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Eroica Fenice

N.D.E. o pre-morte: tra scienza e metafisica

Carl Gustav Jung – psichiatra ed antesignano della psicoanalisi – affidava, ad una epistola, la descrizione della propria esperienza di pre-morte con queste parole:

Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente.”

Era il 1944. Da allora, le esperienze di pre-morte hanno costituito il centro di un animato dibattito, sempre oscillante tra teorie scientifiche e metafisiche, chimico-fisiche e psicoanalitiche.

Tale dibattito è stato alimentato da una sempre più ampia bibliografia, fatta di contributi scientifici (basti pensare a “La vita oltre la vita” dello psicologo americano Raymond Moody e allo studio del cardiologo olandese Pim van Lommerl pubblicato, nel 2010, sulla prestigiosa rivista medica “Lancet”) ma anche di racconti effettistici, alimentati da un afflato sensazionalistico e privi di un fondamento medico-scientifico.

E, del resto, anche la letteratura ha, spesso, lasciato spazio alle descrizione – in chiave mitica o autobiografica – delle esperienze di pre-morte, dalla narrazione del mito di Er, nella chiusa della Repubblica di Platone, alle biografie di Ernest Hemingway, Lev Tolstoj e Victor Hugo.

Ma solo pochi giorni fa è stato pubblicato, su “Resuscitation”, quello che è stato definito come il primo, grande studio scientifico in materia di esperienza pre-morte. Lo studio – reso noto al grande pubblico, lo scorso 7 ottobre, dalla rivista londinese “Daily Telegraph” – raccoglie i risultati delle ricerche condotte, dal 2008, dal dott. Sam Parnia, assistente di terapia intensiva presso l’Università Stony Brook di New York, in collaborazione con il dott. Peter Fenwick e i proff. Stephen Holgate e Robert Peveler dell’Università di Southampton, nell’ambito del programma AWARE (“AWAreness during Resuscitation”). La ricerca è stata condotta in 25 ospedali, ubicati in Gran Bretagna, in Austria, negli Stati Uniti, in Brasile e in India, attraverso l’ausilio di una sofisticata tecnologia.

Sono stati analizzati 2060 casi di pazienti che avevano subito un arresto cardiaco: dei 330 sopravvissuti, 140 serbano ricordi dei momenti in cui erano clinicamente morti. I più non rammentano dettagli specifici – il che, secondo Parnia, dipende anche dai danni cerebrali subiti e dall’azione dei sedativi; tuttavia, i racconti sono accomunati da temi ricorrenti. Alcuni pazienti (il 25%) narrano di aver provato un senso di profonda serenità; il 30% ha esperito un’alterazione (percepita da alcuni come accelerazione, da altri come rallentamento) del normale scorrere del tempo; il 13% racconta di aver provato una percezione di separazione dal corpo; molti ricordano solo la visione di una abbagliante luce.

Addirittura un paziente 57enne avrebbe avuto una vera e propria esperienza extra-corporea: ha raccontato di aver assistito alle operazioni dei medici per rianimarla. La stessa paziente – che è stata in grado di descrivere tutto ciò che è avvenuto in sala operatoria, mentre veniva rianimata – ricordava persino i beep diffusi da apparecchio, programmato per emettere segnali sonori ad intervalli regolari di tre minuti.

In sostanza, i risultati di questo studio proverebbero l’esistenza di una qualche forma di coscienza post mortem. In altri termini, dopo l’arresto cardiaco – e, quindi, dopo che il cervello ha smesso di funzionare – resterebbe attiva, sebbene per pochi minuti, una forma di consapevolezza cosciente.

David Wilde, psicologo della Nottingham Trent University, pur riconoscendo l’importanza delle esperienze pre-morte, studiate da Parnia ed il suo team, sostiene che non sia ancora possibile dire con precisione che cosa accada in quei momenti.

Insomma, siamo di fronte ad un dibattito che – sia pure con approcci e consapevolezze diverse – dura da secoli ed è, probabilmente, destinato a rimanere insoluto.
Ma il “Near Death Experience” (N.D.E.), sempre fumosamente ed ineffabilmente in bilico tra l’allucinazione ed il paranormale, costituisce, innegabilmente, – e continuerà a costituire – una dibattuta questione, in grado di affascinare futuri intelletti.

N.D.E. o pre-morte: tra scienza e metafisica