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Eroica Fenice

Alfonso Pascale

Alfonso Pascale: intervista allo scrittore

Alfonso Pascale, ricordare scavando nelle proprie origini 

Alfonso Pascale è un saggista italiano attivo nel settore dell’agricoltura: fondatore, nel 1977, della Confcoltivatori, di cui assume in seguito la vicepresidenza e diventa nel 1989 direttore del dipartimento economico della stessa associazione; inoltre è presidente dal 1984 della Associazione nazionale coltivatori a contratto agrario ed assume negli anni una serie di incarichi sempre relativi al mondo agricolo.

Alfonso Pascale è autore di diverse opere che approfondiscono il mondo agricolo, economico ed animale. Radici e gemme. La società civile delle campagne dall’unità ad oggi, pubblicato dalla Cavinato editori nel 2013, sarà presentato il 2 maggio al Mo.dì. Maledetto festival della parola. Si tratta di un’opera saggistica ma anche storica in cui Alfonso Pascale ripercorre il mondo dell’agricoltura e dell’economia, che risulta poi intersecato strettamente a tutti gli altri settori della società, dall’Unità d’Italia ad oggi. 

Alfonso Pascale ha descritto minuziosamente due secoli di storia, con riferimenti ai più grandi autori della nostra letteratura; due secoli attraversati da una speranza: ricordare e ritrovare le proprie radici perché in alcuni casi è proprio alle radici che bisogna aggrapparsi, servirsi del passato per affrontare il futuro, afferrare lo splendore di un tempo e cercare di portarlo nel grigiore del nostro presente per poter ripartire e ricominciare da capo.

Alfonso Pascale, lo abbiamo intervistato

Nell’introduzione al suo libro afferma di amare l’agricoltura, pur non provenendo da una famiglia agricola. Come nasce questa passione?
Nasce quando avevo 19 anni, dopo gli studi liceali. Un contadino del mio paese – Tito in provincia di Potenza – mi propose di diventare dirigente dell’Alleanza contadini. Accettai e da allora non ho smesso mai di occuparmi di agricoltura, sia come organizzatore che come studioso.

Basta risolvere i problemi legati alle campagne per superare la crisi“, davvero crede che sia questo il modo per fronteggiare la crisi economica italiana?
La crisi economica può essere affrontata positivamente se si comprende la causa principale che l’ha scatenata. È stata la pretesa dei poteri forti che dominano quella parte dell’economia di mercato, in cui prevale l’etica dei rapporti di forza e del diritto del più forte, di abbattere i due pilastri su cui essa si regge: l’economia di mercato regolata da un’etica tendenzialmente paritaria e la vita materiale regolata dall’etica della reciprocità e del mutuo aiuto. La nuova ruralità, che si va espandendo dagli anni ’70 in poi, rivitalizza proprio questi due pilastri. È per questo che costituisce un correttivo di civiltà e può oggi contribuire ad uscire dalla crisi.

Alla domanda che pone quasi alla fine della sua opera: “C’è ancora un futuro per l’agricoltura? risponde: “Dipende da tutti noi“. Che potere abbiamo noi cittadini, per Alfonso Pascale, di fronteggiare gli interessi particolaristici?
I cittadini in quanto tali devono risvegliare in sé stessi i valori e la cultura dei legami sociali, delle capacità delle persone e del senso del limite che costituiscono gli elementi tipici del mondo contadino. Appartengono, pertanto, al Dna della nostra società ma sono da tempo latenti.

Lei crede davvero che possa esserci un futuro per l’agricoltura?
L’agricoltura nasce diecimila anni fa come opportunità per le prime comunità stanziali di stabilizzarsi su un determinato territorio. C’è dunque un nesso profondo tra agricoltura, comunità e territorio. Per creare le premesse di una modernità sostenibile, andrebbe posta al centro di tale percorso l’agricoltura, nella sua dimensione non solo produttiva ma anche culturale, recuperando la sua originaria funzione di generatrice di comunità.

Presenterà il suo libro al Mo.dì. di Sapri. “La parola di Alfonso Pascale quanto può incidere sulle nostre vite?”
Il mio libro sicuramente non potrà avere incidenza alcuna. È tuttavia importante che i temi trattati suscitino curiosità e vengano discussi.

Progetti e stesure nel prossimo futuro di Alfonso Pascale?
Sto approfondendo un tema poco studiato: quando e come avviene in Italia la rottura dell’equilibrio – conservato per millenni – tra la visione produttivistica dell’attività agricola e la visione conservativa delle risorse ambientali. Se non si comprende bene questo passaggio storico, che si può collocare tra la metà degli anni ’50 e i primi anni ’60, difficilmente troviamo la strada per uscire dalle difficoltà. C’è una ragione di quella rottura tutta interna alla nostra storia nazionale che è stata rimossa, facendo emergere solo le cause esterne. Sto indagando questo tema perché in questo modo la nuova ruralità potrà impiantarsi su solide basi culturali.

Ringraziamo Alfonso Pascale per la sua disponibilità, nella speranza che le gemme tornino ad associarsi alle radici.