psicologia e questo mi aiuta molto nello studio di ogni mia interpretazione. Ricerco nella vita le emozioni, e quale miglior modo se non quello di entrare in contatto con altri personaggi? Quanto è significativa la tua esperienza come protagonista nel corto “Un mostro chiamato ignoranza”? Per me è stata realmente molto significativa. L’idea di poter interpretare un padre, di sentire anche se per poco quel bambino mio, mi elettrizzava. Anche durante le scene drammatiche, ero entrato nella mentalità di voler salvaguardare a tutti i costi mio figlio. Mi sono recato sul set 10 giorni prima per costruire un rapporto con i miei colleghi, così da creare la giusta intesa, per apparire più veri possibile. Ho imparato anche a conoscere i bisogni di un bambino di due anni che vedeva tutto come un gioco. Luca, tu cosa ne pensi di questo “mostro”? Come dice la parola stessa, è pur sempre un “mostro”. Qualcosa di negativo, di spaventoso, che spesso viene erroneamente nascosto. Il mio personaggio, Marco, non viene accettato dalla famiglia e non vuole combattere questa situazione perché è felice di avere suo figlio e suo marito al suo fianco. Invece no! Non è il giusto atteggiamento, accantonare il mostro non è la soluzione per sconfiggerlo. Siamo una goccia nell’oceano, ma pur sempre indispensabile. Luca ma “qual è il problema”? Per quanto mi riguarda non c’è nessun problema. L’omosessualità esiste sin da sempre, la sessualità è un orientamento. La società retrograda vuole far capire che esiste un problema, inculcando la propria mentalità. I tuoi progetti futuri? Certamente c’è la volontà di far girare il cortometraggio. Per quanto mi riguarda, invece, ho tanti progetti che riguardano la sfera teatrale e cinematografica, ma è presto a parlarne. Luca Buongiorno e il “Mostro”

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