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Eroica Fenice

Pulecenella Bell e Kavr

La storia e il gusto: O’ cappiell ‘e Pulecenella di Bell e Kavr Napoli

Il sole non manca mai in via Portamedina, quando il giorno pulsa in sintonia con il forno di Bell e Kavr – Napoli, deliziosa pizzeria-rosticceria nel cuore di Napoli. Da una profumatissima pizza margherita (a tutto tondo e a portafoglio) alla semplice marinara, per finire con una succulenta frittatina e un simpatico pignatello ripieno, tra tutte le golosità dolci e salate del pizzaiolo Alessandro Borella, gli amanti dello street food partenopeo non avranno che da scegliere. La specialità è senz’ombra di dubbio “O’ cappiell ‘e Pulecenella“, una pizza tutt’altro che ordinaria: prima fritta e in un secondo momento passata al forno, condita con i più vari ripieni (tanto con ricotta e mortadella quanto col celeberrimo salsiccia e friarielli): una prelibatezza che prende il nome proprio dal cappello della più famosa maschera napoletana e che proprio quel mondo fatto di fantasia e risate richiama.

“O’ cappiell ‘e Pulecenella” di Bell e Kavr Napoli, il folklore bacia il sapore

Il nome di questo delizioso cono ripieno non è di certo stato scelto dal caso: Bell e Kavr si sta infatti attualmente impegnando per la raccolta firme per l’inserimento della maschera di Pulcinella, forse il più famoso simbolo che viene associato alla bella Napoli, nella lista dei beni culturali protetti dell’UNESCO. La storia di questa iniziativa inizia un anno fa e poco più, nel laboratorio dell’artista Lello Esposito, che ha tanto a cuore la storia e la metafora di Pulcinella e altrettanto ha contribuito a farla scoprire e apprezzare in tutto il mondo.

Sabato 3 giugno, O’ cappiell ‘e Pulecenella ha incontrato, così come continuerà ad incontrare ogni giorno, le bocche golose degli abitanti del napoletano e gli stomaci dei curiosi che si fanno turisti – anche e soprattutto – delle nostre delizie. Che tutto questo ci ricordi, nella sua semplicità, la sua fragranza unica e inconfondibile, che le cose buone che nascono a Napoli meriterebbero di vivere in ogni dove.

Foto: Marcello Affuso