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Eroica Fenice

The hate destroyer

Un venerdì sera con Irmela Mensah-Schramm, la hate destroyer di Berlino

Sono le 19.00 circa di un freddo venerdì di gennaio. Irmela Mensah-Schramm arriva al cinema Academy Astra di Mezzocannone accompagnata dalla presidentessa del Goethe Institute di Napoli. Si nota subito la spiccata personalità dell’attivista berlinese protagonista del documentario di Vincenzo Caruso The Hate Destroyer. Irmela conversa con i presenti, si guarda curiosa intorno, va a comprare un calzone ripieno. Una vulcanica donna di 72 anni è impaziente di assistere alla proiezione del documentario che racconta la sua vita. Una vita travagliata che lei ha scelto di spendere in nome dell’antirazzismo. Irmela vive a Berlino e da circa ventisette anni percorre le strade della capitale tedesca e quelle di tutta la Germania alla ricerca di graffiti che inneggiano al neonazismo, alla xenofobia e all’omofobia. Trovati i graffiti in questione li fotografa e poi li cancella eliminandoli con un rastrello (quando si tratta di adesivi) o con una bomboletta spray (quando si tratta di disegni).

The Hate Destroyer, 52 minuti di cruda realtà e sentimenti repressi

Il documentario girato dal regista Vincenzo Caruso e di cui Irmela è protagonista ha vinto il Premio Ucca Festival 2017. La narrazione della vita della Hate Destroyer di Berlino si concentra in 52 minuti di filmati di vita quotidiana. Irmela, ogni giorno, esce di casa con la sua borsa bianca con su scritto “gegen nazis” (abbasso il nazismo) e percorre chilometri in cerca di graffiti che possano inneggiare al neonazismo. Irmela è praticamente sola nella lotta contro le oltraggiose incisioni che imbrattano i muri della Germania. Lo si evince dal fatto che, durante una telefonata di segnalazione alla polizia ripresa dalle telecamere, si ritrova ad essere accusata di violazione della legge perché è illegale modificare il decoro urbano. “Signora – le dice un poliziotto al telefono – non sporchi quel muro altrimenti anche lei rischia di violare la legge”. La donna lotta da sola nel tentativo di coinvolgere i cittadini nella sua campagna contro il razzismo europeo. I passanti la ignorano, le sue amiche le danno della “repressa dittatrice”. Ma lei non si lascia intimidire da questo vuoto che la circonda. Anni fa ha sconfitto un cancro maligno in stadio avanzato e ancor prima si è emancipata da una famiglia che l’ha ripudiata e che le ha rovinato l’infanzia rinchiudendola in un istituto per bambini ritardati.
Le testimonianze della sua propaganda sono racchiuse in ventisei raccoglitori che custodisce nel suo appartamento e nelle ormai oltre cinquantamila rappresentazioni di mortificazione sociale che ha cancellato con le sue mani. La Mensah-Schramm riceve anche molte lettere intimidatorie da parte dei neonazisti tedeschi. Lettere che la minacciano di morte. Nel documentario, infatti, è filmato un incontro tra Irmela e il capo dei Neonazisti di Berlino il quale conferma che lei sta rischiando grosso. Noi siamo pronti ad eliminare chiunque vada contro i nostri principi – afferma l’uomo – e non ci fermeremo davanti a persone anziane né a bambini. Chi rappresenta un pericolo per noi sarà eliminato”. Consapevole dei pericoli a cui va incontro, l’attivista berlinese continua la sua missione nel tentativo di informare la cittadinanza. “Fotografo tutto ciò che sto per cancellare – dice – in modo tale che gli altri possano essere informati”. L’anziana guerriera, inoltre, è stata ospite di numerose manifestazioni e di mostre in Europa che le hanno dato la possibilità di rendere pubblico il suo lavoro. In Germania invece trova ancora difficoltà ad essere accolta. Alcuni musei di Berlino rifiutano di ospitare le sue testimonianze e, nel corso di manifestazioni di piazza, è stata prelevata con forza dalla polizia della capitale tedesca. Nel 2016 Irmela è stata condannata a pagare una multa molto salata per aver imbrattato le mura della città. Lei si dice pronta a pagare il prezzo del suo crimine purché le venga data la possibilità di riscattare il suo debito con la giustizia in carcere. “Da molto tempo non faccio una vacanza e questa sarà l’occasione giusta”.

Il documentario di Caruso è un dibattito aperto ed attuale

Le parole che seguono la proiezione del documentario The Hate Destroyer sono moniti e informazioni riguardo alla crescente ondata razzista che sta occupando mezza Europa. “Anche in Italia ho cancellato dei graffiti neofascisti “– afferma Irmela. Il regista Vincenzo Caruso si dichiara molto colpito dal lavoro di una attivista così inarrestabile: “Quando siamo andati in un quartiere neonazista di Berlino e abbiamo ripreso la nostra protagonista inseguita da alcuni militanti ho temuto per la sua incolumità”. Caruso racconta, inoltre, di aver lavorato al documentario per sette anni. Un periodo in cui ha notato una evoluzione da parte della protagonista. “All’inizio Irmela si limitava a coprire i graffiti che trovava. Lo faceva perché diceva di non voler comunicare coi neonazisti. Oggi invece deturpa i graffiti anche con immagini come ad esempio il disegno di un cuore”. La Schramm afferma che in Germania si parla molto e si agisce poco e che ad un certo punto non ha più sopportato questa situazione. “Circa ventisette anni fa stavo andando a lavoro e ho notato un adesivo infangante. L’ho cancellato con le chiavi che avevo in borsa e mi sono sentita subito bene”.  Irmela è in grado, oggi, di girare anche per trentacinque ore alla settimana alla ricerca dei “simboli dell’ignoranza”. “Non voglio essere più forte degli altri. Voglio solo avere la forza di guardarmi allo specchio”.