La riforma goldoniana è un importantissimo progetto teatrale promosso da Carlo Goldoni, uno degli autori più fecondi della letteratura italiana – oltre centosessanta titoli – mossi dall’intento di rivoluzionare la commedia tradizionale. Questa rivoluzione teatrale ha segnato un punto di svolta nella storia del teatro italiano, introducendo nuove forme di drammaturgia e aprendo la strada al teatro moderno. Ma in cosa consiste esattamente questo progetto? E quali sono state le sue principali innovazioni? Scopriamolo insieme, analizzando i tratti più significativi dell’opera di Goldoni.
Cos’è la riforma goldoniana e i suoi obiettivi
Innanzitutto la riforma goldoniana si oppone alla cosiddetta Commedia dell’arte, rivolta ad un pubblico ampio e finalizzata esclusivamente al divertimento; tale Commedia si basava su schemi fissi, predefiniti, spesso ritenuti banali, con forme di comicità volgari e grossolane. Superare quella standardizzazione era di fondamentale importanza, soprattutto per dare valore ed identità al teatro, rivoluzionandolo. L’obiettivo principale della riforma goldoniana era quello di superare i limiti della Commedia dell’Arte e di restituire dignità al teatro, elevandolo da semplice forma di intrattenimento a strumento di riflessione sulla realtà. Goldoni voleva creare un teatro più realistico, più vicino alla vita delle persone e capace di parlare a un pubblico più vasto e variegato. Ovviamente il cambiamento proposto da Goldoni avanzò in modo graduale, per far sì che il popolo, gli spettatori si abituassero a qualcosa di nuovo, sconosciuto.
L’opposizione alla commedia dell’arte: il nuovo teatro
La riforma goldoniana nasce proprio dalla critica nei confronti della Commedia dell’Arte, ritenuta troppo ripetitiva e stereotipata. La Commedia dell’Arte, con le sue maschere teatrali fisse e i suoi canovacci improvvisati, non offriva spazio alla riflessione e all’approfondimento psicologico dei personaggi. Goldoni, invece, voleva un teatro più moderno, più attento alla realtà e alla psicologia dei personaggi. L’opposizione alla Commedia dell’Arte, quindi, rappresenta il punto di partenza di questo nuovo progetto e il suo desiderio di rinnovare profondamente il teatro italiano.
Le principali novità introdotte da Goldoni
Quali furono le principali novità apportate dalla riforma goldoniana?
Abbandono del canovaccio: una svolta nella drammaturgia
Goldoni innanzitutto abbandonò il canovaccio, un breve riassunto della trama, partendo dal quale poi, gli attori si trovavano ad improvvisare la trama. A sostituirlo il copione, un testo scritto, in cui erano riportate integralmente le battute che l’attore doveva imparare a memoria. L’introduzione del copione rappresentò una svolta epocale nel teatro, dando vita a una forma di rappresentazione più controllata e strutturata.
Personaggi veri al posto delle maschere: un nuovo approccio
Altra novità importante riguardò le maschere tipiche della Commedia dell’arte, sostituite da personaggi veri, psicologicamente definiti, nati grazie alla reale osservazione della società. Sparirono i ben conosciuti personaggi stereotipati, che il pubblico era abituato a vedere in scena; tra questi Pulcinella, Arlecchino. La scelta di abbandonare le maschere e di creare personaggi realistici e psicologicamente complessi fu un elemento fondamentale della riforma goldoniana.
Il linguaggio realistico: un’esigenza di verità sul palcoscenico
Un altro aspetto profondamente rivoluzionato, nell’ambito della riforma goldoniana, riguarda il linguaggio. Anch’esso infatti, si basò sull’esigenza di realismo propinata da Goldoni, ossia all’intento di rendere quanto avviene sulla scena, quanto più collimante con la realtà e dunque con la vita reale. Una lingua chiara e semplice, senza mai scadere nella volgarità, e nel gergo. “Il teatro deve essere apprezzato da tutti”, e quindi non solo dai ceti bassi, ma anche dai borghesi. Man mano prenderà piede sempre più il dialetto veneziano, lingua d’arte, usato soprattutto nell’ultima fase della produzione goldoniana. Il linguaggio realistico, con la sua chiarezza e semplicità, contribuì a rendere il teatro più accessibile e comprensibile per tutti.
La borghesia al centro della riforma goldoniana
In tal senso, si spiega anche la scelta dei personaggi; essi derivano direttamente dalla realtà nella quale Goldoni vive, come ad esempio ne La Locandiera, la realtà storica della Serenissima, governata dall’aristocrazia, fortemente osteggiata. La classe sociale che l’autore sceglie nell’ambito della propria Riforma è la borghesia, ritenuta valida, l’unica in grado di governare Venezia e nei confronti della quale Goldoni nutre una profonda stima. La scelta di rappresentare la borghesia sul palcoscenico contribuì a dare al teatro una maggiore rilevanza sociale e a renderlo uno specchio della realtà contemporanea.
Il teatro come impresa commerciale: l’idea di Goldoni
Per Goldoni, il teatro è una sorta di impresa commerciale che deve obbedire a determinate “leggi di mercato”, provando a soddisfare i gusti e le richieste del pubblico.
Contenuti e dialoghi realistici: l’interazione comunicativa
Per quanto concerne i contenuti, profondamente collegati al linguaggio scelto, Goldoni costruisce dialoghi non fondati su battute autosufficienti, ma basati sull’interazione comunicativa, proprio come avviene nei reali.
Le prime opere e l’evoluzione della riforma goldoniana
La riforma goldoniana prese il via con la celebre opera intitolata “Momolo cortesan”, una commedia del 1738; essa rappresenta una forte novità, poiché la parte del protagonista principale, per la prima volta è interamente scritta e quindi non c’è spazio per l’improvvisazione. Con l’opera intitolata “La donna di mondo”, appartenente ad una fase successiva del lavoro svolto da Carlo Goldoni, in ambito teatrale, si assiste ad un lavoro più lineare, che rivela una vera e propria tecnica alla base di tutto. Le maschere furono modificate, ma dall’interno, in modo che assomigliassero e richiamassero caratteri prettamente individuali. Egli mise in scena mercanti operosi, piccoli artigiani, studenti, gondolieri, pescatori, comari pettegole, e molti sono semplici caricature-macchiette. Ovviamente non mancarono le critiche a tutto ciò, soprattutto da parte dell’aristocrazia.
La reazione del pubblico e degli attori
Lo stesso pubblico dei teatri si divise tra “goldoniani” e “chiaristi”; anche tra gli attori molti si opponevano alla riforma, non compresa, e vista come un limite alla creatività. Dal canto loro, pure gli spettatori faticavano a comprenderne l’essenza, ancora troppo legati alla tradizione.
L’importanza della riforma goldoniana
Nonostante ciò, la riforma goldoniana, proseguì spedita, volta a restituire dignità al teatro in generale, reduce dalla Commedia dell’arte. Venne fuori quella che ancora oggi si può considerare una vera e propria contrapposizione alla notevole ed eccessiva banalità della Commedia dell’arte, e anche ai caratteri propri della Tragedia.
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