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Storica sentenza: la giustizia italiana dichiara leciti i siti streaming

Storica sentenza: la giustizia italiana dichiara leciti i siti streaming

Quando il comfort figlio della tecnologia è all’ordine del giorno, anche l’amante del botteghino e il collezionista di DVD cedono allo charme del sito streaming: una vera e propria libreria informatizzata che rimanda a file audio o video, da riprodurre, senza bisogno di scaricarli, sul proprio computer o su un qualunque altro dispositivo elettronico connesso ad internet. Siti del genere sono sempre stati inquadrati, quantomeno fino a qualche tempo fa, come attività pirata, spesso soggetta a censura perché contro legge.

A questo atteggiamento di automatica repressione da parte delle autorità nei confronti di siti streaming (salvatori, diciamoci la verità, di noiosi pomeriggi di pioggia) è stato, così, recentemente posto un nuovo e importante limite da prendere in considerazione: il Tribunale di Frosinone, con una sentenza dello scorso febbraio, ha annullato una sanzione di circa 600 mila euro imposta a carico di siti streaming come filmakers.biz, filmakerz.me, e cineteka.org.

La sentenza: leciti i siti streaming non connessi ad attività lucrative

La notizia, di appena qualche giorno fa, ha già fatto storia: è il primo caso in Italia in cui un giudice approfondisce la questione al punto da sfatare quello che si potrebbe definire un falso mito divenuto prassi assodata. È l’avvocato difensore del gestore dei siti sanzionati nel 2015, Fulvio Sarzana, a pubblicizzare la motivazione alla base della sentenza.

Già la Corte di Giustizia aveva in passato aperto uno spiraglio in merito: anche se il link porta ad un file coperto da diritto d’autore, non rappresenta necessariamente un illecito da condannare. “Il cosiddetto file-sharing, se non avviene per fini di lucro non può essere considerato una violazione della legge sul diritto d’autore”, spiega Sarzana riconnettendosi al Decreto Urbani (poi convertito nella legge 128/ 2004) che, in sostanza, regola il finanziamento pubblico di attività cinematografiche e sportive, ma che detta, anche, la disciplina relativa alla distribuzione di opere protette da copyright. “Deve essere raccolta la prova dello specifico intento del file-sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa”, scrive il giudice.

Non basterà, di conseguenza, la semplice etichetta di sito streaming per generare la reazione a catena che poterà alla chiusura della piattaforma in questione, sarà bensì necessario dimostrare il fine di lucro, requisito essenziale per procedere alla sanzione. Si apre, così, una nuova era della condivisione multimediale, mentre si chiude il capitolo di chi, almeno una volta, rivelando ai meno esperti la possibilità di vedere un film in streaming, si è sentito un giovane pirata informatico (e non negatelo!).