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Eroica Fenice

Andrea Lucchetta

C’è qualcuno alla porta: intervista ad Andrea Lucchetta

Il 3 e il 4 novembre sarà in scena, al Teatro Nuovo di Napoli, lo spettacolo C’è qualcuno alla porta [I atto – Il Calapranzi (di Harold Pinter), regia di Andrea Lucchetta, con Marco Fanizzi e Vincenzo Grassi; II atto – Vecchi tempi (di Harold Pinter), regia di Luigi Siracusa, con Cecilia Bertozzi, Michele Enrico Montesano e Sofia Panizzi], scene: Mauro Rea; musiche: Paolo Improta.

Abbiamo intervistato, a questo proposito, il regista Andrea Lucchetta.

C’è qualcuno alla porta: intervista al regista Andrea Lucchetta

Andrea, parlaci del tuo lavoro e delle tue esperienze teatrali.

Ho cominciato a studiare come attore presso la “Palestra dell’Attore” (scuola di formazione teatrale del Teatro Diana) all’età di dieci anni. Quattro anni dopo, un mio carissimo amico e collega ed io decidemmo di formare una piccola compagnia teatrale assieme ad altri attori che frequentavano la scuola; abbiamo cominciato con il teatro amatoriale e dialettale; dopo qualche anno, abbiamo vinto il Festival del Teatro Amatoriale, organizzato dal Teatro Totò che ci ha dato la possibilità di partecipare alla Rassegna Ridere 2015 presso il Maschio Angioino. L’anno dopo decidemmo di abbandonare il teatro comico e dialettale e ci siamo messi in gioco con un testo di J.B. Prestley “Ispettore in casa Bearling”, un giallo inglese che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di mettere in scena al Teatro Nuovo. Successivamente mi sono cimentato nella drammaturgia, scrivendo un riadattamento teatrale del romanzo “Cecità” di Josè Saramago che ho messo in scena due anni fa al Teatro Nuovo: il progetto di “Cecità” mi ha permesso subito dopo il diploma di entrare nel corso di regia dell’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, la quale mi sta dando la possibilità di entrare in contatto con grandissimi maestri e professionisti dai quali non posso far altro che trarre grandi insegnamenti. Grazie all’Accademia, a settembre, ho avuto modo di mettere in scena, al Teatro India-Teatro di Roma, “Delphi Park”, riadattamento del racconto “La morte della Pizia” di Friedrich Durrenmatt: grazie a quest’esperienza e agli attori con i quali ho lavorato, ho trovato una mia impostazione di lavoro teatrale, che è una sintesi tra estetica teatrale e concretezza dei fatti narrati: questi due elementi mi danno modo di dedicarmi a 360° sulla direzione dell’attore e sulla gestione dello spazio e della coerenza scenica, elementi di fondamentale importanza per il mio modo di fare teatro. Sempre in circostanze accademiche ho affrontato il testo che vedrete in scena sabato e domenica al Teatro Nuovo. 

Lo spettacolo C’è qualcuno alla porta si articola in due momenti scenici, due atti separati ma che, proposti in un’unica messa in scena, interloquiscono fra loro; come “dialogano” le parti (e quanto ti sei confrontato con Luigi Siracusa, regista del secondo atto)?

Luigi Siracusa è il mio compagno di corso. Con lui, in Accademia, abbiamo affrontato e studiato Pinter, ipotizzando delle messe in scena, a scopi didattici, con dei limiti ben precisi, ovvero: durata di massimo 40 minuti, 3 attori, tempi di montaggio e smontaggio della scena molto brevi. Da quest’esercizio sono nate le nostre due regie. Non ci siamo confrontati tanto, perché, pur essendo lo stesso autore, sono due testi diversi e due regie diverse: la differenza lampante, a livello drammaturgico, si nota dal fatto che “Il Calapranzi” fa parte della prima produzione teatrale di Pinter, mentre “Vecchi Tempi” fa parte dell’ultima produzione drammaturgica; infatti, si nota lo sviluppo (che l’autore ha fatto negli anni) di alcuni temi che caratterizzano entrambe le storie. Gli atti comunicano tra loro in quanto Pinter mette in scena la sospensione e l’attesa: l’evento s’intitola “C’è qualcuno alla porta” proprio per questi motivi, entrambi sono basati sull’attesa di qualcosa o qualcuno che non arriverà mai.

Andrea Lucchetta e il Teatro dell’assurdo

In C’è qualcuno alla porta, come Andrea Lucchetta hai curato la regia del primo atto, che affronta il lavoro Il calapranzi di Harold Pinter; come ti sei approcciato alla drammaturgia originale? Quali le riprese e quali le tue rivisitazioni registiche?

Lavorare su “Il Calapranzi” è stato innanzitutto molto divertente e molto stimolante, come lo è il lavoro su tutti i testi che fanno parte del Teatro dell’assurdo: ti offre la possibilità di inventare una storia che va oltre quella raccontata dall’autore e dai personaggi. Il lavoro che ho fatto assieme agli attori si basa proprio su questo, inventare una storia nostra, che non deve essere chiara agli spettatori, ma a noi che lavoriamo su questo testo. Il teatro dell’assurdo si basa sul fatto che il mondo rappresentato non è assurdo: esso appare assurdo a chi lo vede proprio per dimostrare che assurda è la nostra realtà. Il mondo rappresentato ha delle regole precisissime ma non sono fondate sulla nostra logica: in altre parole, il teatro dell’assurdo obbliga a ragionare secondo un altro tipo di logica. Con gli attori, due grandissimi amici e colleghi d’Accademia, siamo riusciti ad inventarci una nuova logica e una nuova storia, che va oltre quella originale scritta dall’autore. La drammaturgia originale è stata rispettata ed è quindi ripresa integralmente. Speriamo, con questo lavoro, di stimolare gli spettatori all’immaginazione. Il nostro obiettivo è quello di far uscire il pubblico dal teatro, ognuno con una propria storia da poter raccontare.

Come hai adattato, anche in base agli spazi offerti dal Teatro Nuovo, le scelte di regia? Lo spazio fisico del palco, come è stato “adoperato” e “modellato” ai fini del prodotto finale che hai costruito con il tuo lavoro?

L’idea è quella di ricreare un mondo molto conosciuto dai due personaggi, ma nel quale, continuamente, trovano qualcosa a loro sconosciuto. Non sapremo mai se il seminterrato è la loro casa o il loro posto di lavoro o una trappola per topi. Il mondo rappresentato è basato sulla geometria: un enorme quadrato, con cubi ai 4 angoli. Dall’alto scenderà un altro quadrato. Una geometria che verrà ribaltata dalle azioni e dai comportamenti dei due protagonisti. Come ho detto precedentemente, “Il Calapranzi” è un testo che fa parte della prima fase di scrittura di Harold Pinter, quindi l’autore mantiene le caratteristiche principali del teatro dell’assurdo. I personaggi vivono nel loro mondo, che fa da rifugio, ma vengono messi in discussione dalle presenze che si trovano all’esterno. Il calapranzi, di fatti, non è altro che un mezzo con il quale l’interno riesce a comunicare con l’esterno. I personaggi sono spaventati da tutto ciò che non fa parte della loro realtà. Come molti altri testi del teatro dell’assurdo, “Il Calapranzi” va affrontato con estrema serietà, in quanto Ben e Gus non fanno altro che parlare in un loro linguaggio che per noi spettatori può risultare assurdo, ma per loro non lo è affatto. Si tratta, quindi, di inventare una nuova logica non più basata su quella occidentale di “causa-effetto”. È importante ricreare un effetto di sospensione e di paura dell’oscurità. Per questo motivo ho scelto di non riportare, nella scenografia, le porte che l’autore suggerisce, ma di creare zone di buio, le quali potranno essere interpretate tramite l’azione e le parole dei personaggi. M’interessava rappresentare la sospensione che questo testo evoca.

In una parola – o in una frase che ne condensi bene il senso –  come definiresti lo spettacolo C’è qualcuno alla porta? Cosa dovrà aspettarsi lo spettatore che verrà ad assistere alla messa in scena?

Rappresenteremo le ansie, le paure, l’insicurezza e l’incomunicabilità degli esseri umani; sveleremo l’immagine di una società che minaccia e tortura l’individuo.

Ringraziando Andrea Lucchetta, indichiamo, per chi fosse interessato ad assistere allo spettacolo (e per ulteriori informazioni ad esso relative), il seguente collegamento ipertestualehttps://www.facebook.com/events/552102715248120/

C’è qualcuno alla porta di Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa: dettagli su orari e modalità di prenotazione

C’è qualcuno alla porta, due atti di Harold Pinter

Teatro Nuovo Napoli (via Montecalvario, 16)

Sabato 3 novembre ore 21:00 e domenica 4 novembre ore 18:30

Costo biglietto €12,00

Botteghino: 0814976267345 6255 966 (aperto dal martedì al sabato 10:30-13:00 / 17:30-20:00)

Si accettano prenotazioni telefoniche oppure inviare una mail a: botteghino@teatronuovonapoli.it