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Eroica Fenice

Baby Boss, l'ultimo nato della famiglia DreamWorks

Baby Boss, l’ultimo nato della famiglia DreamWorks

Baby Boss è l’ultimo lungometraggio d’animazione prodotto dallo studio cinematografico americano DreamWorks Animation e diretto dal regista Thomas McGrath.

A introdurre la storia è il protagonista ormai diventato adulto, Tim, il quale ripercorre a ritroso uno degli avvenimenti tra i più rilevanti e traumatici della propria infanzia: l’arrivo in casa del fratellino. Il nuovo arrivato è Baby Boss, un bebè che fa il suo ingresso nella famiglia Templeton con tanto di giacca e cravatta, orologio d’oro al polso e una valigetta ventiquattrore. Mentre i suoi genitori non trovano affatto strana la cosa, Tim inizia a tenere d’occhio il bambino, fino a essere coinvolto in un’operazione segreta che si spingerà ben oltre quanto la sua già fervida immaginazione avrebbe mai potuto elaborare.

Baby Boss e la messa in cartone delle paure dei figli, non più, unici

Malgrado si tratti di un film che ha per protagonisti dei bambini e sia rivolto ai bambini, Baby Boss non è affatto un concentrato di canzoncine e tenerume. Lo spettatore adulto vi riconosce subito tematiche ben più mature e i genitori, soprattutto, vi troveranno alcune dinamiche a loro note. Ma, più di tutti, saranno i fratelli e le sorelle maggiori che, molto probabilmente, si immedesimeranno nel personaggio di Tim. Quest’ultimo, dopo aver goduto per 7 anni dell’amore e delle attenzioni incontrastati dei suoi genitori, è costretto a dividere ciò che è stato soltanto suo con un fratellino che non ha voluto. Per di più, oltre a dover rinunciare a qualcosa, il primogenito deve anche assumersi le responsabilità che l’essere il più grande comporta. Quello che scatta, dunque, è un vero e proprio meccanismo di crescita accelerata dal mutare della situazione familiare. 

McGrath, attraverso il personaggio di Baby Boss, tuttavia, ha reso per Tim meno traumatici – almeno dopo che il bambino viene a conoscenza della reale missione dell’ingessato e dispotico frugoletto – i tanti cambiamenti intervenuti nella sua vita. La trama – che riprende le avventure tratte dal libro illustrato dell’autrice Marla Frazee The Boss Baby – è fantasiosa, ritmata, divertente e non perde un colpo suscitando ilarità nello spettatore. Il regista ha poi inserito diverse citazioni del mondo del cinema e della musica con un risultato che ha dello straordinario.

Baby Boss : c’è un po’ di Pixar in casa DreamWorks

Tom McGrath – regista della fortunata serie di Madagascar (iniziata nel 2005) e di Megamind (2010) – in questa pellicola mostra di aver preso in prestito qualcosa dalla Pixar. In tipico stile DreamWorks Animation, invece, vi è l’alternanza tra il 3d e il 2d; mentre, un elemento nuovo, ma che rimanda agli anni ’50, è l’uso della tecnica utilizzata dal designer e pubblicitario americano Saul Bass impiegata da quest’ultimo soprattutto per la creazione delle locandine cinematografiche.

A prescindere dall’innovazione, dai rimandi o dai prestiti, Baby Boss è un bel cartone animato dotato di humour sottile ma allo stesso tempo mirato che, come qualsiasi film per bambini che si rispetti, veicola diversi messaggi. Il più importante fra tutti è sicuramente quello dell’importanza e del valore dell’amore fraterno che, superati i primi ostacoli dell’infanzia, si trasforma in quello tra i più duraturi, sinceri e solidi di tutti.