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Eroica Fenice

Anime giapponesi: 6 modi di proiettare un pezzo di cultura

Anime giapponesi: 6 modi di proiettare un pezzo di cultura

Anime giapponesi, consigli per la visione

Gli anime, i cosiddetti “cartoni” secondo uso comune, sono dei piccoli gioielli estrapolati dalla cultura giapponese e che spesso prendono forma dai “manga”, la fumettistica nipponica, per intenderci. Probabilmente il fascino degli anime sta nella varietà di componenti che sfruttano sia la quotidianità del Sol Levante, sia alcuni rimandi al mondo occidentale (ad esempio la realizzazione delle torte, la letteratura, o semplicemente il ricorso ad alcuni registri linguistici nostrani).

Gli anime si adattano a qualunque tipo di pubblico proprio perché ci sono, ad esempio, gli shōjo o gli shōnen per gli adolescenti (rispettivamente femminile e maschile), gli hecchi, il genere yaoi o per un pubblico più maturo il seinen o lo josei e così via. Anche se, come spesso accade, questa diversificazione si mantiene solo su un piano teorico. Ad esempio un po’ a tutti è capitato di vedere Ufo robot, I cavalieri dello zodiaco, Cowboy Bebop, Ken il guerriero, Rocky Joe, e ancora Dragon Ball, Shin-chan, Rossana, Ranma, per citarne alcuni.

Anime giapponesi, i nostri consigli

Death Note

Ma oggi quali potrebbero essere gli anime più particolari? Da questo punto di vista ci avviciniamo a personaggi che sono proprio entrati nella mentalità dei più appassionati, primo fra tutti: Light Yagami. Il liceale giapponese, Kira di Death Note, e il suo shinigami Ryuk, hanno affascinato il pubblico, non solo con le mele succose per il dio della morte o le agghiaccianti morti “naturali”, ma anche per le scelte e le “impassibili” reazioni del giovane Light. Death Note, dal manga di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata e realizzato nel dicembre 2003, mostra un mondo distopico e inquietante, ma che tutti avrebbero voluto provare, magari solo per conoscere lo strano “L”.

Banana Fish

Un anime più realistico che tocca i vertici del giallo, invece, potrebbe essere Banana Fish dal manga shōjo di Akimi Yoshida, nel quale si delinea il crudo mondo della mafia e della droga. L’impostazione scenica di Banana Fish ricorda un po’ Dorei-ku Boku to 23-nin no Dorei dalla serie novel di Shinichi Okada e trasmesso nel 2018. Di là dalla trama accattivante (si parla di uno strumento, SCM, in grado di schiavizzare colui che lo indossa attraverso una sfida nella quale bisogna prevalere sull’altro), l’anime è un po’ debole.

Full Metal Alchemist

Di genere totalmente differente, è, invece, Full Metal Alchemist dal manga di Hiroku Arakawa e trasmesso tra il 2003 e 2004, che ha un sapore più fantasy e primitivo con i suoi due protagonisti fratelli Edward e Alphonse Elric del paese di Amestris. I due giovani entreranno in contatto con l’alchimia per riportare in vita la madre defunta. Ma qualcosa andrà storto: Ed verrà mutilato mentre il fratello perderà tutto il corpo. Da qui inizierà la ricerca per i loro corpi.

Shingeki no kyojin

Un altro anime ambientato in un mondo alternativo di genere dark fantasy post apocalittico è Attacco dei giganti (Shingeki no kyojin) dal manga di Hajime Isayama e trasmesso dal 2013. La serie racconta la storia di una ipotetica umanità bloccata tra le sue mura perché schiacciata dalla supremazia dei giganti. Da qui ha inizio la storia di Eren e dei suoi due amici: Mikasa e Armin. Mano a mano che la vicenda si “complica” aumentano i punti di vista degli altri personaggi. Infatti, Attacco dei giganti è un anime interessante non solo per la storia coinvolgente, ma anche per questa coralità e sovrapposizione di punti di vista.

Nana

L’anime Nana tratto dal manga di Ai Yazawa, invece, segue più da vicino le vicende quotidiane e realistiche di due giovani donne e la loro crescita introspettiva e culturale. Si potrebbe definire un anime di “formazione” e dal forte sapore intimistico, ed è facile immedesimarsi nelle esperienze delle due protagoniste.

Paradise Kiss

Su questa scia c’è anche Paradise Kiss della Yazawa, nel quale sono in primo piano le confusioni del periodo adolescenziale e quella ossessiva domanda “chi sarò da grande?”. In superficie possono sembrare anime poco accessibili ad un pubblico eterogeneo, anche se non è proprio così. I temi, al di là delle vicende amorose, toccano le problematiche sociali con estrema delicatezza e senza banalizzazioni che invece potrebbero ritrovarsi in altri anime shōjo (ad esempio My Little Moster). Anche Le situazioni di Lui&Lei (Karekano), dal manga di Masami Tsuda e trasmesso nel 2002, non banalizza i temi adolescenziali, anzi. Probabilmente il manga ha un sapore più maturo dell’anime, ma comunque resta un prodotto da non scartare.

Il mondo degli anime e dei manga è popolato da personaggi sempre più diversi con storie altrettanto particolari che spesso sono spunto di realizzazioni cinematografiche, basti pensare a Ghost in the Shell.

Da notare che gli anime giapponesi lasciano ampio spazio alla sfera del quotidiano, in qualsiasi genere. Ad esempio Naruto, GTO (Gurēto Tīchā Onizuka), o Berserk sono anime molto diversi fra loro eppure la dimensione psicologica o più individuale è sempre presente.

Nelle serie d’animazione di matrice statunitense, invece, i personaggi sono inseriti in un preciso sfondo storico e politico nel quale non mancano la satira e l’ironia contro la realtà corrente. Esempio lampante e più recente è Bojack Horseman, ma anche i Simpson, i Griffin, o South Park, American Dad. Qui la politica e la denuncia sociale sono dei personaggi, così come il cinismo: «Vado a farmi una doccia, così non capisco se sto piangendo o meno» (cit. da Bojack Horseman).

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