Nell’ultima settimana, l’Italia è stata scossa da due casi di femminicidio in pochi giorni che hanno coinvolto due giovani ragazze: Ilaria Sula e Sara Campanella. Le loro storie sono l’ennesima conferma di un fenomeno che continua a produrre vittime, sottolineando il problema della violenza di genere nel paese.
Il femminicidio in Italia rappresenta una problematica che continua a segnare la società con una violenza che non può essere ignorata. Ogni anno, molte donne perdono la vita per mano di uomini, spesso partner o ex. Ogni femminicidio è la testimonianza di una mentalità che giustifica il possesso e il controllo sulle donne, viste continuamente come prede e oggetti. Il femminicidio è un atto che va oltre l’omicidio: è un nemico da abbattere.
La tragedia di Ilaria Sula
Ilaria Sula era una ragazza di 22 anni, originaria di Terni. È scomparsa il 25 marzo a Roma. Ilaria frequentava la triennale di Statistica all’università di Roma La Sapienza. Il 25 marzo è uscita dall’abitazione che condivideva con altri studenti, non facendo più ritorno.

Dopo la scomparsa, la famiglia e le amiche di Ilaria continuavano a ricevere messaggi dal suo telefono, ma adesso pensano che quei messaggi non siano mai stati mandati effettivamente dalla ragazza. Quasi sicuramente, qualcuno aveva risposto alle chat dal suo cellulare, fingendosi lei. Le analisi dei tabulati hanno contribuito a incastrare l’ex fidanzato, che continuava a postare sui social con il profilo di Ilaria.
La mattina del 2 aprile, il corpo di Ilaria è stato ritrovato senza vita in fondo a un dirupo all’interno di una valigia. Il ragazzo su cui subito sono iniziate le indagini degli inquirenti è Mark Antony Samson, il suo ex fidanzato, che è stato arrestato e ha confessato l’omicidio, aiutando nel ritrovamento del cadavere e spiegando come lo abbia occultato. L’omicidio si sarebbe svolto nell’appartamento del ragazzo in Via Homs, dove gli inquirenti stanno facendo vari sopralluoghi per accertarsi che quello sia il luogo del delitto. Il fratello minore di Ilaria, Leon, ha espresso il suo sconforto, chiedendosi il motivo di tanta violenza, soprattutto perché non c’erano segnali di problemi precedenti.
Sara Campanella: un altro femminicidio da non ignorare
Sara Campanella è l’altra giovane ragazza di 22 anni, purtroppo protagonista della cronaca italiana di questi ultimi giorni. Era originaria di Portella di Mare, in provincia di Palermo. Studiava al corso di studio triennale in Tecniche di Laboratorio Biomedico a Messina.

Il pomeriggio di lunedì 31 marzo, la ragazza è stata aggredita per strada a Messina da uno studente di 27 anni, Stefano Argentino. Precedentemente, Sara aveva confessato ai suoi amici che questo ragazzo la importunava, una storia che andava avanti da circa due anni.
Poco prima dell’atto, Sara avrebbe mandato dei messaggi a delle sue amiche, chiedendo dove fossero, perché temeva di essere inseguita. Argentino avrebbe seguito la studentessa nei pressi del Policlinico, percorrendo poi con lei un breve tratto di strada. Dalle videocamere di sorveglianza di un distributore, si possono vedere gli ultimi momenti di vita di Sara e il presunto litigio che avrebbe portato alla tragedia. Sara è stata colpita al collo e a una scapola e la corsa all’ospedale di Messina si è rivelata, purtroppo, inutile.
Dopo l’omicidio, Stefano Argentino è fuggito, aiutato da qualcuno, e ritrovato dai carabinieri in un B&B di Noto. Significative sono state le testimonianze dei suoi colleghi di corso, che lo avevano visto allontanarsi a piedi, e le videocamere di sorveglianza, che hanno aiutato a ricostruire il percorso seguito da Argentino. Il ragazzo ha confessato l’omicidio, non specificando il motivo di questo suo gesto orribile.
Commovente e toccante è stato il post su Instagram del fidanzato di Sara, Antonino Fricano. Il ragazzo ha deciso di raccontare Sara, di denunciare ciò che è successo e invita tutti ad amarsi alla follia. Non si sa mai quando sarà l’ultimo giorno per viversi e stare insieme e questo ragazzo l’ha provato sulla sua pelle. «Tenetevi sempre stretto chi vi ama e amatelo alla follia, la vita può cambiare in un batter d’occhio» sono le parole che aprono l’ultimo addio a Sara da parte di Antonino.
La protesta delle donne e la risposta della società al femminicidio
Social media come Twitter, Instagram e Facebook sono stati invasi da post in cui si ricordano le due vittime. Molte donne hanno utilizzato queste piattaforme per esprimere la loro rabbia verso una società che sembra non dare il giusto peso a problematiche simili. Molti servizi televisivi e articoli di giornale sembrano sottolineare l’assenza di una denuncia da parte di Sara nei confronti di Stefano, non soffermandosi, invece, sull’insistenza del ragazzo e sulla sua incapacità di accettare un semplice no.

Molte donne hanno condiviso le proprie esperienze personali, parlando di violenze subite e di situazioni difficili, superate senza l’aiuto della giustizia, che in questi casi sembra non essere uguale per tutti. C’è stata anche un’esortazione a denunciare, a non stare in silenzio, a gridare il nome degli uomini che perseguitano le donne, che rifiutano le loro pressioni psicologiche e fisiche.
Lo stato d’animo che pervade l’Italia in questi ultimi giorni è un mix di rabbia, dolore, delusione e paura. Quando sarà possibile per le donne vivere in tranquillità? Quando le donne potranno fidarsi dell’uomo che hanno accanto, senza la paura di essere aggredite o uccise da un giorno all’altro? Quando ci sarà giustizia per crimini come lo stalking, che, anche se denunciati, non hanno pene adeguate a proteggere le vittime? Perché bisogna aspettare tragedie simili per parlarne?
È doveroso ricordare che, in questi casi, non è mai colpa della vittima. Non è colpa del no di una donna o di un vestito troppo corto o troppo attillato. La colpa è di chi commette questi crimini. Le donne devono poter vivere senza paura, facendo le giuste valutazioni, come tutti. Ma sono gli uomini a dover essere educati a fare una semplice cosa: rispettare la donna e le sue scelte.
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