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Eroica Fenice

Bill Gates e la sua idea di tassare i robot

Bill Gates e la sua idea di tassare i robot

Non molti giorni fa, precisamente il 17 Febbraio, il sito di news Quartz
ha pubblicato un’intervista rilasciata dal magnate dell’informatica Bill Gates. Sono stati tanti i punti e gli spunti di riflessioni, ma non solo. Quest’intervista, infatti, ha generato alcune diatribe e polemiche in Italia a causa di alcuni titoli fuorvianti, anche da parte di testate molto importati; e alla brutta abitudine dei lettori di non leggere gli interi articoli. Per un attimo, nel caotico mondo del web, pare siano stati i robot a rubarci il lavoro e non gli immigrati. Ora, però, cerchiamo di fare chiarezza riassumendo le parole di Gates. Per chi volesse consultare l’intervista originale è possibile reperirla tramite questo link.

Bill Gates, riassumiamo l’intervista a Quartz

L’automazione nelle industrie, nelle fabbriche e in tantissimi altri lavori è ormai una realtà. A numerosi vantaggi in termini di costi e di produzione corrispondono altrettanti svantaggi dal punto di vista umano del lavoro. Molti lavoratori e operai potrebbero essere sostituiti da automi, come già sta accadendo, e perdere il lavoro; e, nell’arco di non molti anni, questi effetti sono destinati ad accentuarsi progressivamente. Di tutto questo, Bill Gates è ben cosciente e propone ai governi di introdurre una tassa sui robot per le compagnie di robotica e per tutte le aziende che ne faranno uso.

Secondo l’imprenditore statunitense, dovranno essere i governi a ricoprire un ruolo attivo nella gestione delle risorse umane e lavorative in questa era di evoluzione del lavoro, affinché si prevengano ulteriori inasprimenti delle diseguaglianze sociali a causa di fenomeni di disoccupazione di massa. Prevenendo, in questo modo, anche il diffondersi di odi indiscriminati e sintomatici verso la tecnologia. Se un operaio in un anno guadagna cinquantamila dollari – sostiene Gates – dovrà versare parte di essi al fisco e quindi un robot, che lo sostituisce nello stesso lavoro, dovrebbe essere tassato in modo uguale. Questa tassazione permetterebbe di non alterare il peso fiscale e potrebbe, anzi dovrebbe, incentivare i governi a pianificare nuovi programmi per l’istruzione, la sanità e l’assistenza sociale. Incentivando e migliorando quei lavori dove l’empatia e la comprensione umana sono necessariamente indispensabili.

Bill Gates, come è stata accolta questa proposta

Bill Gates non è di certo il primo e nemmeno l’unico che ha cercato di dare una soluzione a una delle sfide del nostro mondo. Benoit Hamon, candidato socialista delle prossime elezioni presidenziali francesi, per esempio, ha proposto anche lui una tassazione sui robot per introdurre, però, un reddito minimo di cittadinanza per tutti quegli operai sostituiti dalle macchine. Nonostante l’imminente incombenza di una situazione che potrebbe rivelarsi molto problematica, i governi hanno finora ignorato questi appelli. Emblematica in tal senso la bocciatura avvenuta pochi giorni fa, in Parlamento Europeo, della proposta di Mady Delvaux. Il provvedimento prevedeva il pagamento da parte delle aziende, che decidessero di automatizzare la propria produzione, di pagare agli operai dei corsi di formazione.

Proposte accolte con molto scetticismo dall’International Federation of Robotics, rappresentante internazionale dell’industria robotica, che ritiene questo tipo di tassazione dannosa per il loro settore. Dure contestazioni anche da parte del giornalista britannico di Forbes, Tim Worstall. A suo avviso una tassazione sulle macchine non farebbe altro che ridurre la produzione e quindi i consumi. Affermazioni queste che, in parte, smentiscono alcune idee di Gates. Riteneva infatti che le aziende non avrebbero trovato “oltraggiose” le tasse sui robot. A quanto pare no.