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Pedamentina

Pedamentina: la Napoli da visitare

A guardarla, il suo profilo ha le sinuose forme di una curva, una morfologia prevalentemente collinare e pianeggiante che accoglie nei suoi archi quasi perfetti un mare dalle mille risorse. Eppure ad un attento osservatore non può sfuggire che, sotto questa dolcezza, è nascosto un nucleo originario di insediamento, Neapolis, che a Nord è protetto da una fascia collinare, a Sud dal mare e tutto intorno da una serie di dislivelli, alture e pendii che rendono complesso il raccordo urbano. L’ampliamento della città ha inevitabilmente reso necessaria nei decenni una rete di collegamenti più fitta e celere, strade che erano percorribili con le carrozze, facendo sì che quella densa rete di scale, servita fino a pochi anni prima per gli spostamenti pedonali, fosse relegata all’utilizzo dei ceti meno facoltosi. Nel corso dell’Ottocento la città partenopea subisce quello stravolgimento che la condurrà  verso la metropoli. Lo “sventramento” di Napoli, il Risanamento della città, voluto in seguito al colera del 1884, porta alla costruzione di una intensa rete stradale che renderà superfluo l’utilizzo dell’esistente tessuto viario nel quale padroneggiano le scale.

È la zona del Vomero la prima ad essere collegata al centro della città con un sistema di scale e, infatti, proprio la Pedamentina, insieme alla scala ottocentesca di Montesanto, rappresenta uno dei tracciati viari privilegiati  tra l’area di San Martino e Montesanto.

L’analisi etimologica del termine “pedemontanus”, e cioè “ai piedi del monte”, lascia intendere che tale scalinata fu costruita con un’esatta finalità: quella di collegamento tra la collina e la città bassa. A sostegno di questa tesi vi è la certezza che queste non furono costruite su una preesistente conca naturale, bensì create appositamente per permettere il trasporto dei materiali necessari alla costruzione della certosa di San Martino iniziata nel 1325 seguendo il progetto degli architetti Tino di Camaino e Francesco De Vito. È in età angioina, con l’avvio della costruzione nel 1329 di Castel Sant’Elmo, che la collina subirà un processo di urbanizzazione che porterà la Pedamentina a diventare uno dei percorsi favoriti per l’accesso alla zona. Furono costruite una serie di ville che sono entrate in pieno nel tessuto urbano diventandone parte integrante. Nella veduta cartografica di Duperac-Lafrery del 1566, la Pedamentina appare, però, formata solo da alcuni tornanti. Una precisa rappresentazione delle 441 scale si ha nella Pianta del Duca di Noja del 1775 lasciando pensare che la loro costruzione sia legata all’inserimento delle stesse nel perimetro murario.

Attualmente, il percorso della Pedamentina si presenta ancora come uno dei più suggestivi della città da un punto di vista paesaggistico. Infatti, proprio la sua posizione ha fatto sì che tale scalinata non venisse chiusa all’interno di costruzioni lasciando al visitatore la possibilità di distinguere nel panorama offerto il nucleo abitativo della città sottostante con la caratteristica costruzione viaria e di identificare tra le costruzioni i monumenti del centro storico.

Al di là di quella che è l’offerta paesaggistica della Pedamentina risulta però necessaria una ristrutturazione e un potenziamento del percorso che riesca a conservare intatta la suggestione naturale dei luoghi. Una presa di coscienza, in tale direzione, è stata assunta dagli stessi cittadini, che unendosi in associazioni, hanno cercato di creare una rete che riuscisse a rivalorizzare un territorio troppo spesso abbandonato dalle istituzioni.

Jundra Elce

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