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Eroica Fenice

Il PD come paradigma di un disagio

Il PD come paradigma di un disagio

Secondo la retorica mediatica, “Alla gente non importano queste cose” ma non dovrebbe essere sempre così.

Ci sono questioni che per quanto noiose sono indispensabili affinché il quadro sociale del paese nel quale si vive si sciolga, chiarendosi e permettendo così alle persone di potere partecipare alla vita attiva del paese. Questo è il caso delle vicende interne al PD. Il Partito Democratico dopo la sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016 sta attraversando un periodo che sembra preludere una nuova fase.

È importante rendersi conto quale forma assumerà il PD, essendo il partito di maggioranza relativa in parlamento. Perché è il primo partito d’Italia. Perché al netto dei nostalgici e di alcune voci isolate, è l’unico partito che si muove a sinistra lontano da correnti estreme e pericolose che solcano in quest’epoca Europa e Nord America.

Una Riformulazione ideologica

Uno dei problemi con cui si ritrova a combattere il PD è la riformulazione ideologica di un partito figlio di una comunione fra forze Democristiane (Dc)  e Comuniste (Pc).

La riformulazione ideologica non è una mera astrazione su cui fare retorica ma l’impianto da scegliere su cui fondare le future scelte politiche in vista dei problemi che l’attuale epoca  impone alla civiltà umana.

Il Congresso del Partito Democratico

Il PD si è riunito nei giorni scorsi all’assemblea nazionale con lo scopo di trovare un dialogo tra le correnti interne e porre le basi per un nuovo congresso del PD. Un’altra assemblea si è tenuta domenica 19 Febbraio. Le Assemblee del PD sono luoghi ove i maggior esponenti del Partito si riuniscono per discutere e parlamentare dei problemi del partito e del paese.  In ambedue le assemblee come prevedibile ci sono stato forti contrasti fra la minoranza del partito, rappresentata da D’Alema, Bersani, Speranza ed Emiliano e la maggioranza il cui leader indiscusso è l’attuale segretario Matteo Renzi.

Ma da dove nasce la spaccatura del PD ?

Deriva dalla parabola politica del governo Renzi, e dal modus operandi posto in essere dal Segretario nell’arco dei suoi 1000 giorni di governo. Le Accuse che sono rivolte al suo operato possono essere riassunte in estrema sintesi in un allontanamento dai valori della sinistra storica. Tali valori si rifanno al movimento operaio e al Pc Berlingueriano; e soprattutto alla partecipazione delle fasce sociali più deboli alla vita politica nazionale.

A oggi invece il Partito Democratico attecchisce poco o niente nelle periferie (luogo invece ove storicamente riceveva più voti) e soprattutto ha avuto un calo dei tesseramenti. Nella fattispecie si contesta all’ex premier una riforma del lavoro inadeguata che ha modificato strutturalmente l’art. 18; una riforma della scuola che ha scontentato l’intera classe dei docenti e una riforma costituzionale bocciata con il referendum del 4 Dicembre dal popolo italiano.

Per Renzi, invece, la minoranza palesa solo nostalgiche rimembranze di una forma mentis che è inadeguata per la modernità. Il Segretario a differenza di Emiliano (presidente della regione Puglia, esponente della minoranza) abbraccia a pieno la politica economica neo-liberista e crede che solo nel solco di questa struttura economica si possano apportare determinate riforme affinché l’economia del paese riparta.

PD: Paradigma di un disagio

Secondo lo Statuto del Pd (art.5), il Congresso e le primarie si svolgono ogni quattro anni, il che implica che il prossimo dovrebbe tenersi in autunno, dato che il precedente ha avuto luogo tra settembre e dicembre 2013. Ma sono previsti diversi casi in cui congresso e primarie possono essere anticipati, tra i quali le dimissioni del segretario. Occorrerebbero dunque le dimissioni di Matteo Renzi da segretario del Pd, o una sfiducia nei suoi confronti da parte dell’Assemblea nazionale, per aprire sin da subito il congresso dem che sarebbe indetto, in base all’art.5 comma 2 dello Statuto, dal presidente del Pd, in questo caso Matteo Orfini.

Alla fine di ogni assemblea si mette a votazione l’ordine del giorno

Nella I Assemblea l’ordine del giorno è stato la data del congresso. Nella II assemblea, quella del 19/02, Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni da segretario del Pd. Sarebbe stato possibile presentare candidature per eleggere un successore (le regole dispongono infatti che è possibile eleggere subito in assemblea un altro segretario) per arrivare alla sua scadenza naturale a dicembre. Servivano 117 firme di delegati per presentare una candidatura. In assenza di candidati il presidente del Pd procede alla convocazione del congresso anticipato, che deve concludersi entro 4 mesi da oggi. Ma non sono pervenute candidature alla segreteria dopo le dimissioni di Matteo Renzi, dunque al termine dell’Assemblea nazionale del Pd “partirà automaticamente il congresso” anticipato. Lo annuncia il presidente Matteo Orfini. E aggiunge che nei prossimi giorni fisserà la direzione che nominerà la commissione per il congresso.

Scissioni possibili e Scissioni de Facto

Le problematiche descritte paventano una possibilità di Scissione del Partito Democratico. La minoranza infatti comprendendo l’impossibilità di una riformulazione ideologica dall’interno potrebbe decidere di staccarsi dal Partito stesso. E visto che la minoranza è definibile come corrente “comunista” e la maggioranza come corrente “Democristiana” è ovvio che l’essenza stessa del PD per la quale è nato verrebbe a mancare. Nel frattempo a Rimini è nato ufficialmente un partito di sinistra, SI (Sinistra Italiana). La passione politica si è mossa nel grande auditorium del Palacongressi di Rimini sabato 18 Febbraio. Luogo politico nel quale forse potrebbe confluire la minoranza scissionista del PD.