Luigi XVI: biografia dell’ultimo re di Francia prima della Rivoluzione
Luigi XVI, nipote di Luigi XV, fu l’ultimo re di Francia dell’Ancien Régime, prima della Rivoluzione francese. Salito al trono nel 1774, il suo regno fu segnato da una profonda crisi economica, sociale e politica, che culminò con la sua deposizione nel 1792 e la sua esecuzione nel 1793. La sua figura è complessa e controversa: da un lato, un uomo timido e indeciso, inadatto a governare in un periodo di grandi cambiamenti; dall’altro, un sovrano che cercò, seppur in modo maldestro, di riformare il paese e di conciliare le istanze del popolo con quelle della monarchia. In questo articolo, ripercorreremo la vita di Luigi XVI, dalla sua infanzia a Versailles fino alla tragica fine sulla ghigliottina, cercando di comprendere le ragioni che portarono alla caduta della monarchia e all’avvento della Repubblica in Francia.
Luigi XVI: infanzia, educazione e il matrimonio con Maria Antonietta
Luigi Augusto, duca di Berry, nacque a Versailles il 23 agosto 1754, figlio di Luigi Ferdinando, Delfino di Francia, e di Maria Giuseppina di Sassonia. La sua educazione, improntata a una rigida osservanza dei principi cattolici, contribuì a formare il suo carattere timido e riservato.
Un’educazione cattolica e la timidezza del giovane Luigi Augusto
Per volere dei genitori, al giovane Luigi Augusto viene imposta sin dall’infanzia una rigida educazione cattolica e lo studio della teologia. Questo, insieme a un’innata timidezza, lo porta a maturare un carattere represso e pudico. Inoltre, a causa dei contrasti tra suo padre e suo nonno, il re Luigi XV, viene costantemente incoraggiato a fuggire tutti i comportamenti disdicevoli e licenziosi del nonno, sviluppando una personalità schiva e inibita verso tutti gli atteggiamenti amorosi.
Il matrimonio combinato con Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena
Nel 1770, per ragioni politiche, fu deciso il matrimonio tra Luigi Augusto e Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, arciduchessa d’Austria. La coppia era mal assortita:
Maria Antonietta era una ragazza bellissima, dal viso d’angelo, la corporatura esile e minuta e un’innata classe ed eleganza. Luigi Augusto, al contrario, era grasso, con lineamenti rozzi e totalmente privo di fascino. Maria Antonietta lasciò Vienna nella primavera del 1770 per sposarsi con Luigi Augusto a Versailles, e i due si incontrarono per la prima volta a Schüttern, al confine tra la Francia e la Germania. Luigi XV rimase entusiasta della bellezza dell’arciduchessa quattordicenne, ma la giovane rimase profondamente amareggiata dalle fattezze del suo futuro sposo.
Un re appassionato di serrature: gli hobby di Luigi XVI
Nonostante la sua educazione, che comprendeva anche la scherma, l’equitazione e il balletto, Luigi Augusto preferiva dedicarsi ad attività manuali. La sua grande passione era la costruzione di serrature e lucchetti, e trascorreva intere giornate nella sua bottega di fabbro, nei pressi dei giardini di Versailles, rientrando a palazzo sporco e maleodorante. Con la moglie, che parlava poco il francese, non intratteneva conversazioni ed era un pessimo ballerino. La loro vita coniugale fu disastrosa, tant’è vero che il matrimonio non venne consumato per ben sette anni, alimentando pettegolezzi e maldicenze a corte.
Luigi XVI sul trono: politica interna e crisi finanziaria
Il 10 maggio 1774, Luigi XV morì di vaiolo e Luigi Augusto salì al trono con il nome di Luigi XVI, all’età di diciannove anni. L’incoronazione avvenne nel giugno dell’anno successivo a Reims. Il giovane re si trovò subito ad affrontare una situazione economica e politica estremamente difficile.
Il ripristino del Parlamento e la nomina dei ministri Turgot e Necker
Una delle prime decisioni di Luigi XVI fu quella di ripristinare il Parlamento, che era stato sciolto da suo nonno. Nominò, inoltre, nuovi ministri, tra cui Jacques Turgot alle Finanze e Jacques Necker, un banchiere svizzero, come suo successore.
Le riforme mancate e l’aggravarsi del deficit
Turgot, un esponente dell’Illuminismo, propose una serie di riforme basate sulla libera impresa e sull’imposizione di tasse alla nobiltà, che viveva nel lusso della corte di Versailles. Luigi XVI, inizialmente, approvò queste riforme, ma poi, spinto dalle pressioni della nobiltà e della stessa regina Maria Antonietta, si oppose. Incapace di comprendere la gravità della situazione finanziaria, il re licenziò Turgot nel 1776. Anche il suo successore, Necker, incontrò forti opposizioni quando propose nuove tassazioni per risanare il bilancio dello Stato, aggravato dalle enormi spese della corte e dalle guerre in cui la Francia era coinvolta.
Il “Rendiconto al Re” di Necker e lo scandalo delle spese di corte
Nel 1781, Necker, esasperato dall’atteggiamento del re, decise di dimettersi, non prima di aver reso pubblici i registri delle rendite e delle spese della nobiltà che viveva a Versailles, il famoso Rendiconto al Re. La pubblicazione di questi documenti scatenò l’indignazione del popolo francese, che viveva in condizioni di estrema povertà, e mise in luce le spese folli della regina Maria Antonietta, soprannominata “Madame Deficit”.
Luigi XVI e la politica estera: un re senza polso
Anche in politica estera, Luigi XVI dimostrò una totale mancanza di volontà e di preparazione. Influenzato dai suoi ministri, prese decisioni avventate che danneggiarono ulteriormente le finanze e il prestigio della Francia.
L’intervento nella Guerra d’Indipendenza Americana
Nel 1775, Luigi XVI fu convinto dai suoi ministri a stringere accordi segreti con le colonie americane per aiutarle a ottenere l’indipendenza dalla Gran Bretagna. La Francia sperava di recuperare le colonie perse durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763), come la Florida, Gibilterra e alcune colonie canadesi. Gli accordi furono resi pubblici nel 1778, ma alla fine della Guerra d’Indipendenza Americana, nel 1783, la Francia non ottenne alcun vantaggio territoriale, ritrovandosi con un debito pubblico ancora più ingente.
La Guerra di Successione Bavarese e l’influenza di Maria Antonietta
Durante la Guerra di Successione Bavarese (1778-1779), fu Maria Antonietta a convincere il marito a schierarsi dalla parte dell’Austria, nonostante la Francia non avesse alcun interesse nel conflitto. Questa decisione dimostrò, ancora una volta, la debolezza del re e la sua incapacità di opporsi alle pressioni della moglie e della corte.
La questione dell’Editto di Nantes e la tolleranza religiosa
A Luigi XVI fu anche proposto di ripristinare l’Editto di Nantes, emanato dal suo antenato Enrico IV, che garantiva la libertà di culto ai protestanti in Francia. Dopo molte esitazioni, il re cedette di fronte all’opposizione del clero, dimostrando ancora una volta la sua mancanza di autorità e di visione politica.
La Rivoluzione francese: dalla convocazione degli Stati Generali alla ghigliottina
La crescente crisi economica e il malcontento popolare portarono alla convocazione degli Stati Generali nel 1789, un evento che segnò l’inizio della Rivoluzione francese. Luigi XVI, incapace di comprendere la gravità della situazione e di gestire gli eventi, perse progressivamente il controllo del paese.
La crisi del 1788 e la convocazione degli Stati Generali
Nel 1788, la Francia era sull’orlo della bancarotta, anche a causa delle gravi gelate che avevano rovinato i raccolti. Luigi XVI, su consiglio di Necker, che era stato richiamato a corte, decise di convocare gli Stati Generali, l’assemblea dei tre ordini del regno (clero, nobiltà e Terzo Stato), per il 5 maggio 1789 a Versailles. Nello stesso anno il Delfino Luigi Giuseppe, malato da tempo di tubercolosi ossea, morì all’età di soli 7 anni, senza che la notizia facesse troppo scalpore.
L’Assemblea Nazionale e la presa della Bastiglia
Durante i giorni di convocazione degli Stati Generali, il Terzo Stato, ovvero la borghesia, si oppose fortemente alla decisione del re che voleva si votasse per ordini, provocando una rottura che portò i deputati del terzo stato a costituirsi in Assemblea Nazionale (17 giugno 1789). Luigi XVI, dimostrando ancora una volta la sua incapacità di gestire la situazione, dapprima ordinò lo scioglimento dell’Assemblea, poi, non venendo ubbidito, cercò di ingraziarsi i suoi nemici, invitando alcuni membri del clero e della nobiltà a unirsi all’Assemblea. Dopo il licenziamento di Necker, considerato un simbolo delle riforme, il popolo, esasperato, assaltò la Bastiglia il 14 luglio 1789, data simbolo dell’inizio della Rivoluzione. Invece di reprimere la rivolta, Luigi XVI decise di unire ai colori rosso e blu della coccarda rivoluzionaria quello bianco della monarchia, per evitare uno scontro diretto e dimostrare il suo appoggio. Inoltre, fece liberare dodici soldati della Guardia Francese che erano stati imprigionati per essersi rifiutati di sparare ai rivoltosi.
La fuga a Varennes, la prigionia e la proclamazione della Repubblica
Nonostante i tentativi di conciliazione, la situazione precipitò rapidamente. La famiglia reale fu imprigionata nel palazzo delle Tuileries a Parigi e, nel giugno del 1791, Luigi XVI, spinto dalla moglie e dai controrivoluzionari, tentò la fuga in carrozza, assieme alla regina e ai due figli rimasti in vita, Maria Teresa Carlotta e Luigi Carlo. Riconosciuto e fermato a Varennes, il re fu costretto a tornare a Parigi, dove venne accolto da una folla ostile. La famiglia reale fu trasferita nella Prigione del Tempio e la monarchia fu definitivamente abolita. La Francia venne dichiarata Repubblica.
Il processo e l’esecuzione di Luigi XVI
Alla fine del 1792, iniziò il processo per alto tradimento contro Luigi XVI, ormai un semplice cittadino. Il re fu giudicato colpevole e condannato a morte per decapitazione. L’esecuzione avvenne pubblicamente sulla Place de la Concorde a Parigi, il 21 gennaio 1793. Si dice che, sul patibolo, di fronte alla ghigliottina, Luigi XVI mostrò quella fermezza e quel coraggio che non aveva mai avuto in vita. Con la sua morte, si chiuse un’epoca e si aprì una nuova fase della storia francese, segnata dalla violenza e dal Terrore, ma anche da grandi cambiamenti e conquiste in nome della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza. Anche Maria Antonietta, dopo la morte del marito, andò incontro a un triste destino: ormai invecchiata precocemente e malata, venne processata e giustiziata il 16 ottobre dello stesso anno. La leggenda vuole che i suoi capelli fossero diventati completamente bianchi per lo spavento durante la tentata fuga a Varennes.
Fonte: Nunzia Serino