Rosa Spinacorta di Mario Ferraguti: recensione

rosa spinacorta

Rosa Spinacorta, edito Exorma, è il nuovo libro di Mario Ferraguti,  organizzatore del Festival di Antropologia della Montagna, il quale ha percorso l’Appennino per decenni alla ricerca di storie uniche da mettere su carta.

L’opera traccia la storia di Tecla, una delle ultime donne allevate e istruite dalle suore, in segreto, per un compito molto particolare: la vestizione della Madonna dalla rosa spinacorta. La giovane ragazza viene scelta tra tante compagne e scortata dalla Donnadischiena, la quale la conduce nella stanza della Regina, dopo averle fatto giurare, pena l’Inferno a cui sono destinati tutti i traditori della Madonna dalla rosa spinacorta, di non rivelare ad anima viva il suo compito né le sembianze della Regina priva di abiti. Viene descritto in modo molto minuzioso il lavoro certosino svolto con il favore delle tenebre per rendere la venerabile statua di legno presentabile agli occhi dei fedeli; a tal proposito, Tecla impara rapidamente tutto ciò che c’è da sapere: i bottoni, le cordelle, gli aculei dell’istrice, i corpetti, i mantelli e come mescolare i pigmenti per ottenere tutte le sfumature dei colori preziosi, come il sangue di drago, il verdaccio, l’oro e l’azzurro, custoditi gelosamente. 

Tra i tanti temi trattati da Ferraguti, il quale fonde abilmente sacro e profano, religione e stregoneria, vi è quello dell’annullamento del corpo femminile: amara sorte che tocca a tutte le prescelte che sono chiamate al sacro rito della Vestizione. Tecla, infatti, sottolinea con forza, sin dalle prime pagine, il concetto secondo cui “la carne di donna vale meno, è come quando dal macellaio si compra quella di seconda per il brodo; è una creatura ricavata dalla costola la femmina, è impura, ad ogni cambio di luna sanguina, è molto più simile a una bestia“. La giovane orfana è costretta a negare se stessa, a diventare invisibile, finisce per distrugger il proprio corpo arto dopo arto, in quanto nella sua vita esiste solo la Regina e non c’è spazio per alcun peccato che possa macchiare il candore di una vergine innocente. Ma quel suo corpo è vivo, reclama i suoi diritti: Tecla resta incinta e questo avvenimento imprevisto la condurrà via dal convento lungo il fiume compiendo un viaggio magico, in una dimensione che valica i confini religiosi e le superstizioni. Fino a quando nei boschi, nei pressi di Gualtieri incontrerà un folle pittore, conosciuto con il nome di Ligabue, il quale dovrà realizzare per lei un ex voto.

Le origini della Vestizione delle statue sacre:

Il rito della vestizione delle statue della Madonna, diffuso in tutto il sud Italia, conserva origini medievali, ma affonda le radici nella mitologia pagana, viene ripreso nel ‘500 e raggiunge il momento di massima attuazione nel ‘700.  Nei primi anni ‘900 viene proibito da Papa Pio X, ma rimane ben radicato nel folklore popolare, spesso con la connivenza del clero locale. Una o più donne del luogo venivano scelte per eseguire il rito segreto della vestizione della statua della madonna, la quale per il resto dell’anno veniva custodita nuda e poteva essere mostrata soltanto dopo l’esecuzione del rito alla comunità dei fedeli durante alcuni momenti solenni della liturgia.

Fonte immagine di copertina: Exorma 

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