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Eroica Fenice

Il nido di Tim Winton, tra solitudine ed emarginazione

Il nido di Tim Winton, tra solitudine ed emarginazione

Quando due solitudini si scontrano, la deflagrazione che provocano è talmente forte da lasciare storditi tutti coloro che stanno attorno, scuotendoli dalla loro indifferenza. In un certo senso Il nido di Tim Winton, edito da Fazi Editore, si può intendere come il racconto di questo fragore, blu come la patina di malinconia che pervade ogni pagina del romanzo. Autore pluripremiato, Tim Winton è stato due volte finalista al Man Booker Prize con I cavalieri e Dirt Music.

La trama de Il nido di Tim Winton

Tom Keely è un ex attivista la cui brillante carriera è andata in brandelli, il cui matrimonio è fallito miseramente e ora si è rintanato nel suo nido all’ultimo piano di un grattacielo di Fremantle, guardando la vita scorrergli accanto e scegliendo ogni singolo giorno di tagliarsi fuori dall’eterno scalpiccio della quotidianità. Non ha un obiettivo, non vuole vedere nessuno, le sue giornate scorrono grigie, scandite dall’assunzione di psicofarmaci e antidolorifici per anestetizzare la sofferenza, nonostante le insistenze della madre e della sorella nel volergli trovare un nuovo lavoro.

Finché un giorno un incontro inaspettato lo stravolgerà completamente: piombata improvvisamente dal passato, Gemma, con un bambino, Kai, suo nipote di sei anni precocemente intelligente. Gemma e la sorella, quando erano più piccole, si rifugiavano a casa dei Keely per sfuggire al padre violento; era Nev Keely, padre di Tom e pastore con la propensione a salvare pecorelle smarrite, a proteggere le due sorelle e il ricordo di lui, assieme ad altri episodi della sua infanzia, scateneranno nel protagonista inevitabili confronti, acuendo fino all’estremo la sua sensazione di fallimento.

Tuttavia, i tre instaureranno un rapporto controverso, fatto di sentimenti taciuti e tenerezze a caro prezzo. Emarginati, isolati, apparentemente senza speranza, questi personaggi entreranno prepotentemente l’uno nella vita dell’altro, scoprendo che l’esistenza non è fatta solamente di sofferenza ed inquietudini, ma certe volte può regalare sorprese che ti cambiano, perché tutti meritiamo una seconda opportunità.

L’Australia e i suoi colori fanno da sfondo ad un’azione che apparentemente scorre lenta, che ha bisogno dei suoi tempi per costruirsi e che il lettore deve scoprire volta per volta, per accenni. Sulla scrittura di Tim Winton si potrebbe misurare la capacità del lettore di cogliere allusioni, di immaginare scenari, in una continua prova di fantasia e di sensibilità. Frasi brevi, periodi semplici e dialoghi fatti di poche parole conferiscono ancora di più la sensazione di leggere un autore davvero molto lontano dai soliti schemi, che regala emozioni sommesse e pure.

La domanda essenziale che emerge tra le righe dell’intreccio è questa: cosa siamo disposti a fare per cercare di prendere la decisione giusta? Quanto siamo disposti a rischiare per stravolgere la nostra vita? L’autore sembra affidare a noi la risposta, lasciando la narrazione sospesa, in un finale che pare non concludersi davvero.