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Eroica Fenice

città della scienza Associazione Culturale Fantasmatica

L’Associazione Culturale Fantasmatica per Città della scienza

Non bisogna nominare i fantasmi. Sono lì che si insinuano nelle storie che raccontiamo, prendono la parola al posto nostro senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. A volte però bisogna dar voce ai fantasmi della realtà, scavare i lati più intimi e nascosti per permettere che questi riaffiorino. È proprio questo quello che da anni porta avanti l’Associazione Culturale Fantasmatica nel cuore della Napoli antica. Fantasmatica nasce nel 2011 dall’unione delle menti di alcuni ricercatori universitari e studiosi della cultura umanistica con l’intento di promuovere e riscoprire il territorio e la storia napoletana in chiave interdisciplinare e interculturale. Il filo che unisce gli intenti e le iniziative dell’associazione è il reale che non è visibile. Tutto questo fa di Fantasmatica un’ officina culturale per chi vuole praticare, condividere e, perché no, incontrare “fantasmi”, quelli propri e quelli degli altri. 

Associazione Culturale Fantasmatica e Francesco De Siena per Città della Scienza

Giovedì 5 marzo presso l’Associazione Culturale Fantasmatica, Francesco De Siena, talentuoso pittore, si è cimentato in una performance molto inusuale mescolando arte e filosofia. L’artista ha voluto commemorare il secondo anniversario di un avvenimento che ha rappresentato una grave perdita per la cultura italiana, ovvero il rogo della Città della Scienza nel quartiere Bagnoli di Napoli. La notte tra il 4 e il 5 marzo del 2013 un enorme incendio divampa nell’area del museo lasciando un immenso cimitero di macerie e un intero spazio urbano da riqualificare.

La storia visiva che racconta Francesco ha l’aria di essere una rivelazione, è la narrazione di due avvenimenti che sono legati da coincidenze misteriose e assieme sfortunate: la storia del rogo di Città della Scienza e l’incidente del dirigibile Italia, disperso tra i ghiacci del Polo nord durante una spedizione guidata da Umberto Nobile nel 1928. Cos’hanno queste due storie in comune? Numeri, verità taciute e saperi impliciti. Quello che ricorre per il pittore è il fantasma del ritmo arcaico della natura che si ripresenta nelle cose dell’uomo, affiora come stare al mondo nei processi fisici e chimici alla base dell’architettura e dell’urbanistica. L’artista parte da un disegno fatto col Carboncino e pian piano riesce a far convergere tutti i punti: mette in relazione storie di oggetti, materiali e “destini” facendoli incontrare sul piano filosofico, storico e artistico.

Ecco che inizia la performance: nella saletta della Associazione Culturale Fantasmatica la curiosità fa da padrona, Francesco inizia a dipingere. Il volto è serio, lo sguardo assorto. Una musica lancinante, metallica e “spettrale” contribuisce a mantenere gli spettatori incollati ad ogni suo singolo gesto. Accompagnato dagli sguardi attenti dei presenti il pittore sparge sulla grande tela pennellate nere larghe, poi distribuisce pietroline e detriti sotto la tela per creare un cielo stellato. Il quadro è finito e lascia i presenti a bocca aperta. Il nero profondo del cielo lascia intravedere la sagoma di un dirigibile accanto ad una ciminiera, che sembra essere proprio quella rimasta in piedi a Città della Scienza dopo il rogo. Poco dopo viene esposta l’altra tela dell’artista, un’opera che raffigura il museo in fiamme, avvolto da un rosso vivo che sembra inglobare i pilastri che un tempo sostenevano i capannoni.

Una volta finita la performance ci troviamo di fronte alla verità, ma la verità in pittura non è quella giuridica che si applica nei tribunali, ha diversi strumenti di indagine e applica saperi altri. “La tela deve tornare alla sua origine, la pittura imprimerne il tessuto così da svelare e custodire la verità in un’ immagine. Ma la verità è rinuncia, non si può dire, è restituzione della rappresentazione.” La Città della scienza brucia, il dirigibile Italia si schianta. È un passaggio che il pittore definisce “dalla terra dei ghiacci alla terra dei fuochi”. I resti del dirigibile e degli edifici del museo, ciò che prima era materia e serviva a costruire e assemblare, ora riappare idealmente nelle mani del pittore: ossido di ferro, carbone, gommalacca, tutti attrezzi che servono per dipingere e creare immagini, quindi verità. Così le rappresentazioni del pensiero scientifico e oggettivo vengono distrutte per lasciare spazio alla verità delle cose. Il rogo di Città della Scienza è il rogo della cultura? O è solo la distruzione di un’istituzione? Comunque sia, l’opera di De Siena è il superamento e il riflesso di ogni figura possibile, è una storia che unisce due verità mancate e poi riemerse. È la verità in pittura.