Poesie di Pier Paolo Pasolini: le 5 più belle

Poesie di Pier Paolo Pasolini: le 5 più belle

L’eclettico Pier Paolo Pasolini (1922-1975) è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e drammaturgo italiano. Omosessuale e attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra, suscitò spesso polemiche e dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi. Ecco le 5 poesie più belle di Pier Paolo Pasolini!

 

Poesie di Pier Paolo Pasolini: Supplica a mia madre

Supplica a mia madre, una delle poesie più intense di Pier Paolo Pasolini, parla del suo forte legame con la madre, che lui vorrebbe non morisse mai.

 

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

 

Gli italiani

Gli italiani, una delle poesie più attuali di Pier Paolo Pasolini, denuncia con sdegno e disillusione l’atteggiamento degli italiani: vili, passivi, indifferenti, ipocriti. L’ultimo verso sembra quasi un drammatico presagio della morte del poeta, avvenuta nel 1975.

L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
alzare la mia sola puerile voce –
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

 

Poesie di Pier Paolo Pasolini: Senza di te tornavo

Senza di te tornavo, una delle poesie più belle di Pier Paolo Pasolini, dà spazio ai moti interiori dell’animo del poeta e parla della sua profonda solitudine, che sembra senza via d’uscita.

 

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.

Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.

Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.

E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest’angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

 

Alla bandiera rossa

Alla bandiera rossa, una delle poesie più belle di Pier Paolo Pasolini, parla di libertà e di lavoro.

Per chi conosce solo il tuo colore,
bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui
esista:
chi era coperto di croste è coperto di
piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese
africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore,
bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi
sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e
operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti
sventoli.

 

Poesie di Pier Paolo Pasolini: Lo scandalo del contraddirmi

Lo scandalo del contraddirmi, una delle poesie più belle di Pier Paolo Pasolini, è una considerazione sulle contraddizioni del poeta, che fa sentire fortemente l’influenza di Gramsci nella sua poetica.

 

Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
– nel pensiero, in un’ombra di azione –
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza; è la forza originaria

dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,
a darle l’ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia…

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto.

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?

 

Fonte immagine: Pixabay

 

 

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