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Eroica Fenice

AIE: 13 milioni di italiani in comuni senza librerie

AIE: 13 milioni di italiani in comuni senza librerie

Si è chiusa domenica 11 Dicembre a Roma, nel Palazzo dei Congressi dell’Eur, la XV edizione della rassegna “Più libri, più liberi“, ovvero la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria. Realizzata da Ediser Srl per conto dell’AIE – Associazione Italiana Editori, anche quest’anno la fiera dedicata esclusivamente all’editoria indipendente ha attirato da tutta Italia oltre 400 editori, invitati a presentare al pubblico ciascuno il proprio catalogo. Tra dibattiti, reading e performance musicali, non è mancata occasione di restituire agli italiani un’immagine di sé profondamente incrinata da una crisi culturale che già in passato aveva reso gli indici di lettura del nostro Paese tra i più bassi d’Europa.

Insomma, che gli italiani leggano poco è un dato che era già emerso l’anno scorso, quando l’AIE aveva reso noto, in un rapporto, che se il 60% dei nostri connazionali non legge nemmeno un libro all’anno, il restante 40% ha via via rinunciato alla sana abitudine di preferire qualche ora di lettura ai sollazzi dello smartphone, raggiungendo il minimo storico di 1-2 libri nell’arco dei dodici mesi.

In verità, una ragione ci sarebbe: oltre 13 milioni di italiani vivrebbero, infatti, in comuni che non hanno neppure una libreria sul proprio territorio.

Se qualcuno ha insinuato, peraltro con una certa malizia, che non c’è nessun nesso tra le due cose, considerato anche il boom dello shopping online – e su tutti della piattaforma Amazon -, gli si potrebbe cordialmente far notare che anche l’occhio – come si suol dire – vuole la sua parte; è come adocchiare nella vetrina della boutique sotto casa l’abito dei sogni e decidere di acquistarlo.
Un po’ difficile sarebbe fare il contrario, soprattutto se si ha intenzione di comprare qualcosa che non si è mai visto o della quale si ha un’idea piuttosto vaga, se non addirittura inesistente.

Peccato che questa sorte, ancora una volta, sia toccata proprio al libro.

AIE, dati allarmanti: i peggiori al Sud e nelle Isole

L’attendibilità dell’indagine presentata a chiusura di #plpl (l’hashtag, virale sui social, per indicare la rassegna “Più libri, più liberi”) dall’AIE deriva dal coinvolgimento nello studio non solo delle librerie intese come veri e propri esercizi commerciali, ma anche delle biblioteche pubbliche e del patrimonio librario delle scuole.

Ma diamo uno sguardo da vicino ai numeri, pubblicati direttamente domenica a Roma e diffusi ufficialmente dall’agenzia Ansa.

L’inchiesta AIE denuncia che il 21,1% della popolazione risiede in Comuni con più di 10 mila abitanti ma che non hanno una libreria, né nell’ambito del proprio territorio, né nelle immediate vicinanze: da questa percentuale, sono stati esclusi tutti i Comuni dotati di centri commerciali con librerie al proprio interno, di edicole-negozio e di cartolibrerie. Contandoli uno per uno, sono 687 i comuni sprovvisti di una libreria che contano più di 10 mila abitanti: in pratica, l’8,6% del totale.

Il dato più catastrofico arriva dal Sud e dalle Isole: in queste ultime, la percentuale è del 15,1%, mentre nel Mezzogiorno addirittura un comune su tre è sprovvisto di un punto vendita dove poter acquistare libri in forma cartacea (33,3%).

Male anche al Nord-Est, dove invece il rapporto è di uno su cinque (20,5%).

Per quel che riguarda, infine, le biblioteche pubbliche e scolastiche in generale, c’è da rilevare che 3 milioni e mezzo di studenti frequentano istituti che hanno una disponibilità di libri molto inferiore alla media europea, mentre per ben mezzo milione di ragazzi la scuola frequentata è del tutto priva di una biblioteca.

In definitiva, in Italia si legge sempre meno ed è un dato destinato, a quanto pare, a peggiorare nel tempo.

Ma se c’è qualcosa di peggio del non leggere è sicuramente non trovare niente da poter leggere.

Indici di lettura bassi e assenza di librerie: c’è davvero una correlazione?

Per Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi AIE, non ci sono dubbi: l’assenza di librerie si trova in un rapporto di proporzionalità diretta rispetto al progressivo calo degli indici di lettura.

In particolare proprio Peresson, in un’interessante analisi della curva dei lettori italiani, ha rapportato la grandezza delle circoscrizioni territoriali all’abitudine – e all’attitudine – alla lettura, dichiarando che “nelle aree metropolitane e nei centri urbani – dove la presenza di esercizi commerciali che rivendono libri al dettaglio è molto più corposa – con più di 50 mila abitanti la percentuale di coloro che si dichiarano lettori è rispettivamente del 51,1% e del 44,4%”.

Percentuali che diminuiscono drasticamente man mano che ci si allontana verso le periferie urbane, fino ad un vero e proprio crollo degli indici di lettura nei piccoli centri, diminuiti del -15,3% nell’arco di cinque anni contro il -3,1% registrato nelle grandi città.

Tirando le somme dell’indagine AIE, in conclusione, quello che emerge è un risultato molto poco rassicurante.

Non si pretende il classico miracolo di Natale, considerando anche le sempre maggiori difficoltà che comporta oggi aprire un’attività commerciale. Più che altro, in previsione di un nuovo rapporto che sia un po’ meno tragico di quest’ultimo, ci si augura che per le prossime vacanze natalizie gli italiani riscoprano l’ebbrezza, parafrasando Hermann Hesse, del “tradire il programma di vacanza di non leggere nemmeno un libro, grazie all’attrattiva di un libro irresistibile”.

Avvistato magari nella vetrina addobbata a festa di una vecchia libreria di periferia.