La fine dell’Ottocento: le rivoluzioni economiche e politiche

fine ottocento

Durante la fine dell’Ottocento, l’Europa attraversa un periodo di crescita economica e demografica grazie all’introduzione di tante innovazioni tecnologiche e all’aumento della produzione industriale: possiamo definire la fine dell’Ottocento come il periodo in cui si ha la seconda rivoluzione industriale ovvero un  periodo in cui aumenta l’utilizzo dell’acciaio, dell’energia elettrica, del petrolio, si ampliano le ferrovie e la navigazione a vapore. Grazie a questi sviluppi industriali nasce una coscienza di classe tra gli operai che cercano di far riconoscere quanti più diritti alla loro classe.

Tutti questi benefici, alla fine dell’Ottocento, portano, a partire dal 1873, una grave crisi economica, chiamata grande depressione, dovuta proprio a un eccesso di beni prodotti e causando un calo dei prezzi, lo spopolamento delle campagne e il licenziamento di grandi masse di lavoratori. Si verifica una grande emigrazione dalle parti più povere dell’Europa.

Vediamo come si è cercato di risolvere questa grave crisi economica della fine dell’Ottocento

Per cercare di risolvere la crisi verificatasi durante la fine dell’Ottocento si mette in atto un rinnovamento delle strutture produttive e un processo di concentrazione monopolistica. Altri progressi avvengono nel mondo dell’industria grazie all’ingegnere americano Taylor che propone la divisione delle fasi del lavoro e grazie a Ford che introduce la catena di montaggio. Un altro evento importante che caratterizza la fine dell’Ottocento è la conquista dell’Africa avvenuta grazie alle numerose conquiste militari messe in atto con la conseguente Conferenza di Berlino che sancisce la spartizione del continente.

Alla fine dell’Ottocento la Germania, l’Inghilterra e la Francia ricoprono il ruolo di grandi potenze e si vedono raggiungere dalla Russia e gli Stati Uniti e perciò assistiamo a una crescente tensione degli equilibri politici internazionali. In questo periodo fondamentale è la presenza di Bismarck; nascono, in seguito,  due grandi schieramenti: la Triplice Alleanza con Germania, Austria e Italia e la Triplice Intesa con Francia, Inghilterra e Russia.

In seguito all’Unificazione d’Italia, avvenuta nel 1861, il nostro Paese era fortemente arretrato, c’era una grande differenza tra Sud e Nord, analfabetismo e brigantaggio. Per risolvere questi problemi, alla fine dell’Ottocento, ci si ispirò al liberismo moderato di Cavour, venne messo in atto un programma che estendeva le strutture del regno a tutta la Penisola e venne introdotto il servizio militare obbligatorio. Un’ulteriore problema venne chiamato la questione meridionale, termine usato per indicare l’arretratezza del Sud.

Dopo la Destra Storica, alla fine dell’Ottocento, subentra anche il governo della Sinistra Storica con cui si segna l’inizio del cosiddetto trasformismo cioè una prassi utilizzata per assicurarsi l’appoggio dei diversi deputati. Viene introdotta una nuova legge elettorale che amplia la percentuale di coloro che accedono al diritto di voto e con la Legge Coppino viene introdotto l’obbligo scolastico di tre anni. Grazie alla Legge Coppino, alla fine dell’Ottocento, ci fu una crescita di alfabetizzazione. Un degli esponenti più importanti della Sinistra Storica è Francesco Crispi che mette in atto una politica estera aggressiva e nazionalistica, egli riesce a gestire le varie tensioni sociali e da una maggiore organizzazione politica e sindacale alla classe operaia.

Fonte immagine: Freepik

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