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Unioni civili for dummies: cos’ha approvato il Senato?

Dopo settimane di discussioni, rinvii, modifiche e cambi di fronte, ieri il Senato ha approvato, con grande maggioranza, il maxi emendamento sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

E così, dunque, si è giunti alla conclusione che se gli eterosessuali possono sposarsi, agli omosessuali spetti qualcosa di simile, sì, ma non proprio uguale e che, per carità!, non lo si chiami matrimonio né le persone unite siano riconosciute come coniugi.

Matrimonio vs unioni civili

Tralasciando per ora la questione della Stepchild adoption, pietra dello scandalo e organo non vitale asportato alla proposta della senatrice Monica Cirinnà, perché si potesse averla vinta se non sulle adozioni quanto meno sulle unioni, vediamo nel dettaglio quali sono le effettive differenze tra diritti e doveri del matrimonio e ciò che viene garantito dalle unioni civili.

Dopo aver registrato la propria unione civile, senza l’obbligo delle pubblicazioni e in presenza di due testimoni, l’unione civile viene attestata da un documento.
Per uno dei due partner è possibile assumere il cognome dell’altro e conservare il proprio con la formula del doppio cognome.
A differenza del matrimonio, l’unione civile non prevederebbe l’obbligo di fedeltà. Seppure a prima vista sembri una contraddizione in termini o un rimarcare il cliché della promiscuità omosessuale, pare doveroso chiarire che questo “dovere coniugale” deriva dall’antico retaggio dell’accusa penale di tradimento che ricadeva, per lo più, sulle donne e ha conseguenze ancora attuali nei divorzi che prevedono l’addebito della colpa per il coniuge infedele.

Per quanto riguarda il patrimonio, se non specificato si riterrà da assumere la comunione dei beni, che diviene quindi l’opzione di default, equiparabile al matrimonio.

I punti economici, quelli che ci fanno dimenticare il romanticismo

Da ciò derivano tutti gli obblighi e diritti che sono stati fino ad ora riservati alle coppie sposate:

comunione o separazione dei beni;
pagamento degli alimenti in caso di separazione;
pensione di reversibilità;
eredità e legittima.

Per chi non lo sapesse, la pensione di reversibilità fu introdotta alla fine degli anni Trenta per tutelare le vedove prive di reddito e consiste nella possibilità, in caso di morte di un coniuge, che l’altro, privo di reddito e pensione, ottenga la reversibilità della pensione del partner defunto. Mentre l’assicurazione di eredità e legittima riguarda lo status di riconoscimento del partner unito civilmente al pari di un coniuge e quindi la possibilità di ottenere una parte certa d’eredità alla morte del “non coniuge” o partner o compagno civile.

Il contratto di convivenza

I contraenti, ovvero due persone dello stesso sesso che si amano e decidono (per questo o nonostante questo) di unirsi secondo vincoli di diritto perché possano essere vicendevolmente tutelati di fronte alla legge, stipulano un contratto.

Ebbene, avranno facoltà di scelta perché la questione posta dal maxi emendamento prevede due tipi di unioni.
Le unioni civili riservate esclusivamente alle coppie omosessuali e il contratto di convivenza, per coppie eterosessuali e omosessuali.
Di nuovo i diritti sembrano essere equiparabili a quelli matrimoniali, e sarà inutile ribadirli, salvo il fatto che un’unione civile può essere sciolta in tre mesi, mentre la convivenza cessa con l’abbandono del domicilio o se uno dei due conviventi contrae un’unione civile o un matrimonio con un’altra persona.

Più di una convivenza, meno di un matrimonio

È chiaro, allora? È stato necessario creare un istituto a parte per definire le sole unioni omosessuali, che, certo, sono più che una semplice convivenza, ma nulla di paragonabile ad un matrimonio. Proprio come una persona omosessuale è sì un cittadino, perché paga le tasse e gode di tutti i diritti e i doveri imposti agli altri cittadini, o quasi, perché è anche qualcosa di meno, non essendo libero di unirsi in matrimonio alla persona che ama.

E sì, qualcuno verrà a dirvi che non c’è altro che una semplice differenza formale, perché le unioni civili sono come un matrimonio. Ma ci si può accontentare di qualcosa che assomiglia a ciò che si desidera?
Shakespeare ci diceva, con la voce di Giulietta Capuleti che “quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso odore soave”, ma chi sa di amare una rosa e il suo profumo non vuole altro che chiamarla col suo nome, e non scendere a compromessi solo perché “c’è del marcio” e non è in Danimarca.

Martina Salvai