Il Conte di Montecristo di Bille August può essere annoverato a tutti gli effetti tra le serie TV Rai evento dell’anno. Un capolavoro fiction che incanta il pubblico, lasciandolo nostalgico e in lacrime all’epilogo.
Ebbene, concepita come una miniserie evento franco-italiana, Il Conte di Montecristo di Bille August copre l’intera vicenda narrata nel celeberrimo romanzo omonimo di Alexandre Dumas. Scritta da Sandro Petraglia, Lorenzo Bagnatori, Eleonora Bordi, Michela Straniero e Greg Latter, e prodotta da Mediawan con Palomar in Italia e DEMD Productions in Francia, in collaborazione con Rai Fiction, Il Conte di Montecristo è il nuovo adattamento in serie TV trasmesso in quattro puntate, per un totale di otto episodi, a partire dal 13 gennaio 2025, per concludersi col grandioso epilogo il 3 febbraio 2025, che ha tenuto il pubblico col fiato sospeso.
Diverse, e a volte anche contrastanti, le opinioni sull’opera erede della penna di Dumas. Sebbene il pubblico sia unanimemente concorde nel riconoscere al protagonista attore britannico Sam Clafin, nel ruolo appunto di Edmond Dantès, il meraviglioso lavoro profuso, aggiungendo splendore e bellezza ad un personaggio già ben noto a livello internazionale.
Il Conte di Montecristo di Bille August. Trama con Spoiler
La trama de Il Conte di Montecristo di Bille August è così intricata e appassionata, che, ometterne l’analisi accurata in questa recensione, significherebbe non lasciare assaporare appieno tutta la bellezza, l’emotività e la passione che tessono la storia di Edmond Dantès. Per cui, attenzione agli spoiler!
È il 1815, e il primo ufficiale della nave mercantile Pharaon a Marsiglia, Edmond Dantès (Sam Clafin), destinato a diventare capitano, sta per realizzare quello che sembra naturalmente essere il suo destino, coronando tra l’altro il sogno d’amore con la catalana Mercédès Herrera (Ana Girardot). Nel giorno della festa in onore del suo fidanzamento viene ingiustamente accusato di essere una spia bonapartista, e incarcerato nel Castello d’If. A tradirlo, Danglars (Blake Ritson), anche lui al servizio sulla nave Pharaon, geloso dell’ascesa carrieristica che avrebbe atteso Edmond, deciso dunque ad incastrarlo con una lettera che avrebbe dovuto provare il suo tradimento alla patria. Danglars agisce aiutato da Fernand Mondego (Harry Taurasi), istigato nell’intento in quanto anch’egli innamorato di Mercédès.
Durante l’orribile prigionia nel Castello d’If, Edmond Dantès incontra l’Abate Faria (Jeremy Irons), sua salvezza assoluta, il quale sarà complice della sua pianificata fuga dalla prigione e artefice della sua incredibile ricchezza, rivelando a Edmond l’esistenza di un tesoro nascosto sull’isola di Montecristo. Dopo quindici logoranti anni di prigionia, Edmond riesce finalmente ad evadere, trovare il tesoro e giurare a se stesso che l’unico suo scopo di vita da quell’istante sarebbe stato la vendetta di coloro che hanno tramato alle sue spalle, tradendolo e rubandogli quindici anni di vita e l’amore: “La mia vendetta sarà pari alla colpa!”
Una volta appropriatosi del tesoro, Edmond Dantès assume la nuova e misteriosa identità di Conte di Montecristo, deciso a compiere la sua vendetta a sangue freddo.
Edmond incontrerà il fedele Jacopo (Michele Riondino), che sarà occhi e orecchie del Conte, insieme ad altri complici, per perpetrare il piano di vendetta.
Il Conte di Montecristo si stabilisce quindi a Parigi, per avvicinarsi ai suoi traditori e colpire al momento opportuno. Il primo a cadere in disgrazia sarà Fernand Mondego, ora Conte de Morcerf. Nella trama Edmond sarà qui aiutato dalla giovane Haydée (Karla-Simone Spence), una principessa albanese, figlia di Alì Pascià, venduta come schiava insieme alla madre, a causa del tradimento di Mondego. Smascherato davanti alla rivelazione in processo dell’identità di Haydée, il Conte de Morcerf è logorato dal rimorso e dalla vergogna, agli occhi di Mercédès (che, intanto, credendo Edmond morto, sposa Mondego), sua moglie, e di suo figlio Albert (Nicolas Maupas), giungendo così a togliersi la vita. Intanto Albert sfida il Conte di Montecristo a duello per difendere l’onore della famiglia infangato. Tuttavia, dopo la rivelazione di sua madre circa i pregressi con Edmond, Albert ritira la sfida, consentendo così la sopravvivenza a entrambi.
Per quel che concerne invece il destino di Danglars, ora Barone, il Conte di Montecristo lo conduce al tracollo finanziario, attraverso una serie di investimenti in borsa tramite informazioni errate. Resa pubblica la truffa, il Barone viene arrestato e imprigionato, scoprendo solo a quel punto la vera identità del Conte di Montecristo in Dantès, attraverso una lettera.
Ma c’è una terza vendetta da compiere, quella ai danni di Gérard de Villefort (Mikkel Boe Følsgaard), viceprocuratore capo del re, responsabile di aver occultato a suo tempo le prove dell’innocenza di Edmond Dantès, provvedendo materialmente alla sua ingiusta condanna. Da un’unione con Hermine (Gabriella Pession), attualmente moglie del Barone Danglars, nasce un figlio illegittimo, da lei creduto morto, ma sepolto vivo proprio da Villefort, e salvato a sua insaputa dalla levatrice. Venuta alla luce la vicenda, Villefort si piega al pentimento, colpito tra l’altro dalla collaterale strage familiare che lo lascia privo di ogni speranza.
La vendetta trova alla fine il suo culmine. Ma Edmond realizza quanto dolore potesse recare a se stesso quel sentimento d’odio alimentato per vent’anni. Alla fine, Edmond Dantès comprende che il riscatto non risiede nella distruzione dei suoi nemici, quanto piuttosto nella libertà di riuscire a guardare avanti, libero dal peso della vendetta. Così gli sovviene alla mente una frase saggia che l’Abate Faria in passato gli recitò: “Se vuoi vendicarti, scava prima la tua fossa”. Una massima quanto mai più vera!
Il Conte di Montecristo di Bille August. Dal romanzo alla serie
Come anticipato, sembra che Il Conte di Montecristo di Bille August non sia scevro di critiche, nate soprattutto dai fedeli lettori e appassionati del romanzo di Alexandre Dumas, da cui ha origine la storia di Edmond Dantès. Per cui sarà opportuno analizzarne in questa sede le differenze, almeno le più evidenti, e soprattutto nel finale.
Tra le diverse incongruenze, o meglio differenze rispetto al libro, risalta il poco rilievo concesso alla figura di Haydée, a favore invece di Mercédès. Nel romanzo infatti, Haydée avrà un ruolo chiave nelle decisioni vendicative di Edmond, guarendolo dalla sete di vendetta, e a lei dichiarerà il suo amore, costruendosi una nuova vita. Nella trasposizione di questa miniserie TV, l’amore mai assopito tra Edmond e Mercédès pare avere una seconda opportunità alla fine, lasciando il pubblico speranzoso e ottimista, con le parole di Mercédès, pronunciate a Edmond, lì insieme di fronte al mare: “L’amore può guarire!” Sì, un finale d’amore non aderente al romanzo. Ma che male c’è a restituire proprio a quell’amore maltrattato e soffocato la luce della rinascita? Forse, dopo tanti anni di attese e cambiamenti, quello stesso amore avrà qualche difficoltà a riconoscersi. Ma perché escludere ogni possibilità? Quindi, un immenso grazie a Bille August per questo piccolo regalo!
Proprio la vendetta però costituisce un nodo cruciale in merito alle differenze tra romanzo e serie TV. Nel libro, Edmond Dantès non perpetra totalmente la sua vendetta. Di fronte al sincero pentimento del Barone Danglars, gli vengono concessi perdono e libertà. Un messaggio essenziale dal punto di vista umano ed emotivo, perché il perdono di Edmond dimostra come la vendetta, per quanto soddisfacente possa essere, non può portare alla serenità dell’anima e alla felicità. Solo il tempo e l’amore riusciranno a lenire il dolore e guarire in parte le ferite inferte.
«Sono quello che avete venduto, denunciato, disonorato; sono quello di cui avete prostituito la fidanzata; sono quello che avete calpestato per formare la vostra fortuna; sono quello al quale avete fatto morire il padre di fame… Avevo condannato a morire di fame anche voi, ma ora vi perdono perché io pure ho bisogno di perdono… Sono Edmond Dantès!»
(Da Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas)
Nella miniserie di Bille August invece non sussiste alcun perdono da parte di Edmond per Danglars, il quale finirà i suoi giorni in prigionia. Si assiste piuttosto a un dolore misto a pentimento, derivati in Edmond dalla consapevolezza del dolore che lui stesso è stato capace di infliggere. Epica la già citata frase a chiusura: “Un vecchio molto saggio mi disse: “Se vuoi vendicarti, scava prima la tua fossa”. Aveva ragione!”
«… Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità. Bisogna aver bramato la morte, Maximillien, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare»
(Estratto dalla lettera inviata da Edmond Dantès a Maximillien Morrel e Valentine de Villefort, nel capitolo finale de Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas).
Per la trama de Il Conte di Montecristo, lo stesso Alexandre Dumas si ispira ad una storia realmente accaduta. Per creare dalla penna il personaggio di Edmond Dantès, Dumas si ispira a François (o Pierre) Picaud, un artigiano francese vissuto all’inizio del XIX°. Proprio come il protagonista del romanzo e delle numerose trasposizioni cinematografiche, anche Picaud viene ingiustamente accusato di essere bonapartista da coloro che credeva amici. Arrestato nel 1807 e tenuto in prigionia per sette anni, anche Picaud durante la sua detenzione conosce un uomo che gli rivela l’esistenza di un tesoro nascosto e che riesce a recuperare una volta evaso. Grazie alla ricchezza accumulata e all’odio covato, Picaud macchina una vendetta lenta verso tutti coloro che un tempo l’hanno tradito.
Il Conte di Montecristo di Bille August. L’incredibile successo della serie TV
Rai1 incanta e incolla allo schermo 5.304.000 spettatori, pari al 28,9 % di share con Il Conte di Montecristo di Bille August. La miniserie riesce a sbaragliare la concorrenza con Canale5, dove va in onda il noto varietà Grande Fratello, seguito di contro da 2.062.000 spettatori, pari al 16% di share, battuto negli ascolti TV ulteriormente nell’ultima imperdibile puntata della miniserie, in onda il 3 febbraio 2025.
Così, Il Conte di Montecristo di Bille August lascia gran parte del pubblico in lacrime, con emozione alle stelle e già nostalgico nel salutare il protagonista di quest’incredibile storia, circondato a sua volta da un cast stellare.
Un successo garantito dal grandioso disegno di Bille August. La colonna sonora del trailer di presentazione su Rai1 era già intrinsecamente una preziosa promessa, attirando l’attenzione con le note insidiose, affascinanti e misteriose del Requiem: Dies Irae di Giuseppe Verdi.
Saranno la visione creativa di August e l’impeccabile, magistrale, professionale e talentuosa interpretazione di Sam Clafin nel ruolo di Edmond Dantès a donare alla serie quel tocco di modernità, rispetto ad altre prove risultate più antiquate, pur rimanendo abbastanza fedeli all’eredità divina di Alexandre Dumas.
La miniserie ruota infatti intorno a una storia d’amore, tradimento e vendetta, di rivalsa da parte di chi ha subìto ingiustizia, contro i potenti e arrivisti. E nel descrivere tutto ciò, August focalizza maggiore attenzione sulla profondità emotiva, psicologica e motivazionale del protagonista e dei personaggi, rendendo anche più forte il temperamento di alcuni personaggi femminili, come per Haydée, presentata non come spaventata, ma coraggiosa e indipendente.
La stessa Mercédès è oggetto e fautrice di un amore mai eclissatosi davvero: “Lei magari ti aspetta ancora”. E proprio come Edmond, subisce in prima persona, soffre per l’inganno perpetrato al suo amore e promesso sposo, riversatosi inevitabilmente anche sulla sua di felicità, ritrovandosi spezzata e assuefatta al dolore di aver perso per sempre il suo grande amore, dovendo tra l’altro ripiegare su un matrimonio in cui diviene un soprammobile di apatia, immobilismo e infelicità. E in questa prova d’emozione e umanità, Ana Girardot è divina, magnifica, bellissima nella sua emotiva trasparenza e bontà.
La miniserie Il Conte di Montecristo di Bille August riunisce dunque un cast eccezionale, prestigioso, capace di portare mirabilmente sullo schermo la complessità delle relazioni e dei sentimenti umani, che August intende enfatizzare in questa storia. E meritano straordinari elogi l’immenso Jeremy Irons, magistrale nel ruolo dell’Abate Faria. E ancora il valorosissimo contributo offerto a questa grandiosa opera dall’encomiabile cast italiano, costituito da un più che convincente e giovanissimo Nicolas Maupas, nei panni di Albert de Morcerf. E ancora un brillante e sempre affascinante Miche Riondino, nel ruolo di Jacopo. Gabriella Pession, nella brillante ed emotiva prova nel ruolo di Hermine, moglie del Barone Danglars. E ancora Lino Guanciale, nel convincentissimo ruolo di Luigi Vampa in Conte Spada.
Il contributo ovviamente più prestigioso, raffinato e talentuoso viene offerto da Sam Clafin – che già nel 2016 innamora il pubblico con il suo William Traynor in Io prima di te di Thea Sharrock. Lo stesso Clafin in una conferenza dichiara di identificarsi nel dolore e nello straziante senso di perdita e tradimento del suo Edmond Dantès.
Fascino, attesa, amore, tensione, tradimento, dolore, vendetta, tutto condensato in questa strabiliante prova di regia, dovendo tra l’altro August confrontarsi con una gigantesca opera d’arte, che è il romanzo di Dumas. E nel far questo, non poteva che affidarsi alla straordinaria performance di Sam Clafin. Del suo Edmond Dantès colpisce l’imperturbabile freddezza del Conte di Montecristo nell’attendere lentamente, orchestrare e perpetrare la sua vendetta. Ma allo stesso tempo capace di sfoderare un’immensa e commovente emotività, scandita dalla bontà che caratterizzò un tempo (e ancora attualmente) la sua natura, un tempo antecedente al tradimento, al dolore, all’umiliazione e alla perdita subìti.
Ne Il Conte di Montecristo di Bille August noi soffriamo con Sam/Edmond, della sua ingiusta condanna, del bruciante desiderio di vendetta, che giorno dopo giorno lo renderà inevitabilmente un uomo diverso, e apparentemente ormai distaccato da quell’amore che lo ha tenuto in vita nei quindici lunghi e orribili anni di prigionia nel Castello d’If. Lo stesso amore per il quale alla fine mitizza i suoi sinistri propositi di vendetta.
Per chi avesse rinunciato a vedere in prima serata su Rai1 quest’incredibile capolavoro, se ne consiglia l’assoluta visione su RaiPlay.