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Eroica Fenice

Io sono Mateusz: l’ostinazione del vivere

Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?
Questa frase è pronunciata da Margot, personaggio principale di  “Il cielo sopra Berlino”, piccolo gioiello di Wim Wenders. Non esiste aforisma migliore per rappresentare il pensiero dietro la trama di Io sono Mateusz (Life feels good), lungometraggio del regista polacco Maciej Pieprzyca e vincitore del Grand prix des Amériques al Montreal World Film Festival.
È facile affidarsi al trascorrere delle cose per vederle svanire o divenire un fievole ricordo.
Ma se il tuo male sta proprio nel passare degli eventi, qual è la speranza a cui puoi aggrapparti?

Al piccolo Mateusz (Dawid Ogrodnik) viene diagnosticata una forma di paralisi cerebrale, il bambino è considerato una sorta di guscio vuoto, incapace di recepire il mondo attorno a sé e di potersi esprimere in qualsiasi modo. Siamo nel 1987 e il nostro giovane protagonista vive con i due fratelli, Tomek e Matylda, e i suoi genitori. Questi ultimi continuano a impartire lezioni e insegnamenti al proprio figlio, ostinandosi a vedere un barlume di linfa vitale in fondo al suo sguardo.
Saranno proprio gli anni vissuti in quel particolare ambito familiare a far dono a Mateusz di una forte e tenace personalità, portandolo a vivere nella convinzione di non doversi arrendere mai e a credere in un lieto fine, nonostante le continue brutture del vivere quotidiano.

Io sono Mateusz, una “storia vera”

La verità, di cui lo spettatore è l’unico a conoscenza, ci viene mostrata dallo stesso protagonista, il quale dimostra di comprendere il mondo da cui è circondato, narrandolo attraverso i monologhi di una voce fuori campo.
Gli eventi si evolvono in gran fretta, grazie ad un salto nel tempo, e il nostro protagonista cresce facendo le stesse esperienze di tutti ma vivendole in una maniera molto particolare, unica.
L’età, però, porta con sé anche evoluzioni problematiche: oramai Mateusz è un uomo ed è troppo difficile da gestire per la sua famiglia.
Comincia così una nuova fase della sua vita. Alloggia in un centro di cura adatto per la sua condizione; una condizione per lui piena di insidie e problemi ma anche di continue sorprese.
Attendendo il giorno per dimostrare le sue abilità a tutti, Mateusz continua a vivere nella convinzione insegnatagli da bambino: andrà tutto bene.

Chiunque abbia un minimo d’amore o interesse verso il mondo del cinema sa bene quanto possa essere menzognero lo strillo pubblicitario “Tratto da una storia vera”.
Prendersi l’onere di vedere un film con tale dicitura, spesso infilata dappertutto nel mondo dell’horror per creare suspense, può portare lo spettatore ad una grande gioia per la vittoria o ad un eczema da stress per l’ira post ‘soldi buttati’.
In questo caso, il biglietto può ritenersi ampiamente ripagato dopo cinque minuti di visione.
É troppo facile, troppo comodo fare leva sui buoni sentimenti quando si costruisce un’opera, vendere il proprio lavoro al marketing delle emozioni, della profonda commozioni per le storie tristi.
Grazie al lavoro di Pieprzyca e del suo team dietro la macchina da presa e di tutti gli attori davanti non si corre alcun rischio di essere involontariamente imboccati dalla sceneggiatura.
Si provano, sì, emozioni e sentimenti vedendo muoversi gli eventi nella realtà fittizia ricreata solo per il grande schermo, ma è merito della bravura e della coesione di tutti e non di certo di qualche subdola psicologia.
La verità, presunta e tale, dei personaggi principali, di Io sono Mateusz e, forse del mondo intero davanti a tali malattie, viene filtrata in maniera continua per poco meno di due ore, senza buchi né vuoti, e privata delle sue parole, per poter essere giocata molto sugli occhi e sulle espressioni.
Merito questo, nonostante la bravura generale del cast, soprattutto dell’attore principale Dawid Ogrodnik, capace di riportare i pensieri e le emozioni di qualcuno, apparentemente, incapace di crearne per sé.
Io sono Mateusz non è, di certo, la più grande opera mai riportata sul grande schermo, però, è altrettanto sicuro, il suo diritto a far parte dell’infinita lista dei film meritevoli di una visione.
Poiché se moltissimi lavori artistici, di diversa natura, c’hanno insegnato molto sui limiti del tempo e della speranza, questo film ha la capacità di evolvere ad un altro stadio questo pensiero e portarlo ad un nuovo livello: non esiste limite.

Io sono Mateusz: L’ostinazione del vivere.