Giacomo Pietoso al PAN: Blind Art (20 agosto-1 settembre)

Giacomo Pietoso

La mostra Blind Art dell’artista Giacomo Pietoso al PAN (20 agosto-1 settembre), a cura di Anna Esposito e Monica Picardi.

«Per creare arte non c’è bisogno della vista, è sufficiente una visione». L’artista non vedente Giacomo Pietoso concentra in un aforisma lo spirito della sua opera. Dal 20 agosto il PAN (Palazzo delle Arti Napoli) ospita i suoi quadri, ma Pietoso non si dedica solo alle arti figurative. Gli acrilici intrattengono un rapporto imprescindibile con la scrittura. Poesia e pittura trovano la comune origine nello stato d’animo dell’artista: Pietoso definisce la sua arte distintiva, emozionale. I due linguaggi, poetico e pittorico, sono un mezzo di rappresentazione della bellezza che lo circonda.

Giacomo Pietoso ha perso la vista in un incidente. L’artista descrive l’evento traumatico come un momento necessario di svolta: «benedico quel giorno, quando ho preso in mano la mia vita». L’incidente e la disabilità hanno portato con sé un insegnamento necessario: bisogna vivere, non sopravvivere. L’artista acerrano è diventato così un esempio di forza e uno dei talenti di cui la sua città continua con fierezza a testimoniare l’opera.

L’esposizione temporanea al PAN raccoglie quarantadue opere di Giacomo Pietoso provenienti da dodici collezioni: Mrs. Dream ha per protagonista una figura femminile libera, che vaga leggera in campi di grano e in sottoboschi; Vita raccoglie le rappresentazioni di una natura fresca, i cui elementi perdono i loro contorni definiti, confondendosi con i sottofondi colorati; nella collezione Primavera prevale il glicine, che viene associato ai suoni stagionali in un’armonia sinestetica. Di maggiore complessità la collezione Musica, nella quale sono raccolti alcuni ritratti di strumentisti. Come per Primavera, la pittura è associata al suono: uno dei quadri è dedicato alla canzone Ehi Joe. A ogni strumento è associato un suono, e a ogni suono è associato uno specifica tecnica compositiva: si passa dal caos ispirato dai toni jazz de La trombettista e de La sassofonista con il turbante, allo sfondo monocromatico che contorna La flautista e L’uomo che suonava il violino. La seconda sala è dedicata alle opere di gusto partenopeo. Alla collezione Massimo Troisi, che ha per oggetto il film Il postino, si associano le collezioni Presepe, Colori di Napoli, Il caffè, Pulcinella, Vele al mare. La seconda sala è anche sede delle figure dai toni carnevaleschi delle Ninfe e della collezione Alberi della vita.

L’opera di Giacomo Pietoso è oggi raccolta in un catalogo già acquistabile in libreria, edito da Giorgio Mondadori per la collana di arte e letteratura. Ai quaranta dipinti si affiancano quaranta poesie e aforismi dell’artista. Il titolo del libro, L’albero della vita, riprende un soggetto ricorrente nella pittura di Pietoso: la natura. Lia Bronzi, a proposito di tale immagine, ricorda che l’albero, come l’uomo, attraversa le diverse stagioni della vita. Nel canto XVIII del Paradiso di Dante, l’albero di cui parla Cacciaguida si nutre dalla cima e non dalle radici, producendo frutti e non perdendo mai le foglie. Allo stesso modo l’albero di Pietoso simboleggia la spiritualità e la forza estensiva verso l’alto che continua ad animare l’opera dell’artista. Per Vittorio Sgarbi, autore di uno dei due testi critici introduttivi, Giacomo Pietoso «costruisce dall’interno all’esterno: dall’anima direttamente alla realtà, senza mediazioni. Questo produce una ribellione dello spirito contro la materia e quindi gli “occhi dell’anima” sono la base di partenza della sua poetica. L’occhio interno si sostituisce a quello esterno».

Giacomo Pietoso, nel suo stile “semplice”, cela la complessità di un’esperienza segnante.

Immagine: Facebook

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