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Eroica Fenice

Ségolène Royal

Ségolène Royal boicotta la Nutella, poi si scusa

Siamo alle solite: la Francia sale in cattedra e bacchetta l’Italia, giorni fa le critiche d’oltralpe alla politica italiana sull’immigrazione, questa volta tocca alla politica ambientale. L’affaire Nutella, ruota attorno alle dichiarazioni del ministro francese dell’Ecologia, Ségolène Royal, la quale in un’intervista televisiva a Le Petit Journal di Canal +, ha invitato i telespettatori a non mangiare più Nutella per contribuire a salvare il pianeta. Al commento del presentatore «Ma è buona!», il ministro ha replicato: «Sì, ma non va bene, perché l’olio di palma ha sostituito gli alberi, causando danni considerevoli». Un boicottaggio in piena regola, insomma! Seguito nel giro di 24 ore, dalle scuse del ministro su twitter: “Mille scuse per la polemica sulla Nutella. D’accordo nel sottolineare i passi avanti”.
Immediata era giunta, infatti, la risposta dell’azienda Ferrero, che ha tenuto a precisare la propria attività di vigilanza sulla tracciabilità delle sue materie prime, attraverso la Roundtable for sustenaible palm oil (RSPO), un’organizzazione impegnata nell’uso sostenibile dell’olio di palma. Di quest’olio (ve ne abbiamo parlato qui), grazie alle tante campagne di sensibilizzazione da parte degli organi di informazione (in Italia ricordiamo il lavoro, in tal senso, de ilfattoalimentare.it, che ha promosso una petizione su change.org per dire “stop all’invasione dell’olio di palma”), sappiamo che è potenzialmente rischioso per l’apparato cardiovascolare, se assunto quotidianamente e in dosi massicce, dato che è un olio ad alto contenuto di grassi saturi, causa di colesterolo. Sappiamo inoltre che si ricava dalla coltivazione di palme da olio che si concentra nel sud-Est asiatico, che comporta un massiccio abbattimento delle foreste tropicali. La crociata della Royal segue un filo logico in linea di principio.

Quello che Ségolène Royal non sa

Ciò che forse non sa il ministro francese, è che l’olio di palma, insieme a quello di colza, ahinoi, è presente nel 90% dei prodotti da forno, quali merendine e simili, disposti sui banconi di ogni supermercato. Quindi, ci chiediamo: Sègolène arriverà a boicottare buona parte dell’industria agroalimentare mondiale? O si fermerà ad un prodotto Made in Italy?
Se fossimo malpensanti, dovremmo supporre che l’ex moglie di Hollande, all’alba della conferenza internazionale sul clima (Cop21), in programma a dicembre a Parigi, in cerca di un capro espiatorio, abbia fatto il nome di un prodotto nostrano di gran successo commerciale, per avere un ritorno in termini di visibilità. Ma non cediamo a tali ragionamenti, e supponiamo che Ségolène non sia a conoscenza nemmeno del fatto che gran parte dell’importazione di materie prime agroalimentari dell’Unione Europea -tutta- è legata alla deforestazione illegale.

Uno studio dell’Organizzazione non governativa Fern, Stolen Goods: The EU’s complicity in illegal tropical deforestation, pubblicato a marzo di quest’anno, stima che nel 2012 l’Ue abbia importato 6 miliardi di euro di soia, carne bovina, olio di palma e pellame, provenienti da foreste tropicali disboscate illegalmente. Olanda e Germania sono i maggiori importatori di olio di palma; al Regno Unito è destinata la carne bovina, mentre la maggior parte del pellame entra in Italia, destinato all’industria della moda. Indovinate a chi spetta il primato nell’importazione della soia, utilizzata nel mangime di polli e maiali? Ve lo diciamo noi: alla Francia! La coltivazione della soia, che diventa mangime per animali da allevamento, denuncia il Wwf, sta contribuendo al depauperamento della foresta amazzonica, foresta tropicale più grande e ricca di biodiversità del pianeta. In Brasile e Bolivia, la coltivazione della soia si accompagna all’espansione dei pascoli per il bestiame allevato, gli incendi, la deforestazione boschiva. Senza contare gli effetti devastanti sul territorio, come l’inquinamento dei corsi d’acqua da prodotti agrochimici e l’erosione del suolo.
In conclusione: forse gridare al bando della Nutella non è proprio una soluzione onesta, forse i paesi dell’Europa, compresa la Francia, dovrebbero imparare a cooperare per ovviare al problema della deforestazione, e forse tale questione, in questi giorni, dovrebbe slittare nella scaletta dei politici al secondo posto, rispetto a quella ben più drammatica dei migranti bloccati a Ventimiglia. Ops! Abbiamo commesso lo stesso errore, in buona fede, siamo saliti in cattedra anche noi. A dopo, le scuse via twitter.