Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Il decalogo dello studente erasmus. Parte prima

Sono sempre più numerosi gli studenti che ogni anno ambiscono a partecipare al progetto Erasmus. Dal 1987 l’Italia ha visto oltre 300mila studenti universitari partire per quella che probabilmente è stata la loro prima esperienza all’estero. Partire è facile, se sai come farlo: questo vademecum di dieci punti, diviso in due parti, affronta dieci questioni semiserie che chi si appresta a partire per la prima volta deve sapere per non essere colto impreparato. Chi meglio di un ex studente erasmus può guidare i futuri erasmus?

1) Paese che vai, erasmus che trovi. Non tutte le mete erasmus sono uguali. Per scegliere la meta giusta la lingua e il budget devono essere i principali parametri che vi guideranno nella scelta; questi parametri varieranno a seconda delle vostre esigenze e delle vostre preferenze. Volete perfezionare l’inglese? Andate nei paesi dell’est dove gli esami sono in inglese, o meglio ancora in Inghilterra. Volete imparare lo spagnolo? Andate decisamente in Spagna. Avete delle basi in francese o in tedesco? Non disdegnate la Francia né la Germania. Ma le mete erasmus spaziano decisamente: dal Portogallo alla Grecia, fino ad arrivare in Scandinavia e nei paesi extra europei. Ma fate attenzione, informatevi in anticipo su eventuali certificati di lingua da presentare, ma soprattutto su quale sarà la lingua in cui dovrete sostenere gli esami. La soluzione migliore per chi non mastica bene la lingua del paese che ha scelto è seguire prima della partenza dei corsi di lingua che vi forniscano almeno le basi. Ringrazierete voi stessi tra qualche mese per la vostra lungimiranza. Il budget deve avere invece un peso non indifferente nella vostra scelta. A tal proposito, Francia, Regno Unito e Germania sono in genere le mete più dispendiose; Spagna, Portogallo ed Europa dell’Est non sono mete eccessivamente costose. Ma questo dipende anche dalla città: Barcellona o Madrid saranno sensibilmente più costose rispetto alla regione dell’Andalusia, così come Parigi rispetto ad altre città francesi. Sta a voi scegliere, ma l’importante è prendere una decisione ponderata in base alle proprie possibilità e in base al contributo che vi spetta ricevere.

2) Il learning agreement lo modificano tutti. Il learning agreement è solo uno dei tanti documenti mitologici che vi toccherà affrontare; il learning vi accompagnerà per tutto il vostro erasmus. Il learning agreement è il piano di esami (o tirocinio o ricerca tesi) che lo studente sosterrà all’estero. Vi verrà richiesto di prepararlo e forse anche di inviarlo all’università ospitante diversi mesi prima dell’arrivo. Come si fa il learning agreement? Un altro documento con il quale dovrete socializzare, ovvero il regolamento del programma erasmus, cita: “Prima della partenza ogni studente Erasmus deve essere in possesso di un dettagliato piano delle attività – denominato Learning Agreement for Studies – che dovrà svolgere all’estero, approvato e sottoscritto sia dal docente promotore che dall’Istituto ospitante“. Ebbene, non credete a quello che state leggendo (vedere punto 3). In ogni caso, una volta arrivati nella vostra nuova città vi daranno tempo trenta giorni per apportare delle modifiche al learning agreement, ordunque il mio consiglio è, nel caso in cui voi dobbiate sostenere gli esami: scrivete nel learning ciò che volete, anche se non ne siete sicuri; ogni studente nella storia dell’erasmus ha modificato il learning, perché è più semplice farlo in loco anziché mentre siete ancora in Italia.

3) Il promotore erasmus serve solo a mettere le firme. Le funzioni del promotore erasmus sono ancora del tutto ignote, anche al promotore stesso. Per ogni meta erasmus ci sono determinati promotori, la cui funzione principale è firmare il modulo di accettazione della borsa erasmus, firmare il learning agreement, e basta. Ma attenzione, ho parlato di firmare, non di aiutare a stilare il piano di attività da svolgere all’estero. Nel corso della mia esperienza e tramite il confronto mi sono accorta che è consuetudine dei promotori fare spallucce di fronte ai dubbi esistenziali e alle richieste disperate che attanagliano i futuri erasmus. Ma come ogni situazione, mi piace pensare che ci sia l’eccezione alla regola. Perciò, chi avrà la fortuna di trovare un promotore che, pur non avendone le competenze, tenti di aiutarvi, tenetevelo stretto, vogliategli bene come uno zio, portategli un souvenir. In caso contrario, si rimanda al punto 2 per la compilazione del learning. Piccola dritta: di solito promotori hanno sempre un collega “scaricabarile” che ne sa più di loro; fatevi dire chi è, e prendete d’assalto il suo studio durante le ore di ricevimento, come faranno molti altri studenti malcapitati come voi.

4) Dite addio agli esami e alla vostra carriera di studente in corso. Per quanto possiate promettere a voi stessi che prima di partire sfornerete un esame dietro l’altro fino al giorno prima dell’emigrazione, o che durante la vostra permanenza all’estero vi impegnerete a rispettare il learning fino all’ultimo esame, rassegnatevi: non ce la farete. Ma non perché non siete abbastanza diligenti (o anche sì): semplicemente perché la burocrazia erasmus pre partenza toglie tempo ed energie, così come ricerca dell’alloggio e i vari preparativi. Dedicate il giusto tempo ad ognuna di queste cose, il segreto per far quadrare tutto è porsi degli obiettivi minimi, perché potreste faticare a rispettarli, non per il vostro volere.

5) Ansia da pre-partenza. Verrà un giorno, in un periodo prossimo alla partenza, in cui avrete delle crisi esistenziali, che vi faranno oscillare dall’euforia al terrore più totale. Non riuscirete a credere a quello che state per fare, e riuscirete ancora di meno a credere che sarete in grado di farcela. Invece devo proprio smentirvi: dovete credere a quello che sta accadendo, a quello di cui sarete capaci, perché è tutto reale. Le congiunzioni astrali vi hanno condotto fin qui per un motivo, e quel motivo si paleserà davanti a voi non appena acquisterete un biglietto aereo e sbarrerete la casella “sola andata”, non appena saluterete tutti i vostri cari, non appena salirete su quell’aereo. Superata questa fase non avrete più né crisi né ripensamenti, perché la parte più difficile non è l’erasmus, ma è proprio questa.

Fine della prima parte.

 

– Il decalogo dello studente erasmus – Parte prima –