Turbe Giovanili è il Millennium Bug del rap italiano. Un album dalle sonorità noir, in grado di proiettare l’ascoltatore in un mondo interiore fatto di turbe, paranoie e ansie, riflettendo le inquietudini di una generazione.
«Non rinunciai e mai rinuncerò
Alla convinzione di quel che più in là un giorno farò (un giorno farò)
Ma quante volte mai ti è capitato di aver lavorato e di sentirti sprecato (che poi)
Che poi se questo tempo non ci aspetta…».
Turbe Giovanili: Di Fretta
Un lavoro alienante, colleghi che ti stanno sulle palle, nessuna minima possibilità di progredire, la sensazione di essere del tutto in balia del tempo, di quelle maledette 24 ore che più che una risorsa appaiono più come una condanna. L’unica possibilità è quella di andare di fretta, non sprecare tempo, bruciare tappe su tappe, perché non conta il percorso, quanto la velocità con cui arrivi al traguardo, come se la vita, più che una maratona, fosse una qualifica di Formula 1. Tematiche attuali, del tutto al passo con i tempi che stiamo vivendo, quelle che Fabri Fibra scrisse nel 2002, all’interno del pezzo “Di Fretta”, dimostrando come, a distanza di più di vent’anni, il mondo non sia poi così diverso da quello che il rapper descrisse a inizio millennio con Turbe Giovanili.
Un Album, Mille Storie
Turbe Giovanili, album d’esordio di Fabri Fibra come solista, uscito nel lontano 2002, è un caleidoscopio di paranoie, inquietudini, paure, amore, solitudine. Quelli di un ragazzo di appena 27 anni che sentiva di essere a un bivio nella propria vita. Una sorta di “Aut Aut” esistenziale ma anche quotidiano. Crescere e fare un lavoro più canonico, firmare il cartellino, avere una ragazza fissa, magari costruire una famiglia, oppure seguire quella scintilla in fondo al petto, che brilla incessante, che ti fa sentire vivo e in colpa allo stesso tempo.
Per sua e nostra fortuna, Fabri Fibra, all’anagrafe Fabrizio Tarducci, ha optato per inseguire quella scintilla, rinunciando a tutto il resto.
Turbe Giovanili: Scattano le indagini
Abbiamo iniziato questo nostro viaggio con uno dei brani più importanti dell’album, “Di fretta”, continuiamo su questa falsariga. Un altro tema particolarmente importante in questo album è l’inquietudine che l’artista avvertiva in quel periodo, una sorta di disagio sociale, misto a una paura disarmante per il futuro. Tra le tracce più emblematiche da questo punto di vista c’è senza dubbio “Scattano le indagini”. Pezzo che setta fin da subito le sonorità noir dell’intero album.
«Tre, due, uno, Turbe in sviluppo
Su molti non fa effetto, su di me fa di brutto (aah!)
Qui, qui si chiedono: “Cos’accadrà?”
Quando si fa, ci sei, ma non per tutti o del tutto».
Un countdown, quello che sancisce l’approdo nel nuovo millennio, e al contempo quello che ticchetta dentro il cervello, prima che le turbe e le paranoie vengano a bussare alla porta, prendendo il sopravvento. Un turbamento, una paranoia che non fa presa su tutti, ma solamente sugli esseri umani più sensibili e per questo più consapevoli del marcio che può gravare sul cuore. Cos’accadra? Un interrogativo che ci siamo posti tutti prima o poi, specie al raggiungimento della fantomatica crisi del quarto di secolo. Hai 25 anni o più, non sai dove stai andando di preciso, navighi a vista. Ci sei, ma non per tutti o del tutto.
Turbe Giovanili: Come te
«Vorrei il tuo tempo, vorrei il tuo tempo
Vorrei il mio nome in maiuscolo scritto ovunque sul tuo pavimento
Vorrei che fosse un altro giorno e un’altra ora
Altro non vorrei che rivederti ancora, ancora, ancora».
“Come te“ è probabilmente il pezzo d’amore più sentito dell’intero album. Non solo, potremmo tranquillamente definirla come tra le canzoni d’amore più impattanti e sentite dell’intero panorama musicale italiano. Non c’è retorica spicciola in questa meravigliosa canzone intervallata dallo struggente ritornello di Al Castellana. Torna qui, nuovamente, a ripresentarsi il tema del tempo. Inteso ancora una volta come risorsa inestimabile. Talmente inestimabile che chiedere il tempo di un’altra persona significa fare una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della stessa. Priva di orpelli o smancerie, tenera, perché pratica, poetica perché raccontata in maniera schietta, cruda, priva di quella retorica spicciola che talvolta alcune poesie romantiche vere e proprie possono avere.
Turbe Giovanili: Se non dai il meglio
Turbe Giovanili è il Millennium Bug del rap italiano. Un album dalle sonorità noir che ha segnato un prima e un dopo nel panorama musicale italiano, trasportando l’ascoltatore in un mondo fatto di inquietudini e frustrazioni- dalle più esistenziali a quelle più quotidiane-ma anche di riflessioni ancor più profonde, sulla condizione di una generazione di giovani che ha dovuto confrontarsi con il passaggio del secolo e con i cambiamenti ad esso associati.
«Se non dai il meglio, non ti torna il meglio» è un concetto che attraversa l’intero album: l’incessante inseguimento di qualcosa, che sia stabilità economica, sentimentale, sociale o psichica, ma che sembra sempre sfuggire. In una società che ci insegna che tutto dipende da noi—dal nostro impegno e dalla nostra bravura—questa frase diventa un mantra tatuato sotto pelle da decine di ragazzi che, oggi come allora, sperano di trovare uno spazio in una società che corre veloce, inciampando tra le sue stesse contraddizioni. Una società che promette e poi non mantiene, lasciando l’individuo solo nell’illusione che ce la si possa fare solo con il proprio impegno. Perché, se hai fallito, vuol dire che non hai dato il meglio.
Un Cantiere a cielo aperto
Turbe Giovanili non è solo un semplice disco, è un cantiere a cielo aperto, uno storyboard che racconta il disagio giovanile in modo crudo e diretto. Fibra, con una chiave di lettura narrativa mai vista prima, costruisce un album che va ben oltre il genere o l’ambito nel quale è incasellato. Ogni traccia è una finestra spalancata sul malessere, sulla solitudine, sulla provincia e sulle turbe quotidiane, dove concetti come tempo, le scelte e le paure per il futuro diventano protagonisti. Un lavoro che, pur legato a doppio al periodo in cui è uscito, ha lasciato un segno indelebile e continua a parlare ancora oggi. Si dice spesso, nella musica come nel cinema, che un’opera può definirsi un “capolavoro” solo se supera la prova del tempo. Se, con il passare degli anni, un lavoro si evolve, si riplasma, riceve nuovi significati e continua a offrire nuovi spunti, prendendo vita propria, allora possiamo essere certi che si tratti proprio di quello che chiamiamo capolavoro.
Turbe Giovanili, a distanza di vent’anni, fa esattamente questo: dimostra che le turbe, i disagi e le domande che ha sollevato sono ancora vivi, più attuali che mai, e pronti a risuonare in chi sa ancora ascoltare.
Fonte Immagine: Wikimedia Commons di Andrea Di Quattro