Geografie, il nuovo libro di Antonella Anedda

Geografie

Geografie è il nuovo libro di Antonella Anedda, edito da Garzanti.

Antonella Anedda è nata a Roma, dove si è laureata in Storia dell’arte moderna. Ha collaborato con diverse riviste e giornali. Le sue raccolte di poesie hanno vinto numerosi premi letterari. L’edizione bilingue dei suoi primi cinque libri è stata tradotta in inglese per la casa editrice Bloodaxe dal poeta Jamie McKendrick. Dalla sua prima raccolta di versi, Residenze invernali del 1992, all’ultima, Historiae del 2019, l’autrice entra a far parte del canone letterario contemporaneo.

Geografie si distacca dalla poesia, ma non troppo; la prosa di viaggio risente intrinsecamente di quel linguaggio poetico caro all’autrice. Nel testo, come nella poesia, l’autrice sembra seguire le rotte del sentimento o quelle dei pensieri che spontaneamente sorgono, invadendo la psiche, tracciando così linee discontinue sulla carta, disegnando la sua mappa intessuta di parole.

Geografie o della poetica prosa di Antonella Anedda

Un oggetto o una percezione srotolano e rivelano le coordinate dell’interiorità, collegando sensazioni a emozioni, significati e significanti, ricercando un senso nascosto, nuovo, inusuale.

Alla base c’è la ricerca di un percorso non in quanto tale; l’autrice non ci propone itinerari già prescritti e pronti, l’intenzione sembra piuttosto quella di seguire il segreto che sta alla base del linguaggio della geografia:

«Il grande piacere che deriva dalla lettura delle descrizioni geografiche sta nel loro linguaggio oggettivo e privo di pathos, la precisione scontata. […] L’informazione si traduce immediatamente in esperienza»

(Geografie, p. 15).

Questa la linea guida è legata ai significati oltre che alla matrice propria del linguaggio geografico in sé, per quanto poi nulla sia privo di pathos nelle prose poetiche di Geografie. I racconti, come tanti fili slegati, compongono comunque disegni, profili di luoghi mai disgiunti dalle tracce delle emozioni lì riposte.

I capitoli sembrano seguire l’impercettibile muoversi dell’occhio dell’osservatrice che si posa sulle cose che la circondano e che toccandole, finalmente, con le parole, conferisce loro una consistenza.

«Sopporta i tuoi pensieri a partire dall’alba, mettili in fila e poi disfatene. Le cose come sono, le cose fatte e disfatte, questo intreccio di bellezza e disordine. […] È una tregua? È una tregua che finisce appena entrano le parole che la dettano e la commentano»

(Geografie, p. 17).

Il viaggio che la scrittura sottintende e che sin dalle origini, dal viaggio omerico che torna anche in Geografie, assurge a percorso conoscitivo per l’uomo, da descrizione del fuori arriva sempre, prima di approdare alla meta, all’interiorità, alla conoscenza di sé. Così le parole, talvolta illuminazioni improvvise, talaltra riflessioni intense su significati ulteriori da indagare, sono lo strumento e il fine della conoscenza di un sé profondo; un’antropologia dell’animo umano che, così indagato e messo a nudo, viene a mostrarsi nella sua necessaria e intrinseca solitudine.

E così, il linguaggio preso in prestito dall’autrice per la geografia, intessuto di quello suo proprio, quello poetico, rasserena la tormentosa ricerca di senso; le etimologie sempre indagate sono nuovi percorsi tracciati sulla mappa, come strade secondarie, ulteriori.

La realtà, la vita attuale non scappa dalla tela intessuta dall’autrice, così come la condizione utopica nella quale ci troviamo a vivere oggi a causa di un male invisibile e ancora imbattuto. Eppure, le limitazioni fisiche non riguardano mai la scrittura né la memoria, attraverso le quali è possibile aprire orizzonti già scrutati e reinventarli attraverso la linfa del ricordo.

E così si arriva al senso. La salvezza si chiama: descrizione, queste le parole che ritornano nei racconti dell’autrice. E alla fine scrivere è solo trattenere le cose fugaci ancora un po’ nel mondo.

Geografie è un viaggio e insieme tanti viaggi nei luoghi, nelle parole, nei quadri, nel mondo che un po’ abbiamo dimenticato, affrontato con una prosa e una scrittura che da onirica si fa vivida e puntuale e che scruta la realtà, scendendo fino alla profondità dell’essere, mutando lì dove muta, ricostruendo lì dove sembra che tutto sia perduto.

Fonte immagine: https://www.garzanti.it/libri/antonella-anedda-geografie-9788811673132/

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Studio Filologia Moderna all'università degli studi di Napoli "Federico II". Scrivo per immergermi totalmente nella realtà, e leggo per vederci chiaro.

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