Pinocchio. Il nuovo capolavoro di Matteo Garrone

Pinocchio. Il nuovo capolavoro di Matteo Garrone

Ad oltre un anno dalla riuscitissima prova di Dogman (2018) – che valse a Matteo Garrone vari riconoscimenti, tra cui il Nastro d’argento e il David di Donatello come Miglior Film -, il regista romano torna ad emozionare il pubblico con una tra le favole italiane più note ed intramontabili al mondo, Pinocchio.

Prodotta dalla casa Archimede insieme a Rai Cinema, Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company, e distribuita nelle sale cinematografiche da 01 Distribution il 19 dicembre 2019, la pellicola si basa sul romanzo di Carlo Collodi – pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini – Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, pubblicato prima a puntate sul Giornale per bambini tra il 1881 e il 1882, successivamente come vero romanzo pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi.

Pinocchio. Excursus cinematografico della storia

Colma di pathos, allegria, caleidoscopio di personaggi, la storia di Pinocchio seduce nel tempo diversi registi. A cominciare da Giulio Antamoro con il suo Pinocchio uscito nel 1911, muto e con protagonista l’attore francese adulto Ferdinand Guillaume.

Si giunge poi nel 1940 al colossal d’animazione Disney, che ha fatto sognare grandi e piccini.

Nel 1972 la televisione ripropone la fantastica storia di Pinocchio attraverso uno sceneggiato in sei puntate Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, con protagonista il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio e uno straordinario Nino Manfredi in quelli di Geppetto.

Nel 2002 ci prova Roberto Benigni, raggiungendo un grandioso risultato, con un forte coinvolgimento emotivo grazie alla sua magnifica interpretazione nei panni del burattino più famoso al mondo, e grazie alle meravigliose e melanconiche musiche di Nicola Piovani.

Pinocchio. Trama

E proprio Benigni è stato scelto da Garrone per il nuovo adattamento cinematografico, vestendo stavolta i panni di Geppetto, il povero falegname toscano che decide di fabbricare per sé un burattino senza fili, che possa fargli compagnia e dargli vanto. In corso d’opera, Geppetto si accorge che il pezzo di legno che modella a mo’ di burattino si anima, dotato di parola, movimento ed espressione. Decide così di battezzarlo Pinocchio, interpretato dal giovane Federico Ielapi, un burattino che si rivela subito disobbediente, spirito libero, insofferente al rispetto delle regole e allo studio. Pinocchio, lungo il suo percorso, vivrà una miriade di avventure, dall’esperienza al Teatro dei Burattini a quella nel Paese dei Balocchi, e conoscerà volti amici – come la dolce Fata Turchina, interpretata da Alida Baldari Calabria (da bambina), e Marine Vacth (da adulta). Ancora i famosi truffatori Gatto e Volpe, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo e da Massimo Ceccherini. Come dimenticare la voce della coscienza, il Grillo Parlante (Davide Marotta) e il giovane ed indomito Lucignolo (Alessio Di Domenicantonio), suo compagno di giochi e cialtronerie?

Ognuno dei personaggi che costella le avventure di Pinocchio sarà edificante nel forgiare il suo carattere e assumere consapevolezza del fatto che alla felicità e alla serenità si giunge attraverso rispetto, dedizione e sacrificio, mirando a divenire un bambino vero (metafora del raggiungimento di tale condizione), grazie ai consigli della Fata.

Tra un naso che cresce a dismisura ad ogni bugia raccontata e qualche ingenuità di troppo, Pinocchio non sembra essere il figliolo modello che un padre desideri, ma tra esperienze ed aiuti amorevoli, il burattino imparerà ad insabbiare la “testa di legno” e salutare garbatamente le maschere/volti che costantemente cercheranno di ostacolare il suo percorso di crescita e maturità. Emblematico a tal riguardo l’ironico e consapevole saluto di Pinocchio a Gatto e Volpe, adoperando l’espressione “Addio mascherine”.

Pinocchio. Cinema artigianale

Con Matteo Garrone si assiste all’amarcord del realismo e della semplicità. I personaggi e le creature fantastiche – a lui sempre care, come già visto ne Il racconto dei racconti – Tale of Tales (2015) – animano la pellicola, realizzati all’insegna di un sapiente make up, un trucco straordinario che rimanda alla forma di “cinema artigianale”, che tende sempre più ad essere spodestato dinanzi alla sempre più innovativa ed incalzante digitalizzazione. Garrone pensa per Pinocchio un trucco prostetico (utilizzando protesi scolpite, stampate e fuse), combinato poi anche ad effetti digitali, grazie al talento del due volte premio Oscar per il Miglior Trucco Mark Coulier, nelle pellicole The Iron Lady (2012) e Grand Budapest Hotel (2015). Senza dimenticare la mirabile prova in Harry Potter. Un trucco che rimanda alla tradizione, fedele alla naturalezza e alla semplicità, pur con il “mostruoso” sempre in agguato, peculiarità del regista romano.

Pinocchio. Considerazioni

Nella pellicola garroniana è semplice cogliere alcune novità in personaggi che in altri adattamenti cinematografici il pubblico non era stato abituato ad osservare.

Il personaggio di Lucignolo, ad esempio, resta un po’ dietro le quinte, mancando quel guizzo anarchico e carismatico, che caratterizzava ad esempio il Lucignolo di Benigni (Kim Rossi Stuart). Inoltre, manca nella narrazione il triste addio di Pinocchio al suo miglior amico, che trasformato in “ciuchino” è prossimo alla morte.

Per quel che concerne la Fata Turchina, la novità consiste nella sua crescita: prima si presenta a Pinocchio bambina e saggia compagna di giochi, per poi ricomparire adulta, fungendo da madrina amorevole, pronta a perdonare le mascalzonate del burattino ed elargendo dolci e giusti consigli.

Garrone sembra dedicare tutto se stesso al progetto, che albergava da anni nella sua mente. Inoltre, in virtù di tale dedizione, la sua versione risulta molto fedele al romanzo di Collodi, dal quale prende in prestito anche personaggi minori, come la Lumaca (Maria Pia Timo), e trae inoltre ispirazione dallo sceneggiato di Comencini.

Il “mostruoso” poi, come accennato, è quasi un biglietto da visita nei lavori garroniani, ed anche Pinocchio non sembra sottrarcisi. Diversamente dal candore della favola proposta e raccontata da Walt Disney nel 1940, Garrone inscena quella crudeltà e quella violenza talvolta, che sembrano inadatte ad una favola per bambini. Ma quella di Pinocchio è una storia edificante, che si presta all’allegria dei piccini e alla comprensione più consapevole degli adulti. Garrone realizza un’opera costellata di creature fantastiche e mostruose, oscura a tratti, come nella scena d’impiccagione di Pinocchio per mano di Gatto e Volpe, e ancora in quella un po’ cruda della sofferenza di Pinocchio e Lucignolo durante la trasformazione in “ciuchini”. Ancora la durezza dell’educazione scolastica e tutta realistica a quei tempi. L’antropomorfismo è di casa, dove però il mostruoso è anche condito d’umanità. Si pensi al Tonno (Maurizio Lombardi) che Pinocchio conosce all’interno del pescecane: quell’ibrido animale-uomo lascia spazio alla tenerezza e alla gratitudine, come suggerisce il bacio che il burattino dona all’animale sorprendendolo e donandogli gioia. La medesima tenerezza che si riscontra in Mangiafuoco (Gigi Proietti), mosso a compassione dalle disavventure del fiero e dolce burattino.

Quella di Pinocchio è la storia di un percorso, un percorso di maturità da acquisire con coraggio e determinazione, qualità inizialmente sconosciute al burattino, ma rivoluzionarie all’interno di una morale sempre attuale in una società colma di Volpi e Gatti, pronti a minare ogni sicurezza.

 

Foto di: news.cinecitta.com

Fonte: https://news.cinecitta.com/IT/it-it/news/53/80406/pinocchio-manifesto-trailer-e-nuova-data-di-uscita.aspx

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