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Babel di R. F. Kuang | Recensione

babel di r.f. kuang

Babel di R. F. Kuang è un libro fantasy, caratterizzato da un’atmosfera dark academia, edito da Mondadori nell’estate del 2023. Con il titolo originale Babel, or the Necessity of Violence, questo volume deve molta della sua fama alla reazione entusiasta dei lettori sul booktok. La storia ci si presenta con uno scenario storico, ambientata in una Oxford alternativa del 1836. Acclamato dalla critica e vincitore di premi, questo volume della giovane scrittrice utilizza la maschera della narrazione fantastica per trasmetterci messaggi che si rivelano in realtà estremamente attuali: l’appropriazione culturale, la critica al capitalismo, la denuncia della complicità delle istituzioni accademiche.

«Tradurre significa esercitare violenza sull’originale, significa deformarlo e distorcerlo per occhi stranieri ai quali non era rivolto. Quindi cosa ci rimane da dire? Come possiamo concludere, se non ammettendo che ogni atto di traduzione è sempre e necessariamente un atto di tradimento?»

R. F. Kuang, biografia

Rebecca F. Kuang è una scrittrice cinese-statunitense, nata in Cina a Canton nel 1996. Dopo aver studiato in università prestigiose come Cambridge e Oxford, è attualmente impegnata a conseguire un dottorato all’università di Yale. Prima di scrivere Babel, R. F. Kuang aveva già attirato l’attenzione mondiale per aver scritto la trilogia fantasy de La Guerra dei Papaveri (composta da La guerra dei papaveri, La repubblica del Drago, La Dea in Fiamme). Il suo romanzo più recente è Yellowface, pubblicato in lingua originale nel 2023. Nonostante la sua giovane età, è stata autrice bestseller per il New York Times e per il Sunday Times. Ha inoltre vinto numerosi premi come il Nebula, il Locus, il Crawford e i British Book Awards.

Babel: la trama

Babel di R. F. Kuang ci racconta di un mondo in cui la magia e i suoi effetti sono prodotti da processi di traduzione da una lingua a un’altra: ciò avviene attraverso l’incisione di parole su delle tavolette d’argento, pratica che viene effettuata in pochissimi centri universitari del mondo.

Il nostro protagonista è Robin Swift, un ragazzo cinese che viene strappato dalla propria terra natia per essere istruito a Oxford, dove imparerà i segreti delle incisioni sull’argento. Questo è un destino che accomuna diversi ragazzi bilingui, sottratti alle loro case nei Paesi colonizzati, che si trovano a studiare nella torre di Babel. Questo meccanismo magico, infatti,  prevede l’utilizzo di due sistemi linguistici differenti, la scoperta di parole che abbiano significati simili nelle due lingue in questione, ma non esattamente sovrapponibili.

La magia dipende, di conseguenza, in tutto e per tutto, dalle capacità di studenti che devono necessariamente parlare fluentemente sia l’inglese che la loro lingua d’origine. Ciò che però Robin e i suoi amici non tarderanno a notare è che i benefici tratti da questa invenzione sono solo e unicamente a vantaggio dell’Impero Britannico; all’interno di quest’ultimo le tavolette vengono utilizzate per progressi di tipo ingegneristico e per semplificare la vita delle classi più agiate della popolazione. Infatti, l’intero fenomeno della rivoluzione industriale viene ricondotto, in questo contesto, proprio all’utilizzo della magia. Cresciuto credendo nella bellezza di questa pratica magica, nella sua utilità anche ai fini di unire persone provenienti da contesti linguistici differenti, Robin si ritroverà a mettere in dubbio tutto ciò in cui ha sempre creduto. Sarà costretto a rendersi conto delle atrocità commesse dal dominio coloniale e della realtà di privilegio e ingiustizia in cui è stato trasportato da quando è giunto in Inghilterra.

«L’inglese non si limitava a prendere in prestito parole da altre lingue; traboccava di influenze straniere, era un’accozzaglia di termini degna di Frankenstein. E a Robin sembrava davvero incredibile che un paese popolato da persone che si vantavano di essere migliori di tutti gli altri dipendesse così tanto dal resto del mondo.»

Babel di R. F. Kuang ci trasporta in questo mondo che non può non essere uno spunto di riflessione. La realtà fantastica creata dalla scrittrice ci porta a guardare inevitabilmente la nostra realtà storica con occhi diversi, osservando da vicino alcuni aspetti decisamente contemporanei come il razzismo, il privilegio di alcuni gruppi di persone rispetto ad altri, l’appropriazione e lo sfruttamento di culture diverse dalla nostra.

Fonte immagine: Amazon

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A proposito di Martina Di Costanza

Studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli l'Orientale.

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