Seguici e condividi:

Eroica Fenice

marco sorrentino

Intervista a Marco Sorrentino dei Pennelli di Vermeer

Marco Sorrentino, intervista al batterista

 

Marco Sorrentino. Un unico volto, mille facce. E tanta voglia di sperimentare. Marco Sorrentino, batterista dei Pennelli di Vermeer, rock band del vesuviano, di cui Eroica Fenice ha recensito l’ultimo album, Noia Noir, si racconta.

Com’è nata la tua passione per la musica?

É nata grazie a mio fratello (Pasquale Sorrentino dei PdV), più grande di otto anni. In casa si respirava aria di musica: a soli cinque anni già canticchiavo le canzoni dei Beatles. Nel 1989 mia sorella ebbe come regalo una cassetta di Zucchero. Si trattava dell’album “Oro, incenso e birra” che ho consumato a furia di ascoltarlo. Così è nata la mia passione per il blues.

Qual è stato il tuo percorso?

Mio fratello, al ritorno da un viaggio nei Paesi Scandinavi, decide di fondare insieme al primo bassista della band i Pennelli di Vermeer. Nel 2005 la band ottiene il primo contratto discografico con “La Canzonetta”.  Tra il 2005 e il 2008 i Pennelli di Vermeer portano avanti un progetto rock. Tra il 2009 e il 2012, invece, si cimentano con l’esperienza della Sacra famiglia, un esperimento nell’ambito del teatro-canzone. Nel 2012 decidiamo di sciogliere il contratto con “La Canzonetta” e di ripartire da zero. Infatti, l’ultimo album, Noia Noir, è interamente autoprodotto.

Marco Sorrentino, Pennelli di Vermeer e non solo

Suoni solamente nei Pennelli di Vermeer o anche in altri gruppi?

Allora, suono anche in altri gruppi come gli Eterea, un gruppo pop (di cui a breve uscirà un videoclip dal titolo “Nella mia stanza”), gli Starfish Blues Band che, invece, come già si intuisce dal nome, sono una band blues, il Collettivo “Cerchi” di Sant’Anastasia. Quest’ultimo è un laboratorio artistico in cui si fondono musica, teatro, letteratura, danza, video-arte. L’idea di questo collettivo nasce dalla mente geniale di Alessandro Capasso, frontman della band Xhù. Il collettivo è ora ospite del Festival di Giffoni.

Perché suonare in gruppi diversi sperimentando generi diversi?

Perché suonare in gruppi diversi stimola la mia creatività. Io amo sperimentare generi diversi e riconoscermi diverso ogni volta che salgo sul palco. Far parte di tanti progetti mi aiuta a realizzare meglio quelli in cui sono già inserito.

Ma dov’è nascosto il vero Marco Sorrentino?

Il vero Marco Sorrentino sta nei Pennelli di Vermeer.

Marco, tu sei rimasto sempre al Sud. Avresti potuto avere delle opportunità diverse spostandoti al Nord o all’estero?

Spostandomi all’estero probabilmente sì.

Quali difficoltà incontra oggi un giovane che vuole fare della musica la sua professione?

Allora, una delle difficoltà potrebbe essere la mancanza del sostegno dei genitori che diviene fondamentale. Conosco alcuni ragazzi talentuosi che hanno dovuto smettere di suonare perché i genitori non li supportavano. Fare il musicista di professione oggi è estremamente difficile. Un’altra difficoltà che un giovane musicista incontra oggi sulla sua strada è sicuramente di carattere economico. Spesso con la musica non si riesce ad arrivare a fine mese ma mi rendo conto che non potrei farne a meno.

 

Marco Sorrentino e i Pennelli di Vermeer