Il secondo dopoguerra, periodo di ricostruzione e di rinascita, è stato terreno fertile per numerosi movimenti d’avanguardia. In Europa, spiccano l’arte nucleare, nata in Italia da un’idea di Enrico Baj, e il Gruppo Co.Br.A., fondato da artisti come Karel Appel e Asger Jorn. In questo contesto, emerge una corrente italiana destinata a rivoluzionare la rappresentazione dello spazio nell’arte, arrivando a stravolgere la tela stessa, con graffi e buchi: lo Spazialismo, ideato dall’artista Lucio Fontana.
Lucio Fontana: le origini e la nascita dello Spazialismo
Lucio Fontana, nasce a Rosario, in Argentina, nel 1899. (fonte) Figlio dello scultore italiano Luigi Fontana e di madre argentina, entra in contatto con l’arte fin da giovane, lavorando nell’officina del padre. A 22 anni, si trasferisce in Italia per studiare al liceo artistico di Brera e, successivamente, all’Accademia di Belle Arti di Milano.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Lucio Fontana torna in Argentina. Qui, nel 1946, insieme a un gruppo di allievi, redige il Manifesto Blanco, un documento programmatico che propone un radicale rinnovamento delle forme artistiche, con l’obiettivo di superare i limiti della tradizione e di creare un nuovo linguaggio espressivo. Questo documento sarà fondamentale per la nascita dello Spazialismo.
Il Manifesto Blanco e i primi Concetti Spaziali: i Buchi
Nel 1947, Lucio Fontana presenta il suo primo Manifesto dello Spazialismo alla Galleria del Cavallino di Venezia. In questo manifesto, l’artista esalta l’esplorazione dello spazio oltre la tela, con l’intento di trovare una nuova rappresentazione del concetto di spazio. Inizia così la sua prima serie di opere, note come Buchi (anche se il titolo corretto di tutte le opere di Fontana in cui sperimenta la sua concezione di spazio è “Concetto Spaziale“).
Questi fori, che a volte evocano l’immagine di un cielo stellato, non sono semplici perforazioni della tela. Essi invitano lo spettatore a guardare non solo *alla* tela, ma anche *attraverso* di essa, a percepire lo spazio che si cela oltre l’opera. I Buchi rappresentano il primo passo di Fontana verso il superamento della bidimensionalità della pittura tradizionale.
Lo Spazialismo non era solo una questione di forma, ma anche di concetto. Fontana voleva superare la distinzione tra pittura e scultura, tra arte e scienza. Era affascinato dalle scoperte scientifiche del suo tempo, in particolare dalla fisica e dall’esplorazione dello spazio, e cercava di tradurre queste nuove conoscenze in un linguaggio artistico.
I Tagli: la sintesi estrema del gesto artistico
Dopo la serie dei Buchi, Lucio Fontana introduce un’altra forma espressiva, ancora più minimale: i Tagli. In queste opere, squarcia la tela con tagli di vario tipo: orizzontali, verticali, obliqui, singoli o multipli.
Non si tratta di gesti casuali, ma di azioni studiate, eseguite con rasoi affilatissimi e con estrema precisione.
Un esempio emblematico è “Concetto Spaziale, Attesa” (1965): su una tela rossa, un unico taglio verticale crea un’apertura, una fessura attraverso cui la luce passa, generando un chiaroscuro naturale. Con questo gesto, apparentemente semplice, Lucio Fontana non solo rivoluziona la concezione dello spazio sulla tela, ma sovverte anche l’uso del chiaroscuro, ottenendolo senza l’impiego di pigmenti o pennelli.
Per realizzare i suoi Tagli, Fontana utilizzava tele monocrome, spesso di lino o di cotone, e lame affilate. Il taglio veniva eseguito con un gesto rapido e deciso, ma preceduto da un’attenta preparazione e da uno studio dello spazio e della composizione.
Oltre la tela: le installazioni ambientali di Lucio Fontana
Lucio Fontana è noto anche per le sue installazioni ambientali con luci fluorescenti. Tra le più celebri, l’opera realizzata nel 1951 per lo scalone d’onore della Triennale di Milano: un tubo al neon piegato, che disegnava nello spazio movimenti simili a quelli dei corpi celesti.
Queste installazioni luminose, spesso caratterizzate da fasci di luce intensi e ambienti labirintici, mirano a coinvolgere lo spettatore in un’esperienza sensoriale totale, provocando una sensazione di smarrimento e di perdita dei riferimenti spaziali.
L’eredità di Lucio Fontana: un pioniere dell’arte concettuale
Lucio Fontana, pur consapevole di poter apparire incompreso o persino ridicolo, ha continuato a sperimentare fino alla sua morte, avvenuta nel 1968. La moglie ha fondato la Fondazione Lucio Fontana, che tuttora conserva e tutela la maggior parte delle sue opere.
L’influenza di Fontana è stata enorme sull’arte successiva, in particolare sull’arte concettuale, sull’arte povera e sullo sviluppo dell’arte ambientale e minimalista. Artisti come Piero Manzoni, Enrico Castellani e molti altri hanno riconosciuto in Fontana un precursore e un punto di riferimento.
Spazialismo: l’eredità di Fontana
Lucio Fontana è stato un artista visionario, che ha saputo anticipare le tendenze dell’arte contemporanea e aprire nuove strade alla sperimentazione. Il suo lavoro ha messo in discussione i fondamenti stessi della pittura e della scultura, aprendo la strada a nuove forme di espressione artistica.
Lo Spazialismo, con la sua ricerca di una dimensione ulteriore, oltre la superficie della tela, rimane una delle avanguardie più significative del XX secolo, un movimento che ha cambiato per sempre il modo di concepire l’arte e lo spazio.
E tu, cosa ne pensi dell’arte di Fontana? I suoi tagli ti provocano un senso di liberazione o di disagio?
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