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Eroica Fenice

Gazebo Penguins L'inizio ruggente del NaDir

Gazebo Penguins e One Dimensional Man: l’inizio ruggente del NaDir

Un inizio all’insegna di un sound potente e graffiante per il NaDir, il festival musicale nella Polifunzionale di Soccavo completamente autofinanziato e organizzato dai membri della Rete di Scacco Matto e Cap80126. Noi di Eroica eravamo presenti e questo è il nostro racconto.

NaDir: Un inizio “emergente”

Sale sul palco, poco dopo le 20, il gruppo emergente campano L’erba sotto l’asfalto, una delle band selezionate tramite il progetto Gravità Zero, davanti a un pubblico, purtroppo, assai risicato. Dopo aver dato sfoggio di qualche canzone del loro primo lavoro Siamo tutti pazzi, lasciano il posto ai Gomma (in foto), un nuovo astro nascente musicale della nostra terra. Una dopo l’altro si succedono i brani del loro primo album Toska che, come spiega la cantante, è un termine russo che indica uno stato di insoddisfazione senza una causa specifica. Degne di nota anche due loro cover di I’m so tired dei Fugazi e Someone to lose dei Wilco. Termina così la prima parte della serata, con due band all’inizio del loro percorso ma che promettono davvero bene.

La convincente esibizione dei Gazebo Penguins

Un repentino cambio di strumenti e salgono sul palco i ragazzi emiliani dei Gazebo Penguins che iniziano con Bismantova, brano tratto dal loro ultimo disco Nebbia. L’atmosfera inizia a riscaldarsi e il pubblico a infoltirsi. Danno vita a una scaletta che attraversa trasversalmente i loro lavori, dal più recente con Soffrire non è inutile, Nebbia, Porta ad altri più vecchi come Il Tram delle 6 e  Senza di te tratti dall’album Legna; passando anche per canzoni tratte da Raudo come È finito il caffè. Nel frattempo, mentre i Gazebo sono nel pieno della loro esibizione e tra il pubblico iniziano i primi poghi, compare Pierpaolo Capovilla (front-man degli One Dimensional Man) vicino la postazione dei tecnici del suono intento a fumarsi una sigaretta e scambiare quattro chiacchiere con qualche fan curioso.

I tanto attesi One Dimensional Man 

Dopo la più che convincente prova dei Gazebo, è finalmente tutto pronto per la main band della serata: i One Dimensional Man. Sulle note di Bella Ciao, lo storico trio capitanato da Capovilla, dopo diversi anni di silenzio, si riprende finalmente la scena e inizia a martellare a più non posso con il suo sound ruggente e graffiante. Non c’è spazio per pause, le potenti linee di basso di Capovilla si fondono ai ritmi frenetici imposti dalla batteria di Francesco Valente, accompagnati dalle distorte melodie della chitarra di Carlo Veneziano. Nella loro set-lists danno largo spazio a tutti i loro lavori discografici: One Dimensional Man, 1000 Doses of Love, You Kill Me, Take Me Away, A Better Man. La platea continua a essere poco affollata e la pronuncia inglese di Capovilla non è certo impeccabile ma la potenza scatenata dal trio è incredibile e i pochi fan affezionati sotto il palco appaiono decisamente soddisfatti. La prima pausa arriva dopo più di quaranta minuti di esibizione, Capovilla ringrazia il pubblico e gli organizzatori con un emblematico elogio alla vita e alla lotta politica:”Vivere è lottare e lottare è tutto sommato interessante”. Spazio anche per un piccolo fraintendimento tra la band, sintetizzato con un simpatico “Mannaccia a Sacripante che è molto più elegante”. Chiusa questa piccola e ironica parentesi, gli ODM ricominciano a martellare senza sosta avviandosi verso la fine del concerto con alcuni brani inediti, che saranno contenuti nel loro prossimo album, e Broken Bones Waltz, una denuncia verso ogni tipo di tortura e sopruso fisico.

Con un breve commiato finisce un’intensa serata caratterizzata da un’incredibile ma comunque godibilissima energia musicale che avrebbe meritato un pubblico decisamente più gremito.