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Eroica Fenice

Il cuore degli uomini di Nickolas Butler. L'America, i boy scout e la metafora della vita

Il cuore degli uomini di Nickolas Butler. L’America, i boyscout e la metafora della vita

Immerso nel verde del Wisconsin c’è il campo di Chippewa, dove il piccolo Nelson cerca di diventare Aquila, il grado più alto per un boyscout. Siamo agli inizi degli anni Sessanta nel Midwest degli Stati Uniti – il “cuore dell’America” perché di animo rurale e primordiale, una zona che tuttora mantiene questo sapore originario. Senza dubbio un perfetto prologo per quella che è una storia americana dall’inizio alla fine: il nuovo romanzo di Nickolas Butler, pubblicato in Italia dalla Marsilio editori, Il cuore degli uomini.

Non è facile scrivere una storia che sappia in ogni dettaglio identificare con chiarezza la cultura in cui si ambientano gli episodi narrati, cucire addosso ad ogni singolo personaggio un passato di appartenenza. E allo stesso tempo avere come obbiettivo quello di raccontare il “mondo”, nel senso più universale che si voglia concedere al termine; nel caso de Il cuore degli uomini, si parte da una realtà fortemente americana, che la tradizione letteraria contemporanea vede già sapientemente e abbondantemente definita da grandi autori.

Leggendo alcuni degli episodi del libro che Butler racconta in un arco di tempo piuttosto esteso, è automatico associare a questi momenti diverse dinamiche dei racconti di Raymond Carver, o anche alcune ambientazioni descritte da Stephen King, solo per fare qualche esempio.

Anche se Il cuore degli uomini presenta un grande ventaglio di personaggi, il protagonista risulta essere Nelson e il suo personale percorso di vita: dall’infanzia vissuta il solitudine, protetto dal suo mentore capo scout Wilbur e da una madre che subisce le oppressioni domestiche di un padre aggressivo, che poi come ci viene ricordato da Butler è il quadro di una tipica famiglia americana di quegli anni, un nucleo sociale che attraversa in lontananza (ricordiamo che ci troviamo in un piccolo paesino del Midwest) importanti cambiamenti storici.

Primo fra tutti la guerra in Vietnam, che viene descritta solo secondariamente da Nelson attraverso incubi e ricordi che non fanno che arricchire la descrizione che l’autore fa di lui e della sua storia, simile a quella di tanti altri americani. Ma con una differenza sostanziale, che sta nel fatto che Nelson ancora prima di farsi testimone di quella guerra è un uomo se si può dire sconfitto dalle sofferenze della vita, un dolore interiore che probabilmente riuscirà a superare solo alla fine del suo percorso, e del romanzo.

Nickolas Butler, la coralità di un romanzo come microcosmo della società

È proprio da questo personaggio che si irradiano tutti gli altri, a partire dal suo unico amico Jonathan, che scopriremo poi, quando entrambi sono adulti, essere stato il solo a conoscere l’animo di Nelson e la sua malinconia. Entrambi adulti quindi, entrambi consapevoli della vera faccia della realtà, non più ovattata dalla genuinità e dalla leggerezza della gioventù, hanno affrontato il mondo in maniera diversa. Un giovane Nelson che nonostante la timidezza e il disagio riesce a diventare un eroe, fisicamente potente, abile; dall’altra uno spensierato Jonathan, che si trasforma in un uomo disilluso e disincantato, pronto ad adeguarsi alla crudezza che lo circonda. Tutto vissuto, e con il passare del tempo plasmato, dalla vita dei boyscout, che è ne Il cuore degli uomini la metafora per eccellenza della vita, non solo un paradossale e ridimensionato “addestramento” alla guerra.

Così le medaglie conquistate come scout diventano il simbolo della meta che ogni uomo cerca di raggiungere. E c’è chi ci riesce e chi no, ma sempre con una amarezza che Butler dona ad ogni personaggio, soprattutto in Trevor (e nel suo destino), erede morale di Nelson e che si fa riflesso di un plausibile spicchio di bontà nella generazione futura, per poi infonderla a sua volta, si spera, in quella successiva.

Il cuore degli uomini dà voce anche, in quanto romanzo corale, alla società in toto, un’ultima storia e un ultimo cambiamento che l’autore racconta con Rachel e suo figlio Thomas. Il tempo è trascorso, molte cose sono accadute: l’avvento della tecnologia, un’America frustrata e incattivita dai grandi mali dell’esistenza, un’America omofoba e razzista, misogina e delusa. E ancora una volta tutto si riflette magistralmente nel microcosmo del campo di boyscout Chippewa, Wisconsin, Midwest.

Con questo romanzo, Butler ha avuto la capacità di osservare e di conseguenza descrivere la società di appartenenza, partendo probabilmente dalle sue radici, passando ad analizzare le piaghe e le disillusioni della realtà odierna, dei cambiamenti che, certo con dinamiche differenti, attraversa ogni uomo, in qualsiasi parte del mondo.

Ilaria Casertano