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Eroica Fenice

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Facebook reactions: geroglifici 2.0

È arrivata una novità in casa Zuckerberg e no, non si tratta di un altro bebè! Ma di un cambiamento che riguarda l’interazione con i contenuti digitali di Facebook. Parliamo delle Facebook reactions, ovvero sei “reazioni” che con un click permettono di condividere il proprio stato d’animo suscitato dalla notizia, canzone, video condiviso sul social network.

Accanto all’ormai noto (e quasi “antico”) mi piace, 5 alternative per commentare il contenuto di vostra scelta: love, ahah, wow, sigh, grr.

Mi piace o Non mi piace? Questo è il problema

L’intera gamma di sfumature emotive racchiuse in cinque onomatopee rappresenta la nuova frontiera dello schermo social a sfavore delle interazioni sociali.
Fino ad oggi, un’unica Facebook reaction ha permesso la sola condivisione del consenso con un semplice tasto: il “mi piace“, l’ok, il pollice in alto.
Un click sul “mi piace” e l’autore di un post viene informato del fatto che voi condividete una sua idea, che siete dalla sua parte, che odiate ciò che odia lui, che ascoltate la sua stessa musica o che apprezzate la foto appena condivisa, cuccioli o bambini, di regola!
E la gamma di emozioni condivisibili con un tasto era tutta racchiusa in quell’unico gesto. “Click” se ti piace, mentre se non apprezzi e sei pigro per esprimerlo a parole, pazienza, nessuno ne sarebbe stato informato.

Facebook reactions: più emozioni, meno parole

Ed ecco che invece Facebook, dopo il rifiuto della proposta giunta da più voci di aggiungere un non mi piace accanto al pollice alto per non promuovere la diffusione di sentimenti negativi, aggiunge ben cinque emoji che permettono alle persone di esprimere un’emozione semplicemente selezionando quella che meglio racchiude, generalizzando certo, la propria reazione.

Amore, se adori quello che vedi; divertimento, per ironia, simpatia, situazioni buffe o comiche; stupore, se il contenuto condiviso ti ha sbalordito senza lasciare tracce ben definibili; tristezza, per le notizie che deludono o mettono malinconia; rabbia, per i contenuti che suscitano sdegno, rancore.

Una gamma ristretta di generalizzazioni e stigmatizzazioni che farebbe invidia al “cast” di Inside out della Pixar.
C’è da dire però che, almeno nel film, il messaggio finale ci fa comprendere l’importanza che ha l’interazione fra le emozioni, quanto meno quelle opposte, che aiutano, nel loro avvicendarsi, ad apprezzare appieno ogni sfumatura.
Le Facebook reactions, invece, concedono un messaggio esiguo e quasi impalpabile, e non è certo positivo se vediamo arricchirsi di sempre nuove emoji ed emoticon le più grandi piattaforme di interazione sociale (non a caso connesse, come sappiamo) Facebook e Whatsapp, che ha da poco lanciato un aggiornamento per rinfoltire il pacchetto emoticon. Abbiamo bisogno di sempre maggiori immagini, e sempre più particolareggiate, per esprimere ciò che proviamo, le parole stanno scomparendo. Il prossimo passo della civiltà sarà forse il ritorno dei geroglifici?

Martina Salvai