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Eroica Fenice

San Martino e i mille colori di Napoli

Napule è mille culure, cantava Pino Daniele. Una canzone che è diventata l’inno di questa città. Affacciati dal balcone di San Martino si ha una distesa di colori ai propri piedi e la sensazione che ad allungare la mano qualcosa si possa toccare. Magari la guglia del Gesù Nuovo o il campanile della Madonna del Carmine. Può succedere che si riesca a sfiorare il tetto verdissimo di Santa Chiara o lo scempio inguardabile del Centro Direzionale. Si scorgono i rossi elegantissimi del Museo Archeologico e dei palazzi che stanno accanto, o i gialli luminosi del corso Vittorio Emanuele. Con un po’ di fantasia la mente ci porta in giro tra quelle viuzze e strade che a guardarle ricordano i pezzi di un puzzle perfetto.

Al centro una lunga crepa, Spaccanapoli, l’antica via che, tra le distese di edifici, divide la città esattamente a metà. Come una ferita in mezzo al cuore, che sanguina.

Nello scenario incantato e sognante del belvedere di San Martino, tra le risate dei ragazzini, i baci degli innamorati e le luci colorate della città che affollano tetti, monumenti e strade sorge la Certosa, edificata nel 1325 in cima ad un colle.

All’interno della Certosa si trova il Museo di San Martino, in cui sono raccolte sculture e quadri napoletani del XV e XVI secolo. Per chi ama il presepe napoletano, la collezione di San Martino è la tappa obbligata dopo San Gregorio Armeno.
Questa meravigliosa struttura venne costruita da Tino di Camaino secondo i canoni architettonici dell’Ordine dei Certosini. Dell’opera originaria restano solo gli splendidi e suggestivi sotterranei gotici poiché la Certosa, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento, subì un cambiamento molto profondo.
Nel corso del tempo lavorarono per i monaci certosini artisti molto rinomati: tra i pittori vi furono Ribera, Battistello Caracciolo, Lanfranco, Luca Giordano, tra gli scultori invece spicca il contributo di Giuseppe Sammartino e Domenico Vaccaro.
Nella Certosa sono collocate, infine, diverse sculture di Pietro Bernini, come la Madonna col Bambino e San Giovannino, ed una tavola di rilevanza storica per quanto concerne l’evoluzione urbanistica della città: la Tavola Strozzi.

La distesa di tetti è protetta alle spalle dal minaccioso Castel Sant’Elmo, progetto di Roberto d’Angiò del 1300. Durante il viceregno spagnolo il castello venne trasformato in fortezza difensiva. Nel 1860 venne adibito a carcere militare, sino al 1952. Successivamente la fortezza è passata al demanio militare fino al 1976. Nel 1982 il complesso monumentale è stato dato in consegna alla Soprintendenza per Beni Artistici e Storici di Napoli, che ha proseguito importanti lavori di restauro, recuperando nuovi e moderni spazi espositivi. Oggi ospita il Museo del Novecento, che intende documentare quanto realizzato a Napoli nel corso del ‘900 nel campo della produzione artistica.

Il Castello e la Certosa sembrano due giganti che convivono, collegati da segreti e misteri. Tanto bellico l’uno quanto serafica e pacifica l’altra.

Dal belvedere di San Martino Napoli appare come un’esplosione di rossi, verdi e gialli. Intorno è azzurro, tutto azzurro, una cornice che unisce in un unico abbraccio il cielo, il mare e la terra di questa città.

Per visitare la Certosa e il Museo di San Martino:

Per visitare Castel Sant’Elmo e il Museo del Novecento:

Non è finita qui! Scoprite con noi i segreti della Pedamentina, la meravigliosa scalinata di San Martino:
http://www.eroicafenice.com/napoli-dintorni/pedamentina-la-napoli-da-visitare/

Nunzia Serino

-San Martino e i mille colori di Napoli-