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Eroica Fenice

Shiver Folk

Shiver Folk: “Settembre” è l’ultimo disco dell’indie folk-band lecchese

“Settembre” è il titolo del nuovo Ep degli Shiver Folk, band nata nel 2013 in provincia di Lecco. Il disco, contenente quattro canzoni, è stato pubblicato a settembre 2017. Si tratta della quarta fatica discografica del gruppo, che ha già alle spalle due EP e un LP.

“Settembre  – ha spiegato la band nel presentare il disco – parla di esperienze forti, di momenti vissuti con anima e corpo. Proprio per questo segna un netto stacco rispetto ai lavori precedenti, più ‘fanciulleschi’, sia a livello di musica che di testi. La ricerca per la scrittura è durata circa un anno e ha portato ad un lavoro che ci ha soddisfatto pienamente. ‘Settembre’ è il nostro punto di (ri)partenza verso il futuro”.

La poesia e la passionalità dell’ultimo lavoro degli Shiver Folk

Settembre è un disco breve, ma ricco, di suoni, parole ed emozioni. A metà strada tra indiefolk, sonorità rock e canzone d’autore, gli Shiver Folk raccontano storie in modo autentico e originale, affrontando tematiche importanti, quali la tossicodipendenza e l’ansia; quest’ultima definita come “uno dei  mali quotidiani del nostro tempo”, d’altronde, come dargli torto… Alzi la mano chi al giorno d’oggi non è ansioso!

Tornando a parlare dell’EP nel suo complesso, gli Shiver Folk ci consegnano un disco maturo e omogeneo, nei testi e nelle sonorità. I suoni dolci e melodiosi del pianoforte, del violino e del contrabbasso si amalgamano ai ritmi incalzanti della batteria, del banjo e delle chitarre, sposandosi  perfettamente con i testi, a metà tra il poetico e il viscerale.

Questo disco arriva dopo due EP ( “La Rotta“, composto da due brani inediti ed una cover di Johnny Cash; “Folkin’ Christmas“, una raccolta di cinque brani natalizi rivisitati in chiave folk, più un pezzo inedito), un disco lungo (“L’Equilibrista“, un album di undici brani) e diversi live su palchi importanti come Carroponte, Alcatraz e lo Stadio San Siro, dove nel 2017 hanno accompagnato il cantautore Davide Van de Sfroos. Quest’ultimo li aveva scelti già l’anno precedente come band per il suo tour italiano, il Folk Cooperatour.

Settembre: track by track

Ad aprire il disco è la ballata folk “Medicine per il morale”. Il brano, caratterizzato da un ritmo pressante, rappresenta una non troppo velata critica del mondo della discografia e si rivolge, dunque, a chi riduce la musica ad un mero mezzo per arricchirsi, sminuendone il valore artistico.

Medicine per il morale racconta, in modo piuttosto diretto, delle delusioni a cui molto spesso vanno incontro i giovani musicisti quando entrano in contatto con il mondo discografico.

“Qui c’è gente che ti dice hai vent’anni stai al tuo posto.

Che ci si pulisce il culo coi tuoi sogni nel cassetto.

Perché hanno comperato anche la tua scrivania,

hanno messo le inferriate alle finestre della fantasia.”

Così recita una strofa della canzone; un linguaggio vigoroso a sottolineare quanto troppo spesso la fantasia e l’originalità vengano sacrificate, in nome del mercato e del denaro.

“Settembre”, brano che dà il titolo al disco, affronta invece in modo autentico un’importante tematica sociale: la tossicodipendenza. Attraverso sonorità rock e parole forti, gli Shiver Folk danno voce alla rabbia e alla delusione di due ragazzi che, cacciati da casa, si ritrovano abbandonati a loro stessi e a lottare con i propri demoni. Non si tratta di una canzone dalla retorica moralista, ma di un brano che  pone al centro lo stato d’animo dei due protagonisti, che parla delle paure che li attanagliano:

“E per passare mezzo vivo quelle notti scure,

sotto il cielo di quei treni che non hanno dove,

canterò per me:

I miei sogni, i miei sbagli, non mi ascolti.

Senza madre senza Dio,

vendo incubi per strada.                

Sto annegando la mia mente,

perché io non valgo niente.”

Assume, invece, una vena poetica il brano successivo, “Storie di sospiri e ginocchia sbucciate” . Una canzone che in sostanza rappresenta un inno alla vita, con le sue gioie e gli inevitabili dolori. Un brano che racconta le fasi della crescita e dell’evoluzione di ognuno di noi: dalle ginocchia sbucciate “sull’asfalto dell’infanzia quando non contava essere perfetti in tutto”, alla vita adulta, quando, incontrato il vero amore, si vive con la speranza di  invecchiare insieme “come foglie” per “sorridere all’autunno della nostra vita”.

E’ l’ansia, infine, la “protagonista” di “Oltre il suo ritorno”, il brano posto a chiusura dell’EP. La canzone, rappresenta, a detta degli autori, “un grido d’aiuto, un grido di speranza, un grido da cantare a squarciagola insieme”; è in definitiva un invito a non mollare, a trovare la forza per combattere l’ansia, quell’invisibile, ma ingombrante “presenza ” che ormai quotidianamente accompagna la nostra esistenza. Gli Shiver Folk immaginano di poter stringere tra le mani l’ansia, di riuscire a capirla e, dunque a combatterla. Un messaggio, dunque, rivolto a chi soffre silenziosamente e non vede via d’uscita.

“Il folk – spiegano gli Shiver – in fondo a questo serve: a raccontare storie, denunciare ingiustizie, fare i conti col dolore. Grazie a canzoni che sono medicamenti fatti di parole di sostanza buona, di chitarre e violini dolci, di una musica biologica che spurga la rabbia, amplifica la gioia e genera la danza”.

Proposte musicali fresche e intelligenti come quella degli Shiver ci fanno ricredere sul fatto che il panorama musicale italiano sia in crisi, per non dire morto. Ascolto consigliato!

La band

Gli Shiver Folk sono composti da Stefano Bigoni (pianoforte, lap steel, tromba, armonica a bocca, voce), Lorenzo Bonfanti (voce, chitarra, batteria, percussioni), Stefano Fumagalli (contrabbasso), Luca Redaelli (violino, voce) e Andrea Verga (banjo, mandolino, voce). Seppur giovani, questi ragazzi hanno suonato già con diversi artisti di fama nazionale ed internazionale come Milky Chance, Daniel Romano, Bandabardò, Il Pan del Diavolo, Michael McGoldrick, Punkreas, oltre al già citato Davide Van de Sfroos.