Exodus rivive: Anne Goyer al Pio Monte della Misericordia

Anne Goyer

Lo sguardo è una porta al mondo dell’altro. Thomas Eliot, quando parla al lettore di opere lontane nel tempo e nello spazio, gli prescrive di «stare da entrambe le parti di uno specchio». La lettura e la scrittura permettono un’opera di continua immedesimazione nell’altro, l’empatia, che sola continua a condurre le nostre menti allo studio, la quale altro non è che attraversare una soglia, penetrare uno sguardo. La scrittura può questo, certo, ma c’è una forma di comunicazione forse più antica anche delle «trite parole»: il disegno. Di arti figurative oggi ancora se ne parla, ma con un tocco nuovo, un che di ermetico e spesso poco apprezzato. Il realismo è quella tendenza atavica dell’arte che ancora cerchiamo tra le sale dei musei. Tra le opere di Francesco De Mura e degli altri geni del ‘700 napoletano nella prima sala del Pio Monte della Misericordia, si erge una nuova visione del reale, sguardi immensi nei quali è quasi impossibile non immergersi. Sono le opere di “Exodus #2016”, installazione dell’artista francese Anne Goyer.

La storia dell’“Exodus”

La storia dell'”Exodus” è, utilizzando le parole di Fabrizia Paternò dei Duchi di San Nicola, vice-soprintendente del Pio Monte della Misericordiaromanzesca, al di là della nostra immaginazione, un’epopea».

Eco dell’episodio biblico, l’imbarcazione “Exodus 1947” solcò i mari con a bordo le speranze di 4500 ebrei alla volta della “Terra Promessa”, la Palestina. Sotto protezione britannica per decisione delle Nazioni Unite, un provvedimento aveva vietato lo sbarco su quelle terre, così i passeggeri dell’“Exodus” furono rimandati indietro, lasciati alla totale desolazione sulle coste meridionali della Francia. Un ulteriore decreto aveva stabilito il divieto di soccorso agli ebrei dell’imbarcazione, lasciati quindi per giorni a un destino di fame e miseria.

Anne Goyer, originaria di Marsiglia, città a circa 40 chilometri da Port-de-Bouc, luogo dello sbarco degli ebrei, ha voluto raccontare questa storia, che sarà aperta al pubblico da sabato 27 gennaio,“Giornata della Memoria”, penetrando negli sguardi dei tre volti presenti nelle loro imponenti dimensioni al Pio Monte della Misericordia, attraverso l’arte, perché l’arte è un mezzo per arrivare al bene.
La sofferenza di un popolo è nello sguardo di Noah Klieger, l’ultimo sopravvissuto dell’equipaggio dell'”Exodus”, uno sguardo basso per la commozione di aver trovato ancora umanità, dopo Auschwitz, dopo lo sterminio, dopo il fallimento della ricerca della “Terra Promessa”.
Il volto di Noah è accompagnato da quelli di Robert-Paul Vigoroux, medico di Port-de-Bouc, pronto a dare il suo soccorso ai passeggeri, e da quello del panettiere Thomas Corella, che, inondando le strade del profumo delle sue creazioni, ha donato la speranza della vita, salvando dalla fame. I loro ritratti non sono incorniciati, si presentano nelle loro imponenti dimensioni così come hanno accerchiato l’artista nel suo studio ad Avignone, dove attualmente risiede e lavora. Il visitatore sarà così maggiormente immerso in questi volti voluminosi, la prossimità all’opera non avrà ostacoli, e potrà provare il candore della loro pelle, il calore delle loro parole. Infatti, ad accompagnare la visita ci saranno tre mp3 con le tracce audio in diverse lingue delle loro testimonianze.

Anne Goyer e la sua arte

I ritratti, realizzati con polvere di grafite, apparentemente dal gusto iperrealista, celano il vissuto tanto dei personaggi rappresentati, quanto della stessa Anne Goyer.

Alla domanda sul perché non esporre le fotografie di questi uomini coraggiosi, lei risponde che la fotografia appiattisce quello a cui il disegno dà calore e volume. La morbidezza del volto cela le pieghe dell’animo, e la percezione che la stessa artista ha avuto dei suoi soggetti e del loro mondo. La sua esperienza artistica, nutrita negli anni anche dai suoi frequenti viaggi in Italia, di cui sostiene di avere una costante necessità, o in Spagna, dove ha vinto numerosi premi per le sue opere, l’hanno accompagnata anche nella realizzazione del ritratto di Cristo donato al complesso del Pio Monte della Misericordia.

Un volto che ricorda il sudario, come quello che Anne Goyer ha visto quando era piccola, la Sacra Sindone, o le rappresentazioni iconografiche di Gesù che hanno segnato la storia dell’arte di ogni tempo. L’artista francese si riallaccia a questa tradizione realizzando il suo ritratto in modo del tutto innovativo. Anne Goyer è celebre per le opere d’arte in bitume, sostanza che ha conosciuto in uno dei suoi viaggi in Spagna, quando un suo amico artista gliene consegnò un vasetto, vedendo in lei le potenzialità per lavorarci. Anne Goyer si è fatta così una novella Leonardo Da Vinci, studiando le proprietà chimiche di quella sostanza, quanto le tecniche più innovative per utilizzarla nelle opere d’arte. Il volte del suo Cristo risplende di due occhi azzurri non realizzati con alcun pigmento, solo con il bitume. Modello per la sua arte è lo stesso Caravaggio, le cui Sette opere di Misericordia albergano al Pio Monte dal 1600.

L’esperienza ha portato Anne Goyer a comprendere come la realtà dell’”Exodus” non sia poi così lontana da quella che il mondo vive oggi con i novelli profughi. Come ogni anno la Giornata della Memoria ci porta alla riflessione su un passato oscuro, e anche Anne, con la sua esposizione, ci pone una domanda: cosa avremmo fatto noi? Ma soprattutto, cosa faremo?

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A proposito di Carolina Borrelli

Carolina Borrelli (1996) è iscritta al corso di dottorato in Filologia romanza presso l'Università di Siena. Il suo motto, «Χαλεπὰ τὰ καλά» (le cose belle sono difficili), la incoraggia ogni giorno a dare il meglio di sé, per quanto sappia di essere solo all’inizio di una grande avventura.

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