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Eroica Fenice

Me Too, storia del movimento femminista

Me Too, storia del movimento femminista

È trascorso ormai un anno da quando sul web iniziò a diffondersi a macchia d’olio un nuovo hashtag, che però non veniva utilizzato per affiancare e descrivere le foto delle vacanze ma per dar vita ad una nuova ondata femminista, la versione del XXI secolo di ciò che accadeva fra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo: il movimento Me Too.

Il tutto ebbe inizio con la pubblicazione da parte del “New York Times” di un’inchiesta sulle denunce per violenza sessuale presentate da molte donne dello star system statunitense nei confronti del regista e produttore cinematografico Harvey Weinstein.
La notizia fece il giro del mondo, conquistando i titoli dei principali quotidiani.

Le prime donne a farsi avanti e a sporgere denuncia furono Ashley Judd e Rose McGowan, entrambi celebri attrici americane. Il movimento Me Too nacque però su Twitter, quando Alyssa Milano esortò le altre donne iscritte sul social ad utilizzare l’hashtag per “dare alle persone un’idea della grandezza del problema“. E così è stato. Nel giro di pochi giorni #MeToo divenne di grande impatto mediatico conquistando l’attenzione di tutti.

Le molestie sul posto del lavoro a discapito delle donne sono infatti un problema ancora molto diffuso nella società odierna, spesso non si sfocia nella violenza sessuale ma in diversi campi le donne vengono comunque relegate ad un ruolo marginale, perché considerate inferiori rispetto ai propri colleghi uomini. Le differenze salariali fra uomini e donne sono ancora molto evidenti in diversi Paesi del mondo, anche fra quelli più sviluppati e moderni.

Il movimento Me Too quindi ha dato voce a tutte le donne, costrette per anni a dover subire molestie in ufficio o dietro le quinte di un set cinematografico. Dal movimento poi, è nata anche un’organizzazione per raccogliere fondi a favore di queste donne, la “Time’s Up“, fondata il 1° gennaio 2018. Fra le prime iniziative, ci fu l’invito a tutte le donne invitate alla 75esima edizione dei Golden Globe di vestirsi di nero, per denunciare gli abusi.

E così è stato, ad aderire sono state infatti in tantissime.

Le principali esponenti del movimento Me Too

Paris Hilton, Emma Stone, Dakota JohnsonElisabeth Olsen, Kate Hudson ma anche molti uomini, fra cui: Bruce MillerKeith Urban e Kevin Ulrich.

Pochi mesi dopo l’evento a Los Angeles, il movimento Me Too ha ottenuto un altro grandissimo riconoscimento. Il settimanale americano “Time“, lo ha proclamato infatti “persona dell’anno” con un’emblematica copertina di grande effetto: in posa Ashley Judd, Susan Fowler, Adama Iwu, Taylor Swift e Isabel Pascual con la didascalia “The silence breakers“.

“Si tratta del moving social change più veloce degli ultimi decenni e che è partito da atti di coraggio individuale da parte di centinaia di donne, e anche di alcuni uomini che si sono fatti avanti per raccontare le loro (brutte) storie”, queste le parole di Edward Felsenthal, direttore del settimanale.

Insomma, il movimento Me Too sembra essere un moving social change destinato a far parlare di sé ancora a lungo, perlomeno fino a quando tutte le donne al mondo non potranno sentirsi al sicuro nei posti di lavoro, apprezzate per le proprie doti e non per il loro bel faccino.