I biVio: EX SYNC, un nuovo album tutto da ascoltare

I biVio: EX SYNC, un nuovo album tutto da ascoltare

I biVio nascono come duo acustico a Parigi nel 2018, dall’incontro della cantante Natalia Bacalov ed il chitarrista Martin Sevrin.

I componenti de I biVio sono:

Natalia Bacalov – voce e violoncello
Martin Sevrin – voce e chitarra
Homero Prodan – voce e basso
Lorenzo Capparucci – voce e batteria

Il 23 ottobre scorso per l’etichetta The Beat Production, è uscito il primo album di inediti intitolato “EX SYNC” de I biVio.
I testi delle canzoni sono scritti in inglese, italiano, spagnolo e francese. In occasione della pubblicazione dell’album, Eroica Fenice ha intervistato il gruppo musicale, i cui componenti hanno raccontato curiosità ed aneddoti.

Come nasce l’album EX SYNC?

EX SYNC racchiude tutti i primi capitoli della nostra avventura musicale, dagli esordi acustici in duo all’incontro con Homero e Lorenzo che ha trasformato la visione del progetto dandogli una direzione più ampia e allo stesso tempo più coesa. Non volevamo lasciare indietro i tanti brani composti negli anni, nonostante in qualche modo li percepissimo già come parte di un’epoca passata. Li abbiamo riarrangiati per il gruppo cercando di trovare un sound nuovo che rispecchiasse la ricerca estetica che avevamo iniziato ad esplorare con la band.
L’idea è sempre di più quella di abbattere le gerarchie che di solito sorreggono un gruppo, e quindi di coinvolgere il più possibile tutti i membri a partecipare creativamente al progetto.
Infatti in questo disco non c’è una voce principale, come non c’è una lingua egemone né un ruolo uniforme degli strumenti. Può essere in qualche modo spaesante, ma a noi piace sviluppare l’eterogeneità che ci contraddistingue per farne un punto di forza. E’ evidente che nel prossimo disco l’obiettivo sarà quello di raccogliere tutto il meglio del primo per arrivare ad un risultato più solido e consapevole, ma non vogliamo perdere la ricchezza di quelle diversità che ci affascinano e che ci fanno sognare.

Sono tutti brani molto profondi, dove prendete l’ispirazione?

Scrivere canzoni è sempre un modo di esporsi e di raccontarsi, volenti o nolenti.
È un modo di esprimere le proprie vulnerabilità, le proprie fantasie, le angosce profonde che ci portiamo dentro. Raccontiamo le esperienze personali che ci hanno segnato, i pensieri che si annidano dietro alla coscienza e che trapelano attraverso le note di una melodia…
La musica si presta a questo atto terapeutico di espressione di sé, ma prende tutto il suo senso nel momento in cui si crea la magia dell’ascolto e della condivisione con gli altri.
La musica scioglie i confini materiali e ci collega ad un spazio interiore dove possiamo sentirci gli uni negli altri, parte di un unico flusso.

Cos’è per i biVio la musica e che significato ha?

È il nostro modo di stare al mondo, o meglio, il modo più autentico che abbiamo trovato.
Ci sono tante altre cose da fare, da dire… ma la musica è il canale attraverso il quale le esperienze vissute si cristallizzano e prendono un nuovo significato.
Aldilà dei testi, cantare e suonare ha una valenza comunicativa per noi importantissima, proprio perché riesce a toccare un linguaggio che sfugge alla consueta razionalità. È un modo per dire tutto ciò che non si può dire, o non si riesce a dire. Esprime tutto il mistero delle esperienze che viviamo e che devono trovare un altro sfogo per raccontarsi in tutta la loro complessità.

SHELL OF FEARS potrebbe essere lo stato d’animo di tutti, nasce da vicende personali o è astratto?

Accade spesso che ci accorgiamo a posteriori delle ragioni e del significato che stanno dietro alle nostre azioni. Così accade anche per le canzoni, a me (Natalia) spesso succede così.
Non ho in testa un’idea, una cosa da dire, un concetto da sviluppare.
Spesso mi viene una melodia, un giro di accordi, una frase che mi ronza in testa per settimane.
Qualunque cosa sia cerco di darle ascolto e di lasciare aperta l’immaginazione che poi mi aiuta a sviluppare questo primo schizzo.

Shell of fears è nata dalla scintilla di Martin che aveva scritto anni fa un pezzettino del ritornello, che poi è rimasto lì a rimbalzare nel vuoto. Tempo dopo ho iniziato a costruire intorno a questo scheletro, ma non ero molto convinta. Dopo aver lavorato sul brano con tutta la squadra, abbiamo capito che sarebbe potenzialmente diventato uno dei pezzi forti del disco.

Di cosa parla? Ovviamente di un’esperienza personale e universale, che è quella della paura che ci paralizza di fronte alle ondate imprevedibili della vita. Ma non è una canzone tragica, perché parla anche del desiderio di navigare nel mistero, di accettarlo per quello che è, di attraversare la marea nei suoi alti e bassi, perché non si sfugge al movimento della vita…

Nel brano è come se si perdesse la concezione del tempo (in positivo ovviamente) come si ottiene tale “risultato”?

Questa è l’idea che abbiamo trovato all’interno di ogni brano del disco (dico trovato, perché anche qui è soltanto alla fine del processo che abbiamo capito cosa c’era dietro l’inconscio di queste canzoni). Il gioco dei tempi scanditi e sospesi, rallentati e accelerati, è la linea guida di questo viaggio desincronizzato. In particolare questo brano riflette bene la polarità espressa nel testo, e quindi la tensione tra il tempo fermo della paura e quello incalzante del movimento. Abbiamo cercato di raccontare questo tempo sdoppiato anche nello sviluppo compositivo, specialmente con la parte centrale in cui cambiano drasticamente il ritmo e l’atmosfera aprendo le porte di un’altra dimensione.

La musica mescola caratteristiche diverse, se doveste scegliere un aggettivo solo per descrivere la vostra, quale sarebbe?

Eclettica, semplicemente. 

Ringraziamo I biVio per la disponibilità e la gentilezza con le quali hanno risposto alle nostre domande.

 

Immagine in evidenza fornita dal gruppo musicale

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