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Eroica Fenice

Priya's Shakti

Priya’s Shakti, graphic novel contro lo stupro

Priya’s Shakti, graphic novel nata da un’idea di Vikas K. Menon e di Ram Devineni, direttore e fondatore della società editrice e cinematografica newyorchese Rattapallax, denuncia i frequenti stupri in India.

Il termine “shakti”, indizio fondamentale per capire la grande dote della protagonista della storia, Priya, nella lingua hindu indica il potere creativo e l’energia di un dio. Nei culti tantrici ogni donna è considerata la custode di shakti, un messaggero di questa energia divina che la rende più potente dell’uomo. Priya’s Shakti è la storia del potere di una giovane donna, Priya donatole dalla dea Parvati. 

Durante la sua meditazione, la dea, sposa di Shiva, sente il pianto di una sua devota, Priya, che le racconta della violenza sessuale subita da un gruppo di uomini, mentre stava rientrando a casa: la ragazza, obbligata dal padre a rinunciare ai suoi studi per occuparsi della casa, è stata allontanata dalla famiglia che ha disonorato, subendo una violenza. Parvati decide di incarnarsi nella mente e nel corpo di Priya, e quando ella riconosce uno dei suoi violentatori, si manifesta in tutta la sua grandezza, mostrando l’inaccettabile affronto che gli uomini hanno fatto agli dei.

Priya’s Shakti: la trama

Riunita un’assemblea divina, Shiva vuole distruggere tutta l’umanità, privando gli uomini della possibilità di riprodursi: la moglie non è d’accordo perché, in questo modo, anche le donne non avranno l’opportunità di divenire madri. Inizia la distruzione sulla Terra e la dea decide di aiutare le donne, spaventando il marito sotto le spoglie della dea Kalì: Shiva accetta di cambiare la propria decisione se Parvati gli dimostrerà che gli uomini possono cambiare. Chi meglio della sua fedele Priya puo’ aiutarla a fermare questa implacabile decisione divina?

Nascosta in una foresta, la dea dona a Priya una tigre, nei cui occhi si vede la bellezza della galassia e in groppa alla quale la ragazza comincia a diffondere il messaggio della speranza, unico strumento di cambiamento. Gli uomini devono rispettare le donne, denunciarne atti di violenza e abuso, e educare i figli all’eguaglianza dei due sessi. Perché solo quando ogni ingiustizia sarà rivelata, ogni società sarà veramente salva.

Priya è, quindi, un’eroina senza superpoteri se non quello di un’idea e della caparbietà tipicamente indiana, ereditata tutta dal suo ideatore. A Ram Devineni, infatti, venne l’idea di questa storia, durante la manifestazione nel dicembre 2012 a New Delhi per uno stupro di massa su un autobus, causa di morte della giovane studentessa, soprannominata convenzionalmente Damini (=luce), per le ferite inferte da una sbarra metallica che sei uomini avevano usato per sottometterla: un poliziotto aveva detto allo sceneggiatore che «le brave ragazze non vanno in giro da sole di notte». Dopo un anno di ricerche presso sociologi e operatori di Ong, allo scopo di denunciare atti immondi all’ordine del giorno in India, dalla penna di Dan Goldaman nasce un fumetto dai colori pop tipicamente indiani. I personaggi si muovono su fotografie di luoghi reali dell’India, sfrecciando tra i verdi delle foreste e i blu dei cieli stellati negli occhi della tigre, agli arancioni dei tramonti, ai colori caldi delle cime dell’Himalaya, che ospitano le meditazioni di Parvati.

Lo staff di autori e grafici, nell’idea di promuovere il messaggio di educazione delle nuove generazioni al rispetto e all’eguaglianza, prima del lancio ufficiale, ha voluto proporre il proprio lavoro ai ragazzi di Dharavi, lo slum di Mumbai dove Danny Boyle ha girato “The Millionaire”, uno dei più poveri dell’India, ottenendo ottimi giudizi.

Ma la storia di Priya non si ferma tra le pagine di un serious graphic novel. Finanziato dal Tribeca Film Festival, dalla Ford Foundation e da alcune Ong operanti in India, e tradotto in inglese, il progetto ha coinvolto anche gli artisti di Bollywood, che hanno riempito i muri di New Delhi e Mumbai con graffiti che ritraggono Priya. Da maggio le immagini di Priya saranno in mostra alla City Lore Gallery di New York.

Anche il dio Shiva si ricrede al termine della storia, sull’intima bontà degli uomini e si chiede: «But will more people stand with Priya?». Cogliendo la sfida lanciata dalla casa editrice, i social network sono stati invasi da foto di supporter con l’immagine di Priya, seduta in groppa alla tigre, accompagnata dall’hashtag #standwithPriya.

Stay tuned: la tigre e la ragazza hanno appena iniziato il loro cammino.