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Eroica Fenice

Sole Invitto

Sole Invitto, l’antica festa del 25 dicembre

Sole invitto, cos’è e come si lega al cristianesimo

 

Cos’è la festa del Sole Invitto e qual è la sua relazione con il Natale?Allora, nella tradizione cristiana, il Natale celebra la nascita di Gesù Cristo a Betlemme da Maria: il termine è, infatti, abbreviazione di diem natālem Christi, “giorno di nascita di Cristo”. Il racconto ci è pervenuto attraverso i Vangeli secondo Luca e Matteo, che narrano l’annuncio dell’angelo Gabriele, la deposizione nella mangiatoia, l’adorazione dei pastori, la visita dei Magi; altri aspetti devozionali, come la grotta, il bue, l’asino, i nomi dei Magi, risalgono, invece, a tradizioni successive e a racconti presenti nei vangeli apocrifi. Ma il 25 dicembre è la vera data di nascita di Gesù Cristo? 

In realtà, la data di nascita di Gesù è sconosciuta: il giorno non è indicato né nei Vangeli né in altri scritti contemporanei, mentre la festività del Natale è documentata con certezza solo a partire dal IV secolo. La prima attestazione certa del giorno di nascita di Cristo con la data del 25 dicembre risale al 336 e si trova nel “Cronografo del 354”, un calendario illustrato, opera del letterato romano Furio Dionisio Filocalo, offerto ad un aristocratico romano di fede cristiana di nome Valentino:

«Chr. Caesare et Paulo sat. XIII. hoc. cons. Dns. ihs. XPC natus est VIII Kal. ian. d. ven. luna XV». 

(“Durante il consolato di Cesare e Paolo, nostro Signore Gesù Cristo nacque otto giorni prima delle calende di Gennaio [ovvero il 25 dicembre] un venerdì, il quattordicesimo giorno della Luna”).

Proseguendo nel testo, per il 25 dicembre si informa: N•INVICTI•CM•XXX = Natalis Invicti Circenses missus 30, ovvero si annota come solennità civile corrispondente alla solennità cristiana la nascita di Mitra, festeggiata con 30 corse di bighe nel circo. Questa data, infatti, nel calendario romano coincideva col solstizio d’inverno ed era estremamente simbolica: in questa ricorrenza astronomica il sole raggiunge a mezzogiorno l’altezza minima nel cielo, per poi tornare a crescere nei giorni seguenti, dimostrandosi “non vinto”, si definisce quindi Sole Invitto

L’introduzione nella liturgia del 25 dicembre come festa della Natività di Cristo e non del Sole Invitto

L’introduzione del 25 dicembre come festività cristiana sarebbe avvenuta, dunque, come mezzo di continuità da parte dei convertiti alla nuova fede cristiana, attraverso l’espressione di un simbolismo religioso già conosciuto, ovvero quello della festa pagana del Dies Natalis Solis Invicti, la “nascita del Sole Invitto”, Mitra, celebrata il 25 dicembre nel paganesimo del III e IV secolo, unitamente alle celebrazioni per il solstizio d’inverno, innestandosi, a conclusione, sulla festa romana più antica, i Saturnalia (dal 17 al 23 dicembre). Si tratta di un culto di origine persiana, che entra nella storia greco-romana sotto la protezione dei re del Ponto e dei Parti e si propaga in tutto l’Impero romano, divenendo molto popolare presso l’esercito e toccando il punto più alto di successo quando il giovane imperatore siriano Avito Bassiano, conosciuto col nome di Eliogabalo (o Elagabalo), alto sacerdote del dio sole di Emesa El-Gabal, finì col sovvertire la tradizione religiosa romana, sostituendo a Giove, signore del pantheon romano, la nuova divinità solare del Deus Sol Invictus

Simbologia del 25 dicembre

L’antica festa del fuoco del solstizio d’inverno sopravvive, oggi, nell’usanza del “ceppo di Natale”, largamente diffusa in Italia e in molti altri paesi europei. Lo svolgimento delle usanze provenienti dai vari paesi conferma il valore propiziatorio universalmente attribuito al rito e ne fa riconoscere l’originario carattere agrario. Si vuole che un grosso ceppo, solitamente di olivo o quercia, sia arso nel periodo natalizio e le sue ceneri siano sparse nei campi per scongiurare la grandine e i temporali, rendere i campi più fertili e stimolare la crescita delle messi, oppure i suoi avanzi bruciati siano conservati a protezione della casa dai fulmini e dalle stregonerie. Vi sono, poi, credenze e usanze che provano come la tradizione del ceppo si sia cristianizzata, assumendo un significato simbolico: a una caratteristica comune a tutte le feste d’inizio d’anno o di stagione si riportano i prodigi che si crede avvengano nella notte di Natale, durante la quale gli elementi della natura acquistano poteri straordinari e le forze malefiche diventano più attive. Anche i doni, come nelle altre principali feste d’inizio, sono segni augurali di prosperità per tutto l’anno: Babbo Natale altro non è che la personificazione di questo rito, proprio come i personaggi a lui simili, ovvero San Nicola e la Befana. 

Il Natale, dunque, reca in sé significati di: inaugurazione, rinascita, riposo del vecchio e germoglio del nuovo, viaggio verso una nuova stagione dell’esistenza e rappresenta una celebrazione della volontà di sopravvivere, marcando il dominio della luce sull’oscurità e acquistando un significato particolare in corrispondenza con l’inizio dell’inverno. Insomma, cambiano linguaggi e modalità, ma la vita scorre da millenni carica degli stessi simboli, così come delle medesime aspettative verso ogni nuovo ciclo che si avvia a prendere vita. 


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