Razza ariana: storia di un concetto, quella della razza pura, tra linguistica e ideologia
Il termine “razza ariana” evoca immediatamente immagini di discriminazione, persecuzione e violenza, in particolare quelle legate al regime di Adolf Hitler, cancelliere del Reich dal 1933 e Führer della Germania dal 1934 al 1945. In realtà, il termine “ariano” ha origini molto più antiche e complesse, che si intrecciano con la storia della linguistica e con l’evoluzione di teorie pseudoscientifiche sulla razza. L’elaborazione del termine “ariano” e l’idea dell’esistenza di una razza pura emergono in due momenti storici estremamente lontani e diversi, cosa che ha causato il cambiamento di quello che era il significato originario di questa parola. Questo articolo ripercorre la storia di questo concetto controverso, dalle sue origini linguistiche fino alla sua strumentalizzazione da parte del nazionalsocialismo, analizzando le teorie che hanno contribuito alla sua diffusione e le tragiche conseguenze che ne sono derivate.
Origini del termine “ariano”: un excursus linguistico
L’origine del termine “ariano” è da ricercarsi nel campo della linguistica storica. Nel XIX secolo, gli studiosi di indoeuropeo e protoindoeuropeo, l’ipotetica lingua ancestrale comune a gran parte delle lingue europee e asiatiche, coniarono il termine “ariano” per riferirsi ai popoli che parlavano queste lingue. Precedentemente al XIX Secolo, alcuni studi linguistici sull’origine degli idiomi verificarono una comune discendenza tra le lingue europee e quelle asiatiche, e proprio tale origine venne identificata con una cosiddetta lingua ariana. Perciò, quando si parlava di ariani, prima del XX Secolo, ci si riferiva agli antenati delle popolazioni che abitavano Europa e Asia.
Il sanscrito e il significato di Arya
Più precisamente, la parola “ariano” deriva dal termine sanscrito Arya, che significa “nobile“, “di alto rango” o “puro”. Questo termine era utilizzato per indicare le popolazioni indoeuropee che migrarono nel subcontinente indiano intorno al II millennio a.C. e non aveva alcuna connotazione razziale o di superiorità.
Dall’etimologia all’ideologia: la nascita del mito della razza ariana
Nel corso del XIX secolo, il termine “ariano” iniziò a essere utilizzato in modo improprio da alcuni studiosi e ideologi europei per sostenere l’esistenza di una presunta “razza ariana” superiore alle altre. Queste teorie, prive di qualsiasi fondamento scientifico, si basavano su una interpretazione distorta e strumentale delle ricerche linguistiche e antropologiche dell’epoca. Partendo dal significato del termine sanscrito Arya, iniziarono a diffondersi le prime elaborazioni filosofiche e scientifiche sull’esistenza di una razza superiore alle altre, la razza ariana.
Gobineau e le teorie sulla disuguaglianza delle razze
Uno dei principali esponenti di queste teorie fu il filosofo francese Joseph Arthur de Gobineau, autore del “Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane” (1853-1855). Gobineau sosteneva che la storia dell’umanità fosse caratterizzata da una continua lotta tra razze e che la “razza ariana“, identificata con i popoli germanici, fosse la razza superiore, destinata a dominare il mondo. Affermava, inoltre, che la mescolanza delle razze fosse la tragedia del genere umano, tragedia che si restringeva solo agli europei di pelle chiara, la cui estinzione avrebbe significato la fine della civiltà. Le sue idee ebbero una grande influenza sui movimenti nazionalisti e razzisti europei tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in particolare in Germania.
Razza ariana e nazismo: l’orrore della “razza pura”
Le teorie sulla razza ariana raggiunsero il loro apice con l’ascesa al potere del nazionalsocialismo in Germania. Adolf Hitler, nel suo libro Mein Kampf, riprese le idee di Gobineau e di altri teorici del razzismo scientifico, come i darwinisti sociali tedeschi, per elaborare la sua ideologia basata sulla supremazia della “razza ariana” e sull’antisemitismo. Queste teorie affermavano che ogni “razza” aveva delle caratteristiche precise che venivano trasmesse geneticamente, così da far passare questa mera ideologia per teoria scientifica. Le caratteristiche non erano solo di natura fisica, ma anche mentale e si ricollegavano ai modi di vivere e di pensare, ovviamente specifici di ogni “razza”. Il regime nazista mise in atto una politica di discriminazione, persecuzione e sterminio nei confronti degli ebrei, considerati come la principale minaccia alla purezza della razza ariana, e di altre minoranze ritenute “inferiori”, come rom, omosessuali e disabili.
L’influenza di Nietzsche e l’antisemitismo nazista
Oltre a subire l’influenza del saggio di Gobineau, molti spunti furono tratti dalle filosofie di Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche. Quest’ultimo, in particolare, è stato spesso associato alla nascita del nazionalsocialismo, anche se in realtà questa associazione è in gran parte dovuta all’opera di manipolazione degli scritti inediti di Nietzsche da parte di sua sorella, Elisabeth Förster-Nietzsche, fervente antisemita e sostenitrice di Benito Mussolini e del nazismo. La conseguenza devastante di queste pericolose teorie fu un bilancio di circa sei milioni di ebrei morti, di cui almeno un milione erano bambini. I primi ad entrare nel mirino di Hitler e dei suoi seguaci furono gli ebrei, considerati una razza a sé e accusati dal partito di aver organizzato una cospirazione globale, che aveva causato la difficile situazione economica della Germania durante gli anni della depressione (fine anni ‘20 e inizio anni ‘30).
Il concetto di razza ariana, di razza pura oggi: tra genetica e superamento delle teorie razziali
Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta del nazismo, il concetto di razza ariana, quindi quello di razza pura, è stato screditato e abbandonato dalla comunità scientifica internazionale. Gli studi di genetica e di antropologia hanno dimostrato che non esiste alcuna base scientifica per la suddivisione dell’umanità in razze e che le differenze genetiche tra i vari gruppi umani sono minime. La scoperta del codice genetico, con alcuni studi effettuati negli anni ’70, hanno portato alla conclusione che tutti gli esseri umani sembrino derivare da uno stesso gruppo di antenati comuni. Oggi, il termine “razza” viene considerato obsoleto e sostituito da termini come etnia o popolazione. Categorizzare gli uomini in razze diverse è incompatibile con la realtà delle cose e, di conseguenza, affermare l’esistenza di una razza pura non è altro che una pericolosa falsità. L’odio e l’antisemitismo dei nazisti non si limitò a segregare e discriminare la popolazione ebraica, ma riguardò più in generale tutti quei gruppi etnici e sociali considerati biologicamente inferiori e quindi relegati ai margini della società, come persone affette da disabilità, persone mentalmente inferme, omosessuali e così via.
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