Slow fashion: 3 step per fare la differenza

Slow fashion: 3 step per fare la differenza

Uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni è stato quello riguardante il fast fashion, cosa comporta e chi sono le principali vittime che ne subiscono le disastrose conseguenze. All’interno di questo contesto complesso, è importante riflettere su come possiamo fare la nostra parte per contribuire positivamente. Ma noi cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per cercare di contribuire in maniera positiva a questo problema che non smette di crescere? A dirla tutta un metodo ci sarebbe e questo prende il nome di slow fashion ovvero Moda lenta, in estrema opposizione con l’ultra Fast fashion che invece si basa su un tipo di moda detto veloce in quanto il suo scopo principale è quello di vendere le più grosse quantità di abbigliamento nel minor tempo possibile. La slow fashion, invece, ci invita a fermarci, riflettere e scegliere con consapevolezza.

Le differenze tra fast fashion e slow fashion

La differenza fondamentale tra fast fashion e slow fashion è l’approccio alla produzione e al consumo. Il fast fashion si concentra sulla produzione di massa di abbigliamento a basso costo per incontrare rapidamente le ultime tendenze. Questo spesso coinvolge pratiche insostenibili che danneggiano l’ambiente e sfruttano i lavoratori. Al contrario, lo slow fashion si focalizza sulla qualità e sulla sostenibilità, producendo capi che durano nel tempo e che sono prodotti in modo etico, impiegando materiali naturali e riciclati. Mentre il fast fashion contribuisce alla domanda costante di nuovi abbigliamenti, lo slow fashion promuove l’acquisto ponderato e consapevole, incoraggiando i consumatori a investire in pezzi di valore durevole.

Ma qual è l’obiettivo dello slow fashion?

Sicuramente, il principio di fondo dello slow fashion rappresenta un cambiamento che riguarda l’approccio alla moda, cioè, arrivare ad avere maggiore consapevolezza di ciò che indossiamo, imparando a prediligere l’acquisto di capi d’abbigliamento che siano sostenibili e soprattutto creati in maniera etica e rispettosa nei confronti dei lavoratori. Al contrario, coloro che vengono altamente sfruttati dall’industria fast fashion si trovano a dover lavorare in condizioni misere. Adottando questa visione, lo slow fashion mira a cambiare le abitudini di consumo, promuovendo una moda che non solo rispetta l’ambiente ma valorizza anche le competenze artigianali. Questo movimento ispira un approccio più personale e responsabile, valorizzando storie e talenti sommersi.

Lo slow fashion produce vestiti che hanno delle caratteristiche ben precise come, ad esempio, il fatto che tutti i capi prodotti devono essere realizzati con materiali 100% sostenibili e quindi realizzati senza l’uso di tessuti di origine animale. Inoltre, devono essere il frutto di una manodopera che verta su principi che siano quanto più vicini a ideali quali la parità dei sessi, adeguate condizioni di lavoro e un salario minimo. Anche la qualità dei prodotti non deve essere sottovalutata perché, essendo la sostenibilità uno dei punti cardine della slow fashion, devono essere creati per durare il più a lungo possibile nel corso del tempo, ed è proprio per questo che spesso i capi slow fashion si presentano molto minimal nello stile, così da poterli indossare facilmente e creare abbinamenti semplici e duraturi. I designer dietro la slow fashion sono spesso impegnati a costruire relazioni più significative con i consumatori, attraverso trasformazioni narrate di ciascun capo e la promozione dell’originalità individuale.

Come cominciare ad approcciarsi allo slow fashion

All’inizio è difficile fare questo grande passo, per questo un consiglio è quello di procedere a piccoli step, magari cominciando a comprare un paio di scarpe che siano create tramite prodotti cruelty free oppure accessori – come le borse – in finta pelle. Esiste anche un metodo molto simpatico per avvicinarci alla moda sostenibile, chiamato La regola delle tre “R”. Questo metodo aiuta a sviluppare nuovi comportamenti di consumo in linea con la sostenibilità, facendo la differenza a lungo termine. Grazie a piccoli cambiamenti, iniziamo un percorso verso uno stile di vita più eco-consapevole.

Seguire la regola delle tre “R”

Quest’ultimo metodo consiste nel seguire 3 tipi di approcci:

1) Riduci

Il primo step consiste nel ridurre i nostri acquisti di abbigliamento e accessori. Questo perché le imprese multinazionali muovono il loro commercio sulla base della domanda sempre crescente dei consumatori, ed è proprio per questo motivo che la loro tendenza a produrre capi d’abbigliamento di bassa qualità non si frena. Se la situazione non inizia a cambiare da noi consumatori, allora non vedremo mai un’effettiva conversione allo slow fashion. L’ideale sarebbe, quindi, acquistare di meno ma pensando alla qualità e creando un circolo virtuoso dove consumiamo con moderazione e gratitudine, seguendo il valore reale degli oggetti.

2) Riusa

Il secondo step invece, è strettamente collegato al primo e si basa sul riuso di vestiti e accessori. Ciò non significa semplicemente indossare nuovamente vestiti vecchi, ma anche riutilizzarli per crearne di nuovi. Ad esempio, hai un vecchio jeans nell’armadio? Bene, prendilo e crea una nuova borsa. Chissà questo potrebbe darti nuovi stimoli e farti scoprire interessi che non sapevi di avere o ne puoi approfittare per imparare nuove tecniche come il cucito creativo, molto utilizzato dai sostenitori dello slow fashion per dare nuova vita a vecchi vestiti. Questo approccio stimola la creatività personale e riduce lo spreco, promuovendo un’economia circolare e sostenibile attraverso l’innovazione.

3) Ricicla

L’ultimo step della Regola delle tre “R” verte sul riciclaggio. Qui possiamo dare libero sfogo alla nostra immaginazione perché per far sì che i vestiti (ma non solo) vengano riciclati, si potrebbero organizzare svendite, mercatini dell’usato, baratti, scambi e chi più ne ha più ne metta! Donare i vecchi vestiti ad associazioni benefiche o a famiglie meno abbienti sono altre idee di riciclo, ma ci sono tantissimi altri modi per supportare lo slow fashion. Ora che sai i principi su cui si fonda il mondo dello slow fashion, non ti resta che provare anche tu e ricorda che anche un nostro piccolo gesto può fare una grande differenza per qualcun altro! Questa filosofia ci invita a ripensare il nostro impatto sul pianeta, promuovendo la sostenibilità a beneficio delle generazioni presenti e future.

Fonte immagine: Pixabay

 

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A proposito di Cocco Sabrina

Mi chiamo Sabrina Cocco, ho 21 anni e al momento sono una studentessa di Mediazione linguistica e culturale presso l'università ''L'Orientale'' di Napoli; ho sempre avuto un'indole per le lingue in particolare per l'inglese e il francese che studio tutt'ora, ma avendo frequentato un liceo classico in passato, mi è rimasta la passione per la letteratura sia antica che moderna e della lettura. Dopo il liceo mi sono avvicinata sempre più al mondo della politica e dell'attualità perchè penso che sia fondamentale conoscere il più possibile cosa succede nel mondo moderno, soprattutto per noi ragazzi che abbiamo tanta voglia di cambiare il mondo.Essendo scout da quando sono piccola, sono anche vicina al mondo del trekking, della natura e in generale delle escursioni anche a livello semi-esperto. La caratteristica che più sento mi contraddistingue è l'amore per la scoperta e in generale anche una grandissima curiosità nei confronti del mondo.

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