Sigmund Schlomo Freud, nato nella cittadina tedesca di Freiberg il 6 maggio 1856, è stato un medico neurologo tra i più influenti del XX secolo e fondatore della psicoanalisi, teoria secondo la quale i processi psichici inconsci influenzano il pensiero ed il comportamento umano, oltre alle relazioni tra individui. Carl Gustav Jung, nato nel comune svizzero di Kesswil il 26 luglio 1875, è stato uno psichiatra e psicanalista, dai più considerato il padre della psicologia analitica, uno studio che ha come obiettivo ultimo quello di riportare il soggetto nel mondo del reale, liberandolo da disturbi patogeni. Tuttavia, per quanto Freud e Jung condividessero un interesse comune per l’inconscio e la psicoanalisi, argomenti di cui hanno ampiamente dibattuto grazie agli studi approfonditi in campo psichiatrico, e per quanto Jung sia stato per alcuni anni discepolo di Freud, le loro visioni e i loro approcci nella comprensione della mente umana differiscon considerevolmente.
Freud e Jung – l’iniziale sodalizio
Agli inizi del 1906 Jung decise di spedire a Freud una copia del suo libro, intitolato “Studio diagnostico delle associazioni”, accompagnato da una dedica. Freud rispose all’epistola quasi immediatamente e invitò lo psicanalista svizzero a collaborare insieme; da quel momento iniziò tra i due un’appassionata e lunga corrispondenza. Il primo incontro reale tra i due avvenne l’anno successivo, nel 1907, quando Carl e sua moglie Emma fecero visita a Freud a Vienna. Freud rimase positivamente colpito dalle idee all’avanguardia espostegli da Jung, tanto che nel 1910 decise di insignirlo della carica di presidente dell’”Associazione Psicoanalitica Internazionale“.
L’allontanamento tra i due psicanalisti – ragioni e conseguenze
Negli stessi anni però, Jung iniziò a dubitare dell’autorevolezza del metodo freudiano, decidendo di approssimarsi a ciò che più lo aveva affascinato da giovane: il mondo dell’occulto, che nulla aveva a che fare con il complesso edipico e le teorie sessuali elaborate da Freud. Tuttavia, Freud cominciò ad essere attanagliato dal dubbio che, se lo psicanalista svizzero avesse continuato a compiere approfondimenti in materia di esoterismo e misticismo, avrebbe di fatto annullato la credibilità scientifica che a fatica era riuscito a costruire intorno alle sue teorie.
Inoltre, le idee dei due psicanalisti differivano anche per ciò che concerneva l’influenza che la religione era in grado di esercitare sulla psiche umana: in particolare, Freud covava un forte scetticismo nei confronti del mondo religioso (infatti era ateo) e della sua capacità di condizionare la mente, al contrario di Jung che lo considerava indispensabile per la comprensione della psiche umana.
Jung, inoltre, era in completo disaccordo con il fatto che il suo “mentore” avesse assegnato un ruolo di primaria importanza alla sfera sessuale. Infatti lo psicanalista svizzero era dell’idea che la libido non fosse solo energia sessuale, come invece la considerava Freud, ma piuttosto una più generale energia psicologica, il cui scopo doveva essere quello di motivare l’individuo a più livelli: spirituale, intellettuale e creativo. Per Jung, dunque, la libido doveva essere privata del significato originariamente attribuitole di “tensione sessuale” per acquisire quello di “trasformazione spirituale” in grado di ridurre i conflitti.
Infine, l’opinione dei due maggiori esponenti della psicanalisi del XX secolo differiva anche relativamente al concetto di sogno: Jung riteneva che i sogni fossero un prodotto autonomo e significativo dell’attività psichica di ciascun individuo, considerandoli come quell’elemento che ci fornisce la possibilità di creare uno scambio comunicativo con l’inconscio; per Freud, invece, i sogni non erano altro che un modo attraverso cui liberare l’inconscio dai nostri impulsi repressi.
Freud, cominciò quindi a percepirsi “censurato” da Jung, il quale sembrava volesse rendere la psicoanalisi più conforme ad una società tradizionalista composta da benpensanti. Da questa intenzione sarebbe nata la volontà dello psicanalista svizzero di eliminare quei riferimenti sessuali tanto cari a Freud ma considerati da Jung eccessivamente scabrosi; ovviamente lo psicanalista austriaco rifiutò la possibilità di trasformare la psicoanalisi in una materia moderata. La rottura finale tra mentore e discepolo avvenne nel 1913, quando Jung iniziò a concentrarsi sull’elaborazione della sua personale teoria, che chiamò psicologia analitica, mentre Freud continuò a percorrere la strada che era stata già ampiamente solcata.
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