Il codice dell’anima di James Hillman | Recensione

Il codice dell'anima di James Hillman

Il codice dell’anima si può definire come un libro senza tempo e, come ognuno di questi libri, ha da insegnarci qualcosa di personale e unico. È un libro di psicologia del ‘900 e, sin dalle prime pagine, ti rapisce, apre, stimola e mette in discussione obsolete teorie psicologiche e filosofiche rispondendo alle domande «Chi sono io?», «Perché sono qui?», «Qual è il mio ruolo in questa vita?».

Trama

Il libro non segue una trama lineare, ma si articola con delle epigrafi a mo’ di prefazione e con una serie di capitoli tematici che esplorano diversi aspetti dell’anima, come il carattere, la vocazione, il destino, l’amore e la morte. Il codice dell’anima di Hillman presenta miti, fiabe, utilizza storie di vita e  l’esperienza da psicologo dell’autore  per illustrare i concetti che presenta. 

Punti chiave de Il codice dell’anima

Attraverso una visione alternativa della psicologia, Il codice dell’anima pone l’accento sull’anima e sul suo ruolo fondamentale nel guidare la nostra vita. Per spiegare l’individualità dell’anima, Hillman introduce il concetto di «Daimon», una sorta di spirito interiore che rappresenta la nostra individualità più profonda. L’autore invita il lettore a riscoprire il proprio Daimon e a seguire la propria vocazione, anche se questo significa andare contro  le aspettative sociali o le convenzioni

Alcune teorie in breve

1. La teoria della ghianda ed il senso del destino:

«Quel bisogno pressante e improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze ci ha colpiti con la forza di che ci spinge a raggiungere il nostro destino, ‘ecco chi sono, ecco quello che devo fare’. Il codice dell’anima ha per argomento quell’annuncio».
Il senso del destino è un senso dionisiaco che abbiamo tutti, quella sensazione che ci spinge alla costante ricerca di un significato della nostra vita. Secondo Hillman, sono sensazioni contaminate dai traumi infantili: «Io sono così perché mi è accaduto qualcosa». È una teoria pericolosa, perché giustifica le azioni che compiamo oggi, rischiando di essere vittime della nostra vita: «Questo libro vuole smascherare la mentalità della vittima, da cui nessuno di noi può liberarsi, finché non riusciremo a vedere in trasparenza i paradigmi teorici che a quella mentalità danno origine e ad accontentarli. Noi siamo vittime delle teorie ancor prima che vengano messe in pratica.» 

2.Il mito di Er: 

Ne Il codice dell’anima, Hillman ci invita a smettere di fare le vittime e ci incita a vivere, attraverso il vecchio mito di Er, secondo cui noi scegliamo il nostro destino ancor prima di nascere. La teoria della ghianda si basa su questo mito: siamo una piccola ghianda che cade dall’albero e all’interno della ghianda già c’è l’immagine della quercia che saremo: ciascuno di noi incarna l’idea di sé stesso.  Nel bambino si vedono precisamente gli indizi del Daimon, del destino.  

Secondo Ginger e Peter Breggin, c’è in atto una vera e propria guerra contro il bambino: ciò che rende patologia la singolarità del bambino. La malattia è la diagnosi sommata alla statistica e non l’azione del bambino. Per una crescita ideale si dovrebbe focalizzare l’attenzione sul Daimon del bambino, non sulla performance. Il codice dell’anima ci spiega che le vocazioni nei bambini spesso si manifestano come ossessioni. «La ghianda è possessiva, è tutta e solo concentrazione, come una goccia di essenza, non si può diluire. I comportamenti infantili elaborano questa alta densità.»

La teoria dell’anima ci dice che ognuno di noi è unico. Eraclito affermava «Ethos Anthropoi Daimon», ossia «Il tuo demone (il carattere) è il tuo destino». Ognuno di noi ha un Daimon, un’anima,  una vocazione del cuore. Il codice dell’anima è un libro che ci invita a cambiare prospettiva attraverso l’innamoramento e a vivere la nostra vita come qualcosa di effettivamente prezioso.  

Fonte immagine in evidenza: copertina ufficiale del libro da Adelphi Edizioni

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