Con Ayurveda intendiamo la tradizionale medicina indiana. Non è soltanto una diversa scelta di medicine, materiali e pratiche, è un diverso approccio alla guarigione. Scopriamo cosa rende l’antichissima medicina indiana così interessante e pratica.
Medicina ayurvedica e medicina occidentale: un approccio diverso
“Avurveda” significa in sanscrito “la scienza/via della vita”; è una disciplina che ha più di 5000 anni.
Prima ancora delle pratiche diverse, la differenza tra le due modalità sta nella concezione di trattamento. Quando si ha un sintomo della malattia, la medicina occidentale fornisce un medicinale adatto a quel problema. La medicina ayurvedica, invece, dona trattamenti (generalmente a base omeopatica) in base alla persona. L’individuo viene considerato nella diagnosi e nel trattamento. La variazione delle condizioni fisiche e psicologiche della persona è fondamentale per la medicina ayurvedica: questo elemento unico all’individuo si chiama prakriti, che significa appunto “costituzione”.
Le differenze principali tra Ayurveda e Medicina occidentale
L’obiettivo della medicina ayurvedica è quello di ristabilire l’equilibrio e il benessere olistico della persona; quindi includendo l’equilibro tra mente e corpo. Proprio per questo, i trattamenti non tengono solo in considerazione la problematica presente del paziente, ma anche la situazione psicologica della persona; sono sempre a base naturale. L’altra differenza è che la medicina indiana, come quella cinese, tiene in considerazione l’esistenza di energia vitale, detta prana, che scorre nel corpo. Il blocco di energia in una certa parte del corpo comporta problemi in altre parti del corpo.
Ci sono diversi studi sulla validità e la possibilità del concetto di prano, o biocampo (“biofield”); per approfondire, si può consultare questo studio del 2023.
I tre dosha: l’unicità dell’Ayurveda
Gran parte della medicina indiana nasce dalla premessa di diverse forme di prakriti dell’uomo, cioè diverse costituzioni che influiranno sulla cura dell’individuo; le costituzioni emotive e fisiche esistenti nelle persone sono tre. Secondo l’Ayurveda, ognuno di noi è costituito da tre tipologie di “energie” (o disposizioni del prana) diverse che governano le nostre emozioni e condizioni fisiche: i dosha. Ognuno di noi ha una predisposizione a un certo tipo di dosha: Vata, Pitta o Kapha.
Il dosha Vata
Questo tipo di dosha è l’energia responsabile per la flessibilità del corpo e dei muscoli, e del respiro. L’energia del Vata risiede nella mente. Come conseguenza, chi è dominante di Vata, avrà un corpo flessibile, riflessi veloci e una predisposizione all’ansia e al pensiero.
La natura del paziente (predisposto al vata, ad esempio) influirà nelle scelte del medico durante la cura.
Il dosha Pitta
L’energia Pitta è legata al fuoco e alla combustione. È responsabile della digestione, della produzione di ormoni e dei processi metabolici. I tratti psicologici di una persona che è dominante in Pitta sono: autorevolezza, sicurezza, concentrazione. Come peso della bilancia, però, una persona con un eccessivo sbilancio in Pitta è tendente all’irascibilità e alla bruschezza. Uno sbilancio di energia Pitta risulta, sul piano fisico, in infiammazione, eczemi, problemi di digestione e di stomaco.
Il dosha Kapha
Questo tipo di energia, sul piano fisico, indica il tessuto grasso, il collagene e l’umidità. Quando Vata si avvicinava alla velocità e alla secchezza, in questo caso ci troviamo nel campo opposto. A livello psicologico, Kapha si manifesta nelle persone che tendono ad avere una routine lenta e regolare. L’aspetto eccessivo e negativo di Kapha risulta, nel piano fisico, a gonfiore e ingrassamento e, sul piano mentale, a un attaccamento alla routine e alla pigrizia.
Immagine in Evidenza: Wikicommons