I manga sono il prodotto maggiormente consumato e apprezzato della cultura giapponese di questo secolo. Le vendite e la fruizione di forme d’intrattenimento alternative ma strettamente legate al mondo del fumetto, come prodotti d’animazione e adattamenti televisivi o cinematografici di opere preesistenti, hanno registrato una strabiliante impennata dal COVID in poi. L’editoria a fumetti, che nell’immaginario comune appare ancora come un luogo fantastico dove gli artisti possono realizzare i loro sogni, è in realtà ancora caratterizzata da scadenze impossibili da rispettare e ritmi di lavoro disumani; sono numerosi i casi di burnout e tentativi di suicidio per uscirne. Ne sono i principali portabandiera (anche se non sempre in maniera attiva) Miura Kentarō, Togashi Yoshihiro, Yazawa Ai, Inoue Takehiko, Oda Eichirō e tanti altri talenti messi a dura prova dall’intollerabile livello di stress portato dalla loro professione.
Un caso particolarmente interessante, tuttavia, è quello di Azuma Hideo (Olympus no Pollon, Nanako SOS…). Addentriamoci nella sua storia!
Azuma Hideo: Il diario della mia scomparsa
Il sensei Azuma, tramite la sua opera del 2005 Il diario della mia scomparsa, ha illustrato, senza filtri, la frustrazione e lo sfinimento mentale e fisico che era arrivato a provare a causa dei ritmi di pubblicazione della sua casa editrice.
Dopo la manifestazione della volontà suicida e il peggioramento del suo alcolismo, seguì un periodo di latitanza, in cui scappò di casa per vivere come un senzatetto. Si tratta di un volume singolo, edito in Italia da Jpop, incentrato sulle vicende di quei mesi di stenti e organizzato in una serie di storie autoconclusive. Il percorso dell’autore, che decide consciamente di imparare a vivere come un clochard in Giappone, è descritto in maniera incredibilmente minuziosa. Decide di includere qualsiasi evento, dalla ricerca di scarti di cibo e sigarette al suo tentativo di suicidio in preda ai fumi dell’alcool (potrebbero essercene stati altri ma è l’unico di cui siamo a conoscenza).
Una delle caratteristiche più peculiari de Il diario della mia scomparsa è la giustapposizione, a tratti disorientante, dello stile grafico tipico del Maestro, in Italia ben conosciuto per la celebre serie animata C’era una volta… Pollon (おちゃめ神物語コロコロポロン, 1982-1983), con i temi incredibilmente seri e oscuri che tratta nella sua opera autobiografica. È una lettura unica ed estremamente singolare: il tono demenziale con cui sono raccontate le situazioni vissute da Azuma Hideo nel suo periodo di latitanza lasciano il lettore spaesato. È giusto ridere di un uomo che è stato portato a una decisione così inusuale e complicata da un problema strutturale legato al mondo del lavoro? Nonostante l’impianto comico e arruffone, questo manga spinge a riflettere su un problema che, prima di allora, non era mai stato raccontato allo stesso modo.
Altre testimonianze
Se si parla delle ingiustizie dell’editoria a fumetti giapponese, oltre all’intrigante caso di Azuma Hideo, è necessaro anche ricordare quello del papà di Berserk, Miura Kentarō (三浦 建太郎), venuto a mancare nel 2021, a soli 54 anni.
La testimonianza diretta di un autore è sicuramente più incisiva rispetto a tutte le ipotesi e le illazioni che potrebbero venir fuori studiandone la vita. A seguire, quindi, abbiamo selezionato una raccolta di commenti emblematici del compianto Miura, inseriti come extra tra le pagine del suo magnum opus:
«Negli ultimi due mesi, ho dormito in media meno di quattro ore a notte.» (1993)
«Se non vedo persone per molto tempo, la mia bocca non funziona più come dovrebbe.» (2002)
«La mia vita è un disastro, fatta solo di manga. Ma non può essermi restituita, quindi andrò avanti!» (2006)
«Nemmeno quest’anno sono stato in grado di vedere i fiori di ciliegio.» (2011)
Conclusione
La speranza che, un giorno, questa tendenza autodistruttiva possa estinguersi è minacciata da una società che, nonostante il forte desiderio di migliorarsi, è ancora ostacolata da meccanismi primordiali che trascurano la centralità della sofferenza umana, favorendo lo sviluppo di una società emotivamente claudicante e impenetrabile. Sebbene, grazie al sacrificio dei grandi talenti sopracitati, oggi ci sia una maggiore consapevolezza della radice del problema, serviranno costante impegno e azioni incisive e mirate per cambiare il corso degli eventi.
Fonte dell’immagine: Edizioni Jpop